16 gennaio 2017



16 Gennaio 2017
Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci

Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci

Author di Luigi Di Maio

di Luigi Di Maio
Lo ricordo come se fosse ieri.
Ricordo gli attacchi del Pd: "voi siete pazzi, manderete il comune in default", i titoli dei giornaloni: "il Movimento 5 Stelle non è in grado di governare", ricordo la Cgil: "mandare in concordato un'azienda partecipata è una follia, i lavoratori perderanno il posto di lavoro", ricordo i titoli diffamatori dei Tg nazionali: "5 stelle incompetenti". La campagna di odio nazionale contro il Sindaco fu allucinante: minacce e intimidazioni a lui - portato dalla digos fuori città - e ai consiglieri comunali.
Media e partiti fecero passare quella scelta coraggiosa, per uno dei più grandi fallimenti della storia del Movimento 5 Stelle, fu una campagna di un'aggressività inaudita, per farci tornare sui nostri passi e quindi indurci a continuare a foraggiare le spartizioni clientelari del Pd.
Alcuni mi dissero anche: "Scaricate il Sindaco finché siete in tempo, altrimenti perderete tanti voti, non andrete mai al Governo".
Ma il Movimento ha mantenuto la barra dritta, difendendo quella scelta a spada tratta, nelle TV e nelle piazze. E oggi finalmente arriva la notizia che ci dà ragione.
Era l'autunno del 2015, Filippo Nogarin governava da un anno Livorno e doveva prendere una decisione sull'Aamps: l'azienda dei rifiuti cittadina prossima al default per un buco di bilancio da 40 milioni di euro. Un'azienda partecipata usata dal Pd come bancomat e poltronifico per decenni.
Il Sindaco e la sua maggioranza dovevano scegliere: tagliare fondi ai servizi sociali per rifinanziare il buco nero dell'Aamps o avviare un risanamento dell'azienda di fronte al tribunale, tagliando poltrone e sprechi?
Filippo scelse coraggiosamente di avviare il concordato preventivo dell'azienda.
Il "gruppo di supporto enti locali" del Movimento 5 Stelle seguì passo passo tutto l'iter, affiancandogli i migliori professionisti.
Pochi giorni fa abbiamo appreso che il concordato è stato accettato da oltre il 70% dei creditori. A distanza di un anno e mezzo, l'amministrazione 5 stelle di Livorno ha di fatto salvato la sua azienda dei rifiuti, senza più tagliare fondi al welfare e addirittura stabilizzando i lavoratori precari.
Dopo poco tempo, l'amministrazione Nogarin, con i fondi che non aveva dovuto tagliare, ha anche avviato il reddito di cittadinanza comunale.
Ovviamente nessuno ne parla, nessuno ce ne darà mai atto, perché dovrebbero negare le loro stesse menzogne, dovrebbero smentire quella campagna diffamatoria contro il Movimento 5 Stelle che è stata strumentalizzata fino alle elezioni di Roma e Torino.
Ma la vicenda dell'Aamps di Livorno dobbiamo tenerla sempre a mente. È un vero e proprio manuale per il Movimento 5 Stelle al Governo.
Quando i nostri Sindaci fanno delle scelte, gli effetti positivi di quelle decisioni saranno percepiti a distanza anche di un anno o due, quando i riflettori si saranno già spenti e le ignobili campagne contro di loro già consumate.
Ogni scelta che tende a sovvertire lo status quo, viene attaccata immediatamente: i nostri detrattori sanno che per dimostrare le nostre ragioni con i fatti, abbiamo bisogno di mesi o anni. Loro in pochi giorni schierano sedicenti professionisti, opinionisti, commentatori in tutti i Tg per darci addosso, consapevoli che la verità si affermerà solo quando i riflettori si saranno già spenti.
Di fronte a questo schifo, c'è chi è tentato dall'arretrare per fermare il battage mediatico, lasciandosi intimidire e chi invece mantiene la barra dritta andando fino in fondo.
A me queste esperienze hanno insegnato a non mollare mai. Se siamo nel giusto, il tempo ci darà ragione e i cittadini ci seguiranno.
Loro non si arrenderanno mai, noi neppure.

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15 gennaio 2017

15 Gennaio 2017

RIFLESSIONE TRA COERENZA E CONTINUITA'

Riflessioni (tra me e me) su coerenza e continuità

Capita sin troppo spesso di assistere all'elogio della coerenza, da una parte o dall'altra di costruzioni artefatte, duali e del tutto umane..

Speculazioni fondate su premesse del tutto arbitrarie e su affermazioni, tutto sommato, gratuite.

Quest'elogio dipinge come moralmente ed eticamente “migliore” ed “auspicabile” l'essere fermi nelle proprie convinzioni, ma, mi chiedo, se sia realmente utile questo in un universo in eterno divenire; se davvero sia la scelta migliore cristallizzarsi su posizioni precostituite, dall'abitudine piuttosto che dalla programmazione culturale del sistema (siano esse posizioni di conservazione piuttosto che di quello che chiamiamo progresso).


In fondo lo sappiamo, perchè ci capita di incapparci ogni giorno, quanto spesso questa resistenza al cambiamento sia, in realtà, solo fossilizzazione; quante volte poi definiamo coerenza quella che è solo permanenza testarda in una visione personale spesso indotta.

