31 agosto 2015

Il segreto di Lao-tzu



 Ti vorrei parlare di un sutra segreto di Lao-tzu.
Non è scritto da nessuna parte, ma è stato trasmesso
con un millenario passaparola dai suoi discepoli.

 È un sutra con cui si tramanda un metodo di meditazione.


 Lao-tzu dice: "Siedi a gambe incrociate. Percepisci
dentro di te la presenza di una bilancia a due
braccia: i bracci si trovano vicino ai seni, l'ago è tra
gli occhi, dove si presume essere il terzo occhio. I fili
che reggono i due bracci sono nel tuo cervello".

 E Lao-tzu spiega: "Sii consapevole di questa bilancia
interiore ventiquattr'ore su ventiquattro, e
sta' attento a equilibrare i due piatti, così che siano
sempre bilanciati, e l'ago sia sempre nel mezzo. Se
riesci a equilibrare questa bilancia interiore, hai
completato il tuo viaggio".

 Purtroppo è molto difficile. Scoprirai che è sufficiente
 l'alito di un respiro per far salire o scendere i
due piatti.

 Sei seduto in silenzio, all'improvviso una persona
entra nella stanza e l'ago della bilancia sale o scende.

 Lao-tzu dice: "Equilibra la tua consapevolezza.
Gli opposti dovrebbero essere equilibrati e la parte
mediana dovrebbe essere sempre fissata nel centro.
Sia che la vita porti felicità, sia che porti infelicità;
luce o oscurità, onore o disonore, mantieni l'occhio
fisso sull'equilibrio interiore e continua a correggerlo
in modo che sia sempre bilanciato".

 Un giorno raggiungerà il perfetto bilanciamento;
il punto in cui è presente l'esistenza, non la vita; è
presente l'oceano, non le onde; è presente il Tutto e
non vi è alcun io.

 Osho

30 agosto 2015

Raccogliti in te stesso


 A ogni respiro che fuoriesce, ripeti: "Uno". A ogni
espirazione, ripeti: "Uno" e non dire nulla, mentre
 inspiri. Continua: quando espiri, ripeti: "Uno" e non
dire nulla, mentre inspiri.

 Dunque, a ogni espirazione ripeti semplicemente:
"Uno... uno... uno" e non limitarti a dirlo, inizia anche
a sentire che l'intera esistenza è Uno, è un'unità.
Non ripeterlo solo a parole, lasciati semplicemente
avvolgere da quella sensazione... e dire semplicemente:
"Uno" aiuterà moltissimo.
 Fallo per venti minuti ogni giorno, e fa' in modo
che nessuno ti disturbi mentre esegui questo esercizio,
dev'essere qualcosa di tassativo.

 Puoi aprire gli occhi, ogni tanto, e guardare l'orologio,
ma non mettere alcuna sveglia. Qualsiasi cosa
ti possa dare una scossa sarebbe negativa, pertanto
non tenere in quella stanza un telefono, e fa' in modo
che nessuno bussi. Per questi venti minuti devi
essere totalmente rilassato; se intorno a te c'è troppo
frastuono, usa tappi per le orecchie.

 Dire: "Uno" a ogni espirazione ti renderà calmo,
quieto e raccolto a un livello per te inimmaginabile,
in questo momento.

 Fallo sempre di giorno, mai la sera, altrimenti il
tuo sonno ne sarà disturbato, poiché questo esercizio
ti renderà così rilassato che non ti sentirai affatto
assonnato.

 Al termine, ti sentirai fresco e riposato... il momento
migliore è il mattino; se non puoi, fallo il pomeriggio,

ma non farlo mai di sera o di notte.
Osho 

29 agosto 2015

Essere qui



 Man mano che crescerai in consapevolezza, il
mondo in quanto tale inizierà a cambiare. Non occorre
fare nulla direttamente; tutti i cambiamenti
che accadranno saranno praticamente spontanei. La
sola cosa necessaria è uno sforzo per essere più coscienti.