Mi chiedo, allora, se non sia forse più appropriato definire la propria coerenza nella continuità; cioè averne un concetto ampio e legato all'evoluzione delle idee e dell'umanità, nonché delle condizioni oggettive che la determinano, allo scorrere, piuttosto che al permanere.
In questo quadro sono quindi il movimento e la mutazione a definire il senso del termine coerenza. Non più la ferrea resistenza ad ogni mutazione con la permanenza nelle proprie idee, ma la capacità di adattarsi mantenendo le proprie premesse ideali.

Queste premesse che motivano ogni nostra successiva scelta e che debbono, loro sì, permanere integre, perchè sono la causa prima che ha mosso i nostri passi.
Salde, non ferme, perchè non esiste questo concetto nell'universo.
Non assolute, perchè nessun essere umano ha la capacità esprimere concetti definibili in tal modo e comunque sensibili ai nuovi linguaggi, agli adattamenti necessari al mutare dei tempi, al percorso, all'idea del cammino e del continuo mutamento degli scenari. Alla maturazione, si spera, costante del nostro interiore.


Non credo sia possibile non avere alcuna presa di posizione, non in un contesto a breve termine e di fronte ad ingiustizie e differenze palesi… e forse non sarebbe nemmeno giusto il non averne.
Ma questo “essere di parte” non è legato ad una eterna appartenenza ad una fazione e ad un gruppo, non è il retaggio di un clan di tifosi eternamente legati ad un giogo di assoluta ed immotivata fedeltà, piuttosto la manifestazione concreta e momentanea di un'idea di fondo, di una visione di Mondo.
Nulla di assoluto e totalizzante, ma un passaggio di umani fra gli umani.


Lo spirito, l'Uno ed il destino dell'Universo sono altro. Ben separati e distinti dal contesto e dal momento in cui la scelta o la presa di posizione avvengono e noi ne dobbiamo restare coscienti, evitando le rigidità non necessarie e le parole inutili.


Quanto odio in meno nelle nostre esternazioni, se non fossimo obbligati in un concetto distorto di coerenza che ci chiede un'assoluta fedeltà alla manifestazione di un'idea eternamente cristallizzata: in una frase fatta, in un concetto di fondo… in una citazione libresca, in una affermazione pseudo-scientifica, tanto per fare alcuni esempi.
Quanta retorica e prosopopea potremmo evitare nelle nostre affermazioni se esse tenessero in appropriata considerazione il divenire. Quanto inutile spirito di giudizio eviteremmo, quanti roghi in meno costruiremmo, se non fossimo stretti dalla falsa coerenza nella convinzione assoluta di essere nel giusto.


Accettiamo l'idea del cambiamento che cambia, anche laddove a noi aggrada meno. Del movimento e dello scorrere. E del nostro esserne parte e componente.
Certo, nulla potrà cambiare se non passerà dal nostro interiore, lo si sente ripetere in continuazione, ma se questo è vero non potrebbe avvenire se per coerenza noi ci opponessimo al suo divenire. Di quanta inutile coerenza è composto il fallimento costante dell'alternativa al sistema... proviamo a pensarci!
Di quanta caparbietà la continua divisione, la frammentazione, il litigio costante in difesa di antichi fossili d'idea… cristallizzati negli anni e nel tempo.

Porre la nostra attenzione al passo ed al cammino e quindi al movimento, piuttosto che a noi stessi, all'importanza del viaggio e della mutazione, sarebbe la via di una nuova visione filosofica…! Forse sì!


Rosa Bruno

13 gennaio 2017

Osho: Rischia ogni cosa per la Consapevolezza

13 Gennaio 2017
Risultati immagini per Rischia ogni cosa per la Consapevolezza
È un bene che ti stia rendendo conto di un fenomeno davvero essenziale: nelle relazioni sociali eri diventato meccanico, automatico. Venendo qui, sei più rilassato. La velocità della mente, piano piano va diminuendo. E man mano che la tua consapevolezza diviene limpida, la tua meccanicità va scomparendo. Devi comprendere che la consapevolezza e la meccanicità non possono coesistere, non esiste alcuna convivenza possibile tra questi due fattori. Nella vita sociale non ti è richiesto di essere consapevole – ci si aspetta che tu sia efficiente. L'efficienza è una qualità delle macchine, le macchine sono più efficienti degli esseri umani. Poiché è richiesta efficienza tu diventi più meccanico, e diventando più automatico la tua consapevolezza scompare. E la consapevolezza è il tuo vero essere. Con l'efficienza e la meccanicità, puoi riuscire a guadagnare più soldi, più potere, più prestigio, più rispettabilità, ma perderai te stesso. E stai perdendo te stesso molto a buon mercato: ciò che stai guadagnando in cambio non ha alcun valore. Sai quante persone hanno vissuto prima di te su questa terra? Ti rendi conto del fatto che milioni di loro erano persone di successo? Milioni di loro erano famosi nel loro tempo, e adesso la gente non ricorda nemmeno i loro nomi. Tutti sono scomparsi simili a sogni, senza lasciare alcuna traccia. Anche noi stiamo per scomparire nello stesso modo. Le uniche poche persone che sono morte e tuttavia continuano a vivere nell'amore della gente, nella fiducia della gente, non sono quelle di maggior successo – gli imperatori i conquistatori del mondo, i più ricchi. Quelle poche persone che, malgrado la loro morte, ancora pulsano nei cuori degli uomini appartengono a una categoria del tutto diversa: erano persone di consapevolezza, gente con un'anima. Il loro impatto è stato così profondo che resterà fino all'ultimo uomo. Gautama il Buddha, Lao Tzu, Kabir, Cristo, al Hillaj Mansur – costoro non possono essere dimenticati. Continueranno a vivere nelle dimensioni più profonde del vostro essere per la semplice ragione che non hanno mai fatto un compromesso fra la loro consapevolezza e le aspettative del mondo degli affari. Dunque, come prima cosa, sei diventato consapevole. Rendi la tua consapevolezza più acuta, e la prossima volta che ti relazioni in società non c'è bisogno di diventare come un automa. Forse non sarai efficiente come un robot – e allora? Forse non avrai l'efficienza che l'automatismo permette – e allora? Lascia che sia così, in questo modo spariranno come bolle di sapone. Non provare invidia per quegli automi. Sii compassionevole nei loro confronti e considerati appagato con la tua consapevolezza. Rischia ogni cosa per la consapevolezza, ma non mettere mai a rischio la consapevolezza per qualcos'altro. Non esiste un valore più alto della consapevolezza. La consapevolezza è il seme dell'essenza divina dentro di te. Quando giunge a una sua piena crescita, sei giunto al compimento del tuo destino. Più la tua consapevolezza va in profondità, meno potrebbero essere efficienti le tue azioni, ma avranno una qualità nuova – la qualità della grazia – che è ben più preziosa. Nessuna macchina può avere la qualità della grazia. Le tue azioni, le tue parole avranno una bellezza particolare. Nel modo in cui vive un uomo di consapevolezza, ogni momento è colmo di grazia e bellezza straordinarie. Ciò è riflesso nelle sue azioni, anche nelle azioni più piccole – nel semplice gesto della sua mano o anche solo nel modo in cui guarda, nella profondità dei suoi occhi o nell'autorità delle sue parole, oppure nella musica del suo silenzio. La sua stessa presenza è una celebrazione. 
Osho

12 gennaio 2017

La strategia della tensione della NATO mette a rischio l'Europa


12 Gennaio 2017
 La strategia della tensione della NATO mette a rischio l'Europa
di Manlio Di Stefano
Bassezze e scorrettezze fanno parte della quotidianità politica nazionale e, in fondo, ogni Paese si piange le sue. Quando però la voglia di pestare i piedi al tuo successore mette a rischio la stabilità di altri popoli, allora occorre prestare attenzione.
Mi riferisco, in particolare, al Presidente uscente Obama ed al suo patetico addio alla presidenza americana fatto di sgambetti a Trump di cui l'ultimo, però, rischia di essere molto pericoloso per l'Europa tutta.
87 carri armati, obici semoventi e 144 veicoli da combattimento Bradley sono stati scaricati pochi giorni fa nel porto tedesco di Bremerhaven e, nelle prossime settimane, si aggiungeranno oltre 3.500 truppe della 4° Divisione di Fanteria di Fort Carson, una brigata di aviazione da combattimento che "vanta" circa 10 Chinook, 50 elicotteri Black Hawk e 1.800 membri del personale da Fort Drum nonché un battaglione con 24 elicotteri d'attacco Apache e 400 membri del personale da Fort Bliss, tutti destinati all'Est Europa come riporta l'Independent.
Si tratta del più grande trasferimento di armamenti e truppe americane in Europa dalla caduta dell'Unione Sovietica.
L'obbiettivo? Militarizzare l'Europa orientale con lo scopo, dichiarato, di "sostenere un'operazione della NATO per scoraggiare l'aggressione russa", la cosiddetta "Operazione Atlantic Resolve" nata dopo la crisi ucraina.
Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia si sentono "minacciate" dalla Russia e Obama che fa? Come un giocatore di Risiko preso dalla smania di conquistare la Kamchatka decide di sommergerci di carri armati.
Sia chiaro, Obama dopo due mandati sa perfettamente che non sarà la Russia di Putin a fare il primo passo per destabilizzare ancora di più l'est Europa e i Paesi Baltici e allora, l'unica ragione plausibile, è la stessa che accompagna da settimane questa triste chiusura di sipario su Obama: minare la ripresa dei rapporti tra Stati Uniti d'America e Russia, destabilizzare i rapporti tra Trump e Putin.
Ci ha provato cacciando i 35 ambasciatori russi dagli USA, ci ha provato con la storia dello spionaggio russo contro la Clinton, ci ha provato con la gigantesca bufala del ricatto su Trump e le prostitute russe (generato dall'area mediatica e di intelligence sotto l'influenza dei democratici) e ci prova, adesso, portando la tensione militare alle stelle ai confini con la Russia.
Ad oggi Trump, fortunatamente, ha rassicurato gli animi e parlato di ottime relazioni con la Russia e di stupidità da parte di chi alimenta tensioni e odio e, sinceramente, aspettiamo con ansia il 20 Gennaio per capire se alle parole seguiranno i fatti.
Da tempo la NATO (tanto per non dire gli Stati Uniti…) sta giocando con le nostre vite. Vite che hanno già conosciuto due guerre mondiali e sanno cosa si provi ad essere un vaso di coccio tra due d'acciaio.
Il M5S si oppone da sempre a questa immonda strategia della tensione e chiede, con una proposta di legge in discussione alla Camera dei Deputati, che la partecipazione italiana all'Alleanza Atlantica sia ridiscussa nei termini e sottoposta al giudizio degli italiani.
Il nostro territorio, le nostre basi, i nostri soldati (che saranno inviati in Est Europa) e la salute dei nostri connazionali non possono essere ostaggio di giochi di potere e degli umori del presidente americano di turno.