 Inizia dunque a diventare sempre più cosciente rispetto
a tutto ciò che fai. Mentre cammini, cammina
in modo cosciente; porta tutta la tua attenzione nel-
l'atto di camminare. Esiste una differenza enorme
tra il semplice camminare privo di qualsiasi consapevolezza
e il tuo camminare arricchito dalla qualità
della consapevolezza. È un cambiamento radicale
che potrebbe non essere visibile all'esterno, ma che
all'interno comporta spostarsi letteralmente in un'altra
dimensione.

 Prova con azioni semplici: per esempio, quando
muovi la mano, puoi farlo in modo automatico; prova
invece a muoverla con profonda consapevolezza,
fallo lentamente, percependo il movimento e osservando
dall'interno in che modo la stai muovendo.

 Attraverso questo semplice movimento sei sulla
soglia del divino, poiché sta accadendo un miracolo.
Di fatto questo è uno dei misteri più grandi, che la
scienza ancora non è riuscita a spiegare.

 In pratica, tu decidi di muovere la mano, e la mano
segue la tua decisione. Si tratta di un miracolo,
infatti in questo semplice gesto la consapevolezza
entra in contatto con la materia; non solo, ma la materia
segue la consapevolezza.

 Ancora non si è scoperto in che modo operi quella
connessione. È una magia: rivela il potere della
mente sulla materia, ecco la magia di quel semplice
gesto! E tu lo fai continuamente, nell'arco dell'intera
giornata, ma non l'hai mai fatto consapevolmente;
altrimenti, grazie a questo semplice gesto, in te affiorerebbe
un immenso spazio meditativo. È così
che il divino muove l'intera esistenza...

 Pertanto, mentre cammini, quando sei seduto,
quando ascolti o parli, resta attento e presente. Muoviti
in ogni tua azione con totale consapevolezza.

 Osho

28 agosto 2015

Equilibrarsi



 Il lato sinistro e quello destro del cervello operano
in modi separati; accade in tutti ma, quando la
meditazione colpisce in profondità, quella separazione
e le qualità che rendono diversi i due emisferi
possono essere esagerate in modo eccessivo.

 In questo caso, siedi in silenzio, da solo e premiti
gli occhi. Premi i bulbi oculari fino a quando inizi a
vedere delle luci. Non premere troppo da sentire
dolore, anche se un minimo di dolore puoi permettertelo.


 Continua a osservare quelle luci. Ti aiuteranno ad
acquietare molte cose.

 Fa' questo esercizio per quattro o cinque minuti,
poi rilassati per cinque minuti e poi torna a premere.
Prosegui con questo ritmo alternato per quaranta
minuti e poi butta sugli occhi manciate d'acqua
fredda.
Infine, chiudi gli occhi e senti quella freschezza.

 Pratica questo metodo per quindici giorni; acquieterà
molte cose nel tuo cervello e ti sentirai
 profondamente padrone di te, quieto ed equilibrato;
in perfetta salute mentale.

 Osho

27 agosto 2015

Il porto della notte



 Se vivi con una sensazione di tentennamento, se
brancoli di qua e di là senza sapere dove sia il tuo
centro, significa semplicemente che non sei più in
contatto con l’hara, pertanto devi creare quella connessione.
Prova con questo esercizio.

 Di notte, quando vai a dormire, sdraiati sul letto e
appoggia entrambe le mani due dita al di sotto del-
l'ombelico, premendo un po'.

 Poi inizia a respirare, fa' respiri profondi, e sentirai
che quel centro si solleva e si abbassa con ogni
respiro. Percepisci in quel punto tutta la tua energia,
come se ti stessi restringendo, restringendo e ancor
più restringendo ed esistessi solo in quel punto, come
un centro minuscolo, un assoluto concentrato di
energia. Fallo per dieci o quindici minuti, poi addormentati.


 Potresti addormentarti mentre stai facendo questo
esercizio; se accade, sarà utilissimo in quanto,
per tutta la notte, quella centratura continuerà a
persistere. Per ore l'inconscio opererà, centrandosi
 in quel punto; pertanto, per tutta la notte, senza che
tu lo sappia, entrerai in contatto profondo con il
centro, in molti modi.