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19 dicembre 2016

Migliorare la vista e sbarazzarsi di occhiali!




Migliorare la vista e sbarazzarsi di occhiali! Migliaia di persone hanno migliorato la loro vista con questo semplice metodo.


Migliorare la vista e sbarazzarsi di occhiali! Sbarazzarsi di occhiali! Quando alcuni dei muscoli sono utilizzati poco per lungo periodo si indeboliscono. Un esempio perfetto è un infortunio alla gamba, con un osso rotto (perone) in cui si suppone di essere ingessati e utilizzare una sedia a rotelle per un po ' di tempo, un modo da consentire la guarigione dell'osso .
Nel frattempo i muscoli non sono attivi e quindi diventano più deboli. Lo stesso succede con i muscoli intorno alle lenti oculari.






Succede quando si indossa gli occhiali come fanno molti e non facendo esercizi per rinforzare i muscoli oculari, occhio, la visione diventa gradualmente più debole. I muscoli oculari hanno bisogno di esercizio come qualsiasi altro muscolo del corpo. Oggi vi do una piccola guida dei esercizi e massaggio per migliorare la muscolatura oculare:
Consigli per Migliorare la vista e sbarazzarsi di occhiali

Durante il periodo che dedicherete a migliorare la visione dovrete prendere alcune linee guida:

1. Evitare di premere occhi duri, si consiglia di chiudere gli occhi per diversi minuti ogni 2-3 ore.

2. Implementare la ginnastica per gli occhi, che contiene 16 esercizi (seguire queste linee con gli occhi (FOTO2)


FOTO 2

3. Sbarazzarsi di occhiali

4. Implementare massaggio ogni giorno in punti specifici: (FOTO 1)

5. Applicare una leggera pressione nel bulbo oculare con la punta del dito indice e medio.

6. Premere il bulbo oculare leggermente in modo che non si sente alcun dolore. Quindi premere questi punti con il dito indice per due volte.

7. Si consiglia di guardare in lontananza quando si cammina fuori.

8. Consumare succo di carota con qualche goccia di olio d'oliva continuamente.

9. Lavare gli occhi con acqua tiepida.

10. Evitare di PC almeno 2 ore prima di coricarsi.

11. Attuare l'esercizio di India "Trataka" per stabilire la visione:
Trataka è una purificazione per gli occhi, è utile per curarne i disturbi.



Questa potente tecnica può essere definita come il fissare lo sguardo in un punto (la parola trataka significa “guardare o fissare”).
Se praticata regolarmente sviluppa il potere di concentrazione ad un grado quasi illimitato.
Da questo deriva il risveglio delle facoltà latenti che sono in tutti noi.
La seguente descrizione di trataka è la più facile ed usuale, sebbene vi siano numerose differenti tecniche.
Tecnica
Sedetevi in una comoda posizione, preferibilmente in una stanza buia.
Mettete una candela accesa all’altezza degli occhi, ad una distanza di 70 cm circa dal viso.
Mantenete la colonna vertebrale eretta, rilassate tutto il corpo e chiudete gli occhi.
Siate consapevoli solo del corpo fisico.
Fate in modo che il corpo diventi fermo come una statua.
Cercate di non muovere il corpo per nessuna ragione ed in nessun modo per tutto l’esercizio.
Quando siete pronti aprite gli occhi e fissate intensamente il punto più luminoso della fiamma, proprio sopra la cima dello stoppino.
Con la pratica dovreste essere in grado di fissare per alcuni minuti la fiamma senza movimento delle pupille o battito delle ciglia.
Continuate a fissare la fiamma con concentrazione totale.
La totalità della vostra coscienza deve divenire centrata sugli occhi fino a perdere la consapevolezza del resto del corpo.
Lo sguardo dovrebbe essere assolutamente fissato su un punto.
Non appena gli occhi diventano stanchi, forse dopo alcuni minuti, o se cominciano a lacrimare, chiudeteli e rilassateli.
Non muovete il corpo ma siate coscienti dell’immagine complementare della fiamma davanti agli occhi chiusi.
Tutti avrete guardato verso il sole o una fonte di luce intensa e visto, chiudendo gli occhi per alcuni minuti, la chiara impressione di quella luce sulla retina dell’occhio.
Allo stesso modo sarà chiaramente visibile l’immagine complementare della fiamma della candela.
Dovreste praticare trataka su questa immagine, mantenendola direttamente di fronte o leggermente più in alto del centro fra le sopracciglia.
Non appena inizia a svanire, aprite nuovamente gli occhi e continuate a concentrarvi sulla fiamma della candela, per poi tornare a concentrarvi sull’immagine interiore visibile ad occhi chiusi.
Durata
Per scopi generali sono sufficienti da 15 a 20 minuti.
Per scopi spirituali o per rettificare difetti degli occhi la durata dovrebbe essere prolungata.
I sofferenti di insonnia e tensione mentale dovrebbero praticare trataka la sera per 15 minuti prima di dormire.
Tempo e sequenza
Il momento migliore per trataka è fra le 4 e le 6 del mattino, dopo asana e pranayama.
Può anche essere praticata in ogni momento.
Lo stomaco dovrebbe essere vuoto in modo che la concentrazione sia più intensa.
Precauzioni
Non vi sono rischi nella forma semplice di trataka sulla fiamma di una candela, ma inizialmente si dovrebbero evitare sforzi eccessivi.
La capacità di mantenere gli occhi aperti senza battere le palpebre sarà gradualmente sviluppata con la pratica.