 Al mattino, nel momento in cui senti che il sonno
sta svanendo, non iniziare la giornata aprendo gli
occhi. Di nuovo, metti le mani in quel punto, premi
un po' e inizia a respirare: di nuovo, torna a sentire
l'hara.

 Esegui questo esercizio per dieci o quindici minuti,
poi alzati. Fallo ogni sera e ogni mattina e, nell'arco
di tre mesi, inizierai a sentirti centrato.

Avere un centro è essenziale, altrimenti ci si sente
molto frammentati. In questo caso, non si prova alcun
senso di integrità, si è semplicemente qualcosa
di amorfo: un insieme di frammenti, privi di qualsiasi
gestalt, per nulla riuniti in un insieme.

 Le cose sono così disordinate perché un essere
umano, senza un centro, può solo trascinarsi, ma
non può amare. Senza un centro si possono continuare
a fare le cose di routine, ma non si potrà mai
essere creativi. Vivrai al minimo, ti sarà del tutto impossibile
vivere al massimo.

 Solo centrandoti potrai vivere al massimo, toccare
 lo zenit, il picco, il culmine... e questo è il solo modo
di vivere una vita reale.

 Osho

26 agosto 2015

La consapevolezza dell'hara

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 Quando non hai nulla da fare, siediti semplicemente
 in silenzio, muoviti all'interno e focalizzati sulla
pancia, nel centro conosciuto come hara, esattamente
due dita al di sotto dell'ombelico, e resta centrato lì.

Questo semplice esercizio creerà un'incredibile
centratura delle tue energie vitali: devi semplicemente
osservarlo e inizierà a funzionare; inizierai a
sentire che tutta la vita ruota intorno a quel centro.

 È dall'hara che la vita inizia ed è dall'hara che la
vita finisce. Tutti i nostri centri corporei sono molto
distanti, l'hara si trova esattamente nel centro; è lì
che noi siano equilibrati e radicati. Pertanto, nel momento
in cui si diventa consapevoli dell'hara, iniziano
ad accadere molte cose.

Per esempio, più ricordi l'hara, minore sarà l'agitarsi
di pensieri nella mente. Pensare, il processo del
pensiero, si ridurrà sempre di più, accadrà automaticamente,
poiché l'energia non si sposterà nella testa:
andrà nell'hara.

 Più pensi all'hara, più ti concentri lì, più vedrai
sorgere in te una disciplina. Viene naturalmente,
non la dovrai forzare. Più diventi consapevole del
centro dell'hara, meno sarai spaventato dalla vita e
dalla morte, poiché quello è il centro della vita e della
morte.

Quando sarai sintonizzato nell'hara, potrai vivere
con coraggio. Il coraggio scaturisce da quel centro.
Questo intero processo sarà dunque accompagnato
da un minor pensare, da più silenzio, da un maggior
 numero di azioni libere da controllo, da una disciplina
naturale, da coraggio, radicamento e centratura.

 Osho

25 agosto 2015

Respira dalla pianta dei piedi

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 La parte inferiore del corpo è uno dei problemi
per la maggior parte delle persone, in pratica la
maggioranza. La parte inferiore è morta, poiché per
secoli il sesso è stato represso: la gente ora ha paura
di muoversi al di sotto del centro sessuale. Si irrigidisce
e resta al di sopra del centro sessuale; di fatto
molte persone vivono nella testa, oppure, se sono
un po' più coraggiose, vivono nel torace.

Al massimo, qualcuno scende all'ombelico, ma
non va mai al di là; in questo modo, metà del corpo
è paralizzato, di conseguenza metà della vita risulta a sua volta paralizzata.

In questo stato dell'essere molte cose diventano
impossibili, poiché la parte inferiore del corpo è simile
a radici: queste sono radici, le gambe sono radici
e sono connesse con la terra.

 A causa di quella paralisi le persone vivono in
 uno stato di animazione sospesa, sono come fantasmi,
del tutto sconnesse dalla terra. Si deve ritornare ai propri piedi.

 Lao-tzu era solito ripetere ai suoi discepoli: "Se
non iniziate a respirare dalla pianta dei piedi, non
siete miei discepoli. Respirate dalla pianta dei piedi".