Benefici
A livello fisico trataka corregge debolezza ed alcuni difetti degli occhi come la miopia.
A livello mentale aumenta la stabilità nervosa, rimuove l’insonnia e rilassa anche la mente più agitata.
Sviluppa concentrazione.
Gli occhi sono la porta di ingresso verso la mente.
Quando gli occhi sono fissi e fermi, anche la mente è fissa e ferma.
Man mano che la concentrazione aumenta, il procedimento del pensiero cessa automaticamente.
Trataka è uno dei metodi più potenti per controllare la tempestosità della mente e delle onde dei pensieri.

Quando gli occhi, iniziando a lacrimare, fermarsi per una pausa. Lo scopo di questo esercizio è di tenere il più possibile prima di iniziare con le lacrime scorrono dagli occhi.

http://cromopuntura-cromos.blogspot.it/2016/12/migliorare-la-vista-e-sbarazzarsi-di.htmlhttp://cromopuntura-cromos.blogspot.it/2016/12/migliorare-la-vista-e-sbarazzarsi-di.html

16 dicembre 2016

Quante canne bisogna riuscire a fumare per andare in overdose?

16 Dicembre 2016
super cannoneL’eroina e la cocaina provocano migliaia di morti ogni anno, una droga legale e socialmente accettata come l’alcol ne provoca oltre 3 milioni nel mondo, lo stesso vale anche per molti farmaci, compresi quelli che assumiamo più di frequente e siamo soliti considerare sicuri, come l’aspirina che ogni anno provoca migliaia di decessi.
Per la cannabis invece non esiste un solo caso accertato dalla scienza di overdose mortale. Nessuno in tutta la storia. Ma esiste un massimo di cannabis tollerabile dall’organismo? In altre parole, è tecnicamente possibile averne un overdose?
La domanda se la pose la Dea, cioè l’agenzia federale antidroga americana, quasi 30 anni fa. La risposta è in un documento datato 6 settembre 1988, ad oggi ancora l’unico documento ufficiale sul tema.
«La dose mediana letale della marijuana – si legge nel documento – è di circa 1: 20.000 o 1: 40.000. In termini concreti, ciò significa che, per indurre la morte un fumatore di marijuana dovrebbe consumare da 20.000 a 40.000 volte la quantità di marijuana che è contenuta in uno spinello. Un fumatore dovrebbe quindi consumare quasi 1.500 chili di cannabis in circa quindici minuti per indurre una risposta letale.
Il responso dell’agenzia antidroga americana fu quindi chiaro ed incontrovertibile: morire di overdose di cannabis è tecnicamente impossibile, almeno che non esista qualcuno in grado di fumare una tonnellata e mezzo di erba in quindici minuti.

 http://pasqualecaputo.blogspot.it/2016/12/quante-canne-bisogna-riuscire-fumare.html

19 agosto 2016

Conosci te stesso

19 Agosto 2016
Conosci te stesso

"Conosci te stesso" è il fulcro di ogni vera trasformazione e crescita personale: anche se crediamo di conoscerci, in realtà conosciamo solo lo strato più superficiale del nostro essere - l'ego - fatto di abitudini meccaniche, di maschere e corazze, di credenze inculcateci da altri.
Se non abbiamo intrapreso un percorso di auto-conoscenza, al massimo riusciamo ad essere coscienti della nostra parte razionale, mentre poco o niente sappiamo circa le sensazioni, le emozioni, i sentimenti e molti altri aspetti che appartengono al nostro lato "irrazionale”.
Conoscersi davvero vuol dire mettersi in discussione e liberarsi da incrostazioni e apparenze, da condizionamenti e vincoli socioculturali che limitano il fiorire della propria individualità, così da poter contattare il nucleo più profondo del nostro essere.
Man mano che ciò avviene comprendiamo chi siamo veramente e che cosa vogliamo dalla vita, quali sono le nostre potenzialità e come possiamo svilupparle, incrementando la possibilità di intessere relazioni creative, fluide e reciprocamente soddisfacenti con altri esseri umani.

Si tratta di un processo rieducativo che non viene imposto da alcuna organizzazione o istituzione, ma liberamente scelto da coloro che non si riconoscono più nei limiti della vecchia cultura e desiderano risvegliare il proprio essere nella sua globalità

Per coloro che stanno iniziando un cammino di conoscenza e autoeducazione sono consigliabili letture o seminari, per poi proseguire, rielaborando personalmente quanto appreso.
✨✨ Tutto, gradualmente, va sperimentato nella vita quotidiana.
Vi amo anche oggi, rappresentate la parte integrante di quell'unico organismo che qualcuno chiama Dio ed altri Anima, ma è pur sempre Vita. Lunga Vita e immensa felicità 


6 agosto 2016

Patatine di canapa al finocchietto

patatine di canapa
Chi non può fare a meno delle patatine (ma anche tutti gli altri) da oggi ha una scelta di più: prepararle con l’aggiunta di farina di canapa e sfornarle per l’aperitivo, per una merenda, o in caso di fame improvvisa.