E ha ragione! Più vai in profondità, più profondo
diventa il tuo respiro: è praticamente vero, e lo si
può affermare senza pericolo di sbagliare che il confine
del tuo essere è il confine del tuo respiro. Quando
quel confine si allarga, fino a toccare i piedi,
quando raggiunge in pratica i tuoi piedi - non in un
senso fisiologico, ma in un profondo senso psicologico
- avrai rivendicato e riconquistato tutto il tuo
corpo. Per la prima volta sei integro, un unico pezzo, un insieme.

Esercitati e sentiti sempre di più nei piedi.
 A volte resta semplicemente ritto in piedi sulla
nuda terra, senza scarpe né calze e senti la quiete, la
leggerezza e il calore. Qualsiasi cosa la terra sia
pronta a darti in quel momento sentila semplicemente
e lascia che fluisca attraverso di te. Permetti
alla tua energia di fluire nella terra e sii connesso con il suolo.

 Se sei connesso alla terra, sei connesso alla vita.
Se sei connesso alla terra, sei connesso con il tuo
corpo. Se sei connesso alla terra, diventerai estremamente
sensibile e centrato, e questo è un equilibrio indispensabile.  

 Osho

24 agosto 2015

Radicarsi alla terra


 L'intera umanità soffre di sradicamento, questo è
uno dei problemi che domina l'uomo moderno. Allorché
ne diventi consapevole, sentirai un tremore
nelle gambe, un senso di insicurezza, poiché le gambe
sono di fatto le radici dell'uomo.

È attraverso di esse che l'uomo è realmente radicato alla terra.
Ebbene, fa' due o tre cose...

 La prima: ogni mattina, se vivi vicino al mare, va'
sulla spiaggia e corri sulla sabbia.
 Se non vivi vicino al mare, corri da qualche parte,
ma fallo a piedi nudi; senza scarpe né calze, corri sul
terreno nudo, e lascia che esista un contatto tra i piedi e il terreno.
 Nel giro di qualche settimana inizierai a sentire
un'incredibile energia e una forza maggiore nelle
gambe. Corri dunque a piedi nudi...

La seconda cosa: prima di correre e dopo aver
corso, fa' questo esercizio. Mettiti ritto in piedi, tenendoli
distanti tra loro all'incirca quindici centimetri, e chiudi gli occhi.
 A quel punto, sposta tutto il peso del corpo sul
piede destro, come se fossi in piedi solo su quella
gamba; la sinistra è totalmente alleggerita dal peso corporeo.
 Senti quella sensazione e poi sposta il peso sul
piede sinistro: libera completamente il piede destro
da qualsiasi peso, come se non dovesse fare nulla, è
semplicemente lì, appoggiato a terra, libero da qualsiasi peso.

Fallo per quattro o cinque minuti e percepisci
questo spostarsi dell'energia; senti l'effetto che fa,
cogli a fondo ciascuna delle due sensazioni.
 Adesso cerca di stare semplicemente nel mezzo,
né gravato a sinistra, né a destra: sta semplicemente su entrambi i piedi.
 Resta proprio nel mezzo, senza alcuna inclinazione, in perfetto equilibrio.
 Quella sensazione, metà di qua e metà di là, ti
darà un maggior radicamento alla terra. All'inizio e
alla fine della tua corsa, fa' questo esercizio: ti aiuterà moltissimo.

 La terza cosa: inizia a fare respiri profondi. Con
una respirazione superficiale ci si sente sradicati. Il
respiro deve scendere alle radici stesse del tuo essere,
e quelle radici si trovano nel tuo centro sessuale.
 L'uomo è nato attraverso il sesso. L'energia è sessuale.
La respirazione dovrebbe scendere in te, fino
a stabilire un contatto con la tua energia sessuale,
così da massaggiare in continuazione quel centro,
tramite il respiro. In questo modo ti sentirai radicato.
Se la tua respirazione è superficiale, e non raggiunge
mai il centro sessuale, esisterà una frattura.