Ingredienti: 400/450 gr di farina semi-integrale di grano duro, 50/100 gr di farina di canapa, 150 gr di olio extravergine d’oliva, 200 ml di vino bianco e semi di finocchietto q.b.
Procedimento: innanzitutto bisogna mescolare tutti gli ingredienti solidi, per poi aggiungere l’olio e fare in modo che la farina sia ben unta in maniera omogenea.
Aggiungere il vino bianco e impastare per una decina di minuti, fino ad ottenere una palla liscia da far riposare per circa 20 minuti, coperta da un canovaccio.
 Poi stendere l’impasto col mattarello dopo aver infarinato la superficie fino ad ottenere una sfoglia dello spessore di pochi millimetri.
Posare la sfoglia su una teglia antiaderente e, con una rotella, tagliarla in tanti piccoli triangoli. Infornare in forno ben caldo a 180° per 20 minuti, poi sfornare e lasciare raffreddare.
a cura della redazione di canapaindustriale.it
http://www.dolcevitaonline.it/patatine-di-canapa-al-finocchietto/

29 luglio 2016

Osho: Sii indipendente e non creare dipendenze

 29 Luglio 2016
 
Non trattare le persone come mezzi, perchè esse sono fini a se stesse. Relazionati a loro con amore e rispetto. Non possederle mai e non esserne posseduto. Non dipendere da loro e non creare persone dipendenti intorno a te. Non creare dipendenza in alcun modo; resta indipendente e lascia che anche gli altri lo siano.
Osho
http://divinetools-raja.blogspot.it/2016/07/sii-indipendente-e-non-creare-dipendenze.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+RInteriore+(R%C3%A8+Interiore)

16 luglio 2016

Osho: Il peso dell’ego non permette di elevarsi




 16 Luglio 2016

 

Cosa può impedire all’uomo di raggiungere l’essenza divina? E cosa può tenerlo legato alla terra?

Qual è il potere che non permette al fiume della vita di raggiungere l’oceano?

Io affermo che è l’uomo in quanto tale: il peso del suo ego non gli permette di elevarsi. E non è la forza di gravità della Terra, bensì il peso del suo ego simile a una montagna, che non gli permette alcuna ascensione. Noi viviamo schiacciati dal nostro stesso peso, e perdiamo qualsiasi capacità di movimento. La Terra ha potere soltanto sul corpo – la sua gravità lo lega a sé – ma l’ego ha legato perfino l’anima a questa terra: il suo stesso peso impedisce all’anima di elevarsi verso i cieli, togliendole ogni potere.

Questo corpo è composto di terra, ne è un frutto e alla terra tornerà; ma, a causa dell’ego, l’anima viene deprivata dell’essenza divina. In questo modo è forzatamente obbligata a seguire il corpo, sebbene questo sia del tutto inutile.

Se l’anima non può conseguire l’essenza divina, la vita diventa un dolore intollerabile. Il divino è l’unico appagamento dell’anima; essa ne è la piena manifestazione, e ogni volta che quell’appagamento viene impedito, insorge una sofferenza atroce.

Quando il potenziale che il sé ha di diventare verità viene ostacolato, si ha dolore e sofferenza; e questo perché la piena manifestazione del sé è beatitudine.

Non lo riconosci? Non vedi questa lampada? È una lampada priva di vita, fatta di creta; ma la fiamma che racchiude è immortale. La lampada proviene dalla terra, ma la fiamma giunge dai cieli. Ciò che appartiene alla terra resta sulla terra, ma la fiamma si eleva continuamente verso il cielo ignoto. Il corpo dell’uomo è qualcosa di simile: è fatto di terra, ma la sua anima no. L’anima non è una lampada priva di vita, bensì una fiamma immortale; ma, a causa del peso dell’ego, anch’essa non si può elevare al di sopra della terra.

Solo coloro che sono, sotto tutti i punti di vista, liberi dall’oppressione dell’ego potranno progredire verso il divino che è l’esistenza.

Ho sentito raccontare una storia...

Su una montagna inaccessibile, sulla cima più alta, c’era un tempio d’oro dedicato a Dio. Il sacerdote di quel tempio era diventato ormai vecchio e aveva annunciato che la persona di maggior forza e potenza dell’intera umanità sarebbe stata riconosciuta come il suo successore. Non c’era riconoscimento più alto di quello, su tutta la Terra.

Il giorno stabilito, i candidati più validi iniziarono a salire la montagna. Chi avesse raggiunto il tempio per primo, posto in cima a quella montagna altissima, di certo avrebbe dimostrato di essere il più forte. Quando iniziarono la scalata, ciascuno dei contendenti portava sulle spalle un masso enorme, per mostrare la sua forza; ciascuno di loro portava un peso che tutti pensavano rappresentasse il loro vigore; la scalata era davvero impervia, e avrebbe richiesto un mese... c’era il rischio che parecchi concorrenti perdessero la vita.