Proprio quella frattura ti darà un senso di fragilità,
di insicurezza e di confusione; in questo caso
avrai la sensazione di non sapere chi sei, dove stai
andando, qual è lo scopo o il senso del tuo esistere;
 avrai la sensazione di andare alla deriva. In questo
caso, con il tempo sarai sempre meno brillante, non
avrai alcuna vitalità; infatti, come può esistere la vita,
se non vi è alcuno scopo? E come può esistere uno
scopo, se tu non sei radicato nella tua energia?

Ebbene, come prima cosa, radicati nel terreno, la
terra è la madre di ogni cosa. Poi radicati nel centro
sessuale: è il padre di ogni cosa. E quando sarai radicato
alla terra e nel centro sessuale, ti sentirai assolutamente
a tuo agio, tranquillo, raccolto, centrato e radicato.

 Osho.

23 agosto 2015

Riposati fino a esaurirti!

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Per sette giorni fa' un piccolo esperimento. Ti aiuterà
ad acquietarti e ti darà un'incredibile intuizione.

Per sette giorni, dormi quanto più ti è possibile;
mangia a sazietà e poi torna a dormire; mangia e ritorna
a dormire. Per sette giorni non leggere, non
ascoltare la radio, non guardare la televisione, non vedere nessuno.

 Per sette giorni smetti completamente di fare qualsiasi
cosa; rilassati semplicemente e resta sdraiato il più possibile, a totale riposo.

 Quei sette giorni saranno per te un'esperienza incredibile.

Al termine, ti sarà facilissimo adattarti a
qualsiasi società, a qualsiasi lavoro. Infatti, in quei
sette giorni inizierai a spasimare per un lavoro, per
un'attività e in te prenderà forma un desiderio incontenibile di uscire dal letto.

 Ma per quei sette giorni resta incollato al letto, quanto più ti è possibile!  

 Osho

22 agosto 2015

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 Prima di andare a dormire, inizia a fare un po' di
gibberish, basteranno trenta minuti per svuotarti rapidamente da ogni pattume accumulato.

Di solito abbiamo bisogno di più tempo, per scaricarci:
per tutta la notte non facciamo che ruminare
e i pensieri continuano a macinare, fino a svanire. Lo si può fare in mezz'ora!

 Il gibberish, conosciuto anche come glossolalia, è la
cosa migliore: siediti semplicemente sul letto, spegni
la luce e inizia a emettere suoni senza senso.

Lascia che qualsiasi suono affiori; permetti a
qualsiasi cosa di esprimersi. Non preoccuparti della
lingua, non preoccuparti della grammatica, né di ciò
che stai dicendo. Il significato non è affatto un problema,
questo processo non ha nulla a che vedere
con i significati: più sono privi di senso i suoni che emetti, più sono utili.

 Serve semplicemente a scaricare ogni pattume
dalla mente, il frastuono viene liberato all'esterno.
Dunque, utilizza qualsiasi parola, l'importante è che per te non abbia alcun senso.

 Inizia e non fermarti, la cosa fondamentale è metterci
passione, deve sembrare che tu stia parlando,
come fosse una questione di vita o di morte.

 Certo, dici cose assurde, senza senso, ma non c'è
nessuno, tranne te; comunque parla con passione:
dev'essere un dialogo appassionato. Fallo per trenta
minuti, saranno sufficienti; vedrai che poi ti farai una bella dormita, per tutta la notte.

 La mente accumula rumori, schiamazzi, frastuoni,
e quando ti vuoi addormentare, persistono. Con
il tempo sono diventati un'abitudine: adesso non sai
più come fare a spegnerla, tutto qui; l'interruttore
che accende e spegne la mente non funziona più.

Questo metodo sarà utilissimo: permetterà semplicemente
alla mente di scaricare tutta quella energia
e poi, una volta svuotata, ti addormenterai.

Con i sogni e i pensieri notturni, accade proprio
 questo: la mente tenta di svuotarsi, per essere pronta
il giorno dopo; si deve preparare. Hai semplicemente
dimenticato come porre fine a questo processo,
e più ci provi, più ti senti sveglio; ecco perché
soffri d'insonnia: in questo modo, dormire diventa difficile.

Dunque, il problema non è cercare di dormire;
non ti consiglio di sforzarti in questo senso: come
potresti sforzarti di lasciarti andare? Accade. Non è
qualcosa che devi fare. Puoi solo creare una situazione
in cui possa accadere con facilità, tutto qui.

 Spegni la luce, provvediti di un letto comodo, di
un buon cuscino e di un ambiente caldo e confortevole:
è tutto ciò che puoi fare. Poi, per mezz'ora immergiti
in un monologo veramente appassionato,
per quanto possa essere senza senso, assurdo.

I suoni verranno, esprimili; e un suono porterà all'altro.
In breve ti ritroverai a parlare cinese, francese,
qualsiasi lingua a te ignota. È qualcosa di meraviglioso,
è bellissimo, poiché la lingua che conosci non ti potrà aiutare a svuotarti.

Conoscendola, non permetterai la piena espressione
di ciò che vuoi esprimere. Avrai paura di molte
cose: che cosa stai dicendo? È giusto dirla? È morale?
Potresti iniziare a sentirti in colpa per il fatto che stai dicendo cose tanto sbagliate.

 Viceversa, quando emetti suoni senza senso, non
sai affatto ciò che stai dicendo; eppure i tuoi gesti e
la tua passione faranno benissimo il loro lavoro.

 Osho

21 agosto 2015

Tratak e Shaktipat




Ai tempi della primissima Pune, quando non esisteva ancora un vero e proprio ashram, Osho consigliava ai suoi discepoli di sperimentare, a livello individuale, ritiri in silenzio e tecniche di meditazione insolite, quali quella antica e potente del tratak, e utilizzava, con un numero ancora molto ristretto di persone, metodi tradizionali intensi e “dirompenti” come lo shaktipat (trasmissione di energia)... ecco una vivace cronaca di quei giorni nei ricordi di Krishna Prem
1974 Lonavla e Pune

Davanti allo specchio
Senza mai chiudere gli occhi, siedo davanti allo specchio illuminato da una candela, il mio volto riflesso che ondeggia, mutevole, rivelando facce, parvenze. E d’un tratto lo specchio è vuoto! Il volto che stavo osservando è sparito. Sto fissando il vuoto! Tengo gli occhi aperti per pura forza di volontà. Il corpo comincia a tremare, il cuore mi batte all’impazzata, il sudore mi scende dalla fronte mescolandosi alle lacrime prodotte dai miei occhi doloranti. Ma in un angolo imprecisato dentro di me si risveglia un ricordo: Osho che descrive questa tecnica, il tratak, e parla dello specchio che alla fine diventa vuoto. Esorta, una volta arrivati a questo punto, a non distogliere lo sguardo, a perseverare. E dice che sarebbero affiorati volti appartenenti a vite passate.
E succede in un istante. Nello specchio riappare un volto. Non è il mio, eppure sono io. I tratti del viso sono differenti – la forma degli occhi, il taglio della mascella – ma contengono anche un’inequivocabile qualità di me. Poi sparisce, solo per lasciare il posto al successivo. E prende il via il turbine. Appare un volto, riempiendo lo specchio per un istante, poi scolora, dissolvendosi in un altro. Sopracciglia che si assottigliano e si inarcano, poi si infoltiscono, pesanti sulla fronte. Attaccature dei capelli ora basse, ora alte. Barbe che si accorciano, poi si allungano. Occhi ora spalancati, ora ridotti a piccolissime fessure. Infine resta solo un volto, costante, a osservarmi dallo specchio. Un viso ovale, più vecchio del mio, dagli zigomi alti e la fronte liscia e piatta. La barba incolta e brizzolata che nasconde la bocca; gli occhi di un marrone orientale, liquido e profondo. Tibetano. Per qualche ragione il viso sembra tibetano. Immobili, riflettiamo l’uno il viso dell’altro, i nostri sguardi incollati.
Poi, ancora una volta, per una minima frazione di secondo, lo specchio torna a essere vuoto. E un attimo dopo guardo dritto negli occhi di un lupo che ringhia! I miei occhi si chiudono bruscamente. E rimango seduto lì, nella mia oscurità interiore, tremante.