Forse, proprio per questo sentivano un pungolo e una sfida: per migliaia di persone era la prova della loro fortuna e della loro capacità di resistenza. Con il passare dei giorni, parecchi scalatori vennero distanziati, qualcuno si perse tra crepacci e vallate con le loro pietre sulle spalle; altri, come risultato di quello sforzo, crollarono esausti e lasciarono questo mondo mortale, sempre portando le loro pietre. Ma, anche così, gli altri concorrenti, stanchi e indeboliti continuarono ad andare avanti, fermamente determinati a procedere. Chi ancora proseguiva non ebbe tempo di pensare a coloro che erano caduti, né aveva la forza di farlo.

Poi, un giorno, tutti gli scalatori si stupirono nel vedere una persona, che si erano lasciati alle spalle, che procedeva di gran carriera e li superava a gran velocità. Costui non portava alcuna pietra sulle spalle che rivelasse la sua forza: la mancanza di quel peso doveva essere il motivo per cui stava procedendo così spedito... di certo doveva averla abbandonata da qualche parte.

Tutti iniziarono a ridere della sua stoltezza; infatti, che senso aveva che qualcuno arrivasse in cima, privo di qualsiasi segno che rivelasse la sua forza?

Per cui, quando con estrema difficoltà e dopo fatiche penosissime, qualche mese dopo quegli scalatori arrivarono finalmente al tempio di Dio, non poterono credere ai loro occhi: videro che quell’uomo non particolarmente forte, che era arrivato al tempio per primo gettando via la sua pietra, era stato nominato sacerdote del tempio.

Prima che potessero lamentarsi per quell’ingiustizia, il vecchio sacerdote li accolse, dicendo: “Solo coloro che si sono liberati dal peso del loro ego hanno il diritto di entrare nel tempio di Dio. Questo giovane ha dato prova di una forza di tipo assolutamente nuovo. Il peso di una pietra, che simboleggia l’ego, non è in realtà una prova di forza.

E con profondo rispetto, vorrei chiedere a tutti voi: chi vi ha dato l’idea di dover trasportare delle pietre sulle spalle, prima di intraprendere questa ascesa? E quando l’ha fatto?”.

Osho: Crea il tuo destino

15 luglio 2016

La preghiera non è chiedere



15 Luglio 2016

 

Ero ospite in un villaggio. Sebbene fosse piccolo, aveva un tempio, una moschea e pure una chiesa. Quella gente era molto religiosa e al tramonto, ogni giorno, andava nel proprio luogo di adorazione. Perfino di notte nessuno andava a letto, se non dopo aver fatto una visita. E quasi ogni giorno si celebravano feste religiose.

Ma la vita di quel villaggio assomigliava a quella di molti altri villaggi. La religione e la vita non sembra si siano mai toccate: la vita ha i suoi percorsi e la religione ne ha altri; corrono parallele tra loro, pertanto non si pone mai il problema di un loro incontro. Come risultato la religione di quei paesani divenne arida e spenta, e le loro esistenze scorrevano senza alcuno spirito religioso.

Ciò che accadeva in questo villaggio sta accadendo in tutto il mondo. Visitai ognuno dei loro luoghi di culto per un paio di giorni, cercando di cogliere qualche segno nei cuori di quei cosiddetti devoti e nei sacerdoti. Scrutai nei loro occhi, sondai le loro preghiere, parlai con loro, esaminai le loro esistenze. Osservai il loro andirivieni, i loro stili di vita e visitai alcune delle loro case. Interrogai i vicini, raccolsi le opinioni dei seguaci di una fede, rispetto alle altre. Presi informazioni dai sacerdoti di un tempio, rispetto agli altri. Misi a confronto gli studiosi di una religione con quelli delle altre...

giunsi così alla conclusione che quel villaggio in apparenza religioso era assolutamente irreligioso. C’era una facciata di religione e una vita irreligiosa.

Una simile facciata è necessaria solo se si vive una vita priva di spirito religioso. Infatti, i luoghi di culto non esistono forse solo per nascondere scene del crimine?

I cosiddetti sacerdoti di Dio non avevano nulla a che fare con lui; di certo volevano che continuasse a esistere, perché portava soldi! E i devoti di qualsiasi fede non provavano alcun amore per il loro Dio: stavano cercando una sicurezza dalle paure e dai pericoli del mondo, e pregavano Dio perché li aiutasse a realizzare i loro desideri mondani. Inoltre, coloro le cui vite stavano per finire volevano essere rassicurati da Dio rispetto alle vite future: tutti in quel posto amavano solo i piaceri, gli svaghi e i divertimenti.

Poiché il loro amore era rivolto soltanto al mondo, nessuna delle loro preghiere era, di fatto, un’orazione rivolta a Dio. Nelle loro preghiere chiedevano di tutto, fatta eccezione per un risveglio dello spirito e, in realtà, finché una preghiera racchiude in sé una richiesta, non è affatto intesa come rivolta a Dio.

Una preghiera diventa reale solo quando è libera da domande, richieste, pretese. Anche se racchiude una brama di Dio, quella preghiera non è reale; lo è soltanto quando è del tutto libera da qualsiasi bisogno. E di certo una simile preghiera non può contenere alcuna lode: la lode non è preghiera, è adulazione, lusinga; elogiando Dio si tenta di corromperlo. Questa non è solo la manifestazione di una mente ben misera, è anche un tentativo di ingannare... e cos’altro potrebbe essere più stupido di un tentativo di truffa come questo? Facendolo, non si fa altro che ingannare se stessi.

Amici miei, la preghiera non è un domandare: è amore, è un arrendersi alla totalità dell’esistenza.

La preghiera non è un adulare: è un profondo stato di gratitudine; e là dove c’è un senso di riconoscenza così profondo, non esistono parole.

La preghiera non è linguaggio, è silenzio; è un consacrarsi all’infinito. La preghiera non possiede parole, è la musica dell’infinito: una musica simile ha inizio, quando tutte le altre finiscono.

La  preghiera  non è  devozione, né  può  esserci alcuno spazio per un qualsiasi culto. La preghiera non ha nulla a che fare con il mondo esteriore; non ha alcuna relazione con l’altra gente: è il più intimo risveglio del proprio essere.

La preghiera non è azione, è consapevolezza; è presenza consapevole: non è un fare, è un essere.

Alla preghiera occorre unicamente la nascita dell’amore. Perché accada, neppure il concetto di Dio è di qualche utilità, addirittura è un ostacolo insormontabile. Ovunque ci sia preghiera, là c’è Dio; ma ovunque esista l’idea di Dio, il divino è incapace di essere presente, proprio a causa di quella presenza.

La verità è una sola. Dio è uno solo. Invece le menzogne sono tante, le idee e i concetti sono tanti; pertanto i templi sono tanti. Proprio per questo non diventano soglie bensì mura che annullano qualsiasi tentativo di realizzare il divino.

Chi non ha trovato il tempio di Dio nell’amore non troverà il divino in nessun altro tempio.

Cos’è l’amore? È forse attaccamento a Dio? Un attaccamento non è amore: là dove esiste attaccamento, c’è sfruttamento. Nell’attaccamento qualcun altro è il soggetto, e quel soggetto è l’io. In realtà, in amore l’altro non esiste: essere in relazione con qualcun altro implica l’ego; e là dove l’ego esiste, non c’è alcun Dio.

L’amore esiste e basta; non è orientato verso qualcuno: è semplicemente presente. Là dove esiste un amore per qualcuno, là è presente la delusione; un simile “amore” è attaccamento, è un desiderio. Quando l’amore è semplicemente fine a se stesso, ecco che non esiste alcun desiderio: quella è preghiera. Il desiderio è simile ai fiumi che scorrono verso l’oceano; l’amore è simile all’oceano stesso: non scorre verso alcuna meta. È semplicemente se stesso, non ha alcuna attrazione per nessuno; esiste di per sé e, come l’oceano, anche la preghiera è così. Il desiderio è il fluire, l’attrazione e la tensione; la preghiera è uno stato dell’essere: si acquieta in se stessa.

Amore e perfezione si attirano senza alcun motivo, senza che si siano viste e senza essere tirate.

Io chiamo questo tipo d’amore “preghiera”.

In tutti gli altri casi le nostre preghiere non sono vere, sono soltanto autoinganni.

Un prigioniero condannato all’impiccagione giunse al carcere. Ben presto, l’intera prigione echeggiò delle sue preghiere a Dio: le sue devozioni e le sue orazioni iniziavano prima dell’alba. Il suo amore per

Dio era sconfinato, quando pregava dai suoi occhi scorrevano fiumi di lacrime. Nacque così un senso di distacco, generato dal suo amore per Dio, presente in tutti i suoi inni devozionali: lui era un devoto di Dio e, ben presto, gli altri prigionieri divennero suoi seguaci.

Il direttore del carcere e tutti i secondini iniziarono a trattarlo con rispetto; e la sua routine di orazioni continuò arrivando a coprire l’intera giornata e la notte. Mentre si alzava, si sedeva o camminava, le sue labbra continuavano a ripetere: “Rama, Rama, Rama”. Tra le sue mani i grani del rosario scorrevano ininterrottamente, persino sul suo scialle aveva fatto stampare “Rama, Rama, Rama” ovunque!

In tutte le sue ispezioni il direttore del carcere trovava quest’uomo intento nelle sue devozioni. Ma un giorno, quando si presentò, scoprì che il prigioniero stava ancora dormendo della grossa, sebbene il sole fosse ormai alto!

Il suo scialle e il suo rosario giacevano ignorati in un angolo. Il direttore pensò che forse non si sentiva bene; ma quando si informò presso gli altri prigionieri, gli fu detto che stava benissimo. Eppure nessuno sapeva come mai le sue preghiere a Dio si erano interrotte all’improvviso, la sera precedente.

Il direttore svegliò il prigioniero e gli chiese: “Il sole è ormai sorto da tempo, non preghi più al mattino?”.

Il prigioniero replicò: “Pregare e adorare? Perché mai dovrei farlo, adesso? Proprio ieri ho ricevuto una lettera da casa in cui mi si informa che la pena di morte è stata commutata in sette anni di carcere. Qualsiasi cosa volevo da Dio mi è stata concessa: non sarebbe giusto disturbare ulteriormente quel poveretto... per nulla!”.

Osho: Crea il tuo destino