Un me oltre me
Quando l’alba si inoltra lentamente sul pavimento di pietra il mattino seguente, il mio quattordicesimo di silenzio sulle colline di Lonavla (non lontano da Pune), ancora una volta all’hotel Tulsi Sadhana Kutir, sono già sveglio e fisso il soffitto. L’esperienza della notte scorsa mi ha turbato, risvegliando qualcosa di antico e dimenticato. Qualche ricordo passato è stato scosso dal suo torpore e mi tormenta, ma inutilmente poiché non ho alcuna abilità di riportarlo alla memoria. La mia mente coglie che lo specchio vuoto è l’intervallo, come quello tra l’acqua allo stato liquido e il ghiaccio, tra la crisalide e la farfalla. Attraverso il tratak sono piombato nel profondo dei recessi di un me che va oltre il me che conosco. Mentre faccio i bagagli per prendere il treno delle sette diretto a Pune rifletto sull’accaduto. Non riesco a comprenderlo, ma non posso negare di averlo vissuto: la notte scorsa ho assistito a altre reincarnazioni. Su questo non c’è dubbio. Posso vedere il filo, la linea temporale che cammina da una vita all’altra. C’è qualcosa di continuo che lega il qui ad altri luoghi, il tempo di adesso ad altri tempi, ed è tenuto nascosto dai vincoli della carne e da ciò che percepiamo come tempo.

Incontrare gli amici
Divy e Rani, appena tornati da Goa, sono già davanti al cancello d’entrata, quando arrivo con il rickshaw che ho preso alla stazione. Quattro braccia amorevoli mi avvolgono.
“Stai magnificamente!” grida Rani, esagerando come al solito. Divy si limita ad abbracciarmi forte, ridendomi sulla spalla. Avevo loro scritto che quando ero andato a Lonavla per il mio silenzio, Osho mi aveva suggerito di tornare a Pune quella domenica per una shaktipat che avrebbe condotto lui stesso. È oggi. Divy e Rani hanno programmato il loro arrivo appositamente per incontrarmi.
Vedo anche due dozzine o giù di lì di sannyasin raggruppati davanti al cancello in questa mattina d’aprile. Teertha e Vishnu, Prageet e Virag e altri mi danno il benvenuto... ci abbracciamo, felici di ritrovarci.
“Venite. Osho è pronto”, annuncia una voce dietro di me, inequivocabilmente mediterranea: Mukta. Ci conduce lungo il vialetto in ghiaia e intorno al retro della casa fino a un piccolo patio a mosaico di forma semicircolare. Al centro, accostata alla parete, c’è una poltrona vuota. A destra c’è una porta che conduce all’interno della casa. Dopo qualche attimo la porta si apre e Osho è lì in piedi con le mani giunte in namastè. Laxmi e Vivek lo seguono, sedendosi come al solito accanto a lui sul pavimento.

Shaktipat
Aveva spiegato la tecnica a un darshan due settimane prima: “Quando il maestro vuole aiutarvi” aveva detto “se ripulite il vostro canale energetico, il vostro passaggio, nel caso fosse bloccato, potrà semplicemente possedervi. Scenderà semplicemente in voi e la sua energia, che è di una qualità superiore, più pura, illimitata, passerà nei vostri canali energetici. Questi si apriranno e a quel punto la vostra energia potrà muoversi in loro più agevolmente. Tutta l’arte dello shaktipat consiste in questo”.

Si appoggia allo schienale della poltrona e ripiegando le mani in grembo ci osserva per un attimo. “Alzatevi tutti in piedi e sollevate le braccia in aria”.
Avendo ricevuto istruzione di portare un fiore con noi, così abbiamo fatto, e ora stiamo in piedi con le braccia distese, un fiore ciascuno nelle mani chiuse a coppa.
“Ora” dice “proiettate il vostro ego nel fiore”.
Cerco di gettare me nel fiore, di focalizzare la mia mente, la mia personalità, il mio ego, tutto ciò che conosco come “me”, nella calendula che ho in mano. E d’un tratto, non appena Osho chiude gli occhi, sono posseduto da un grande sussulto e il mio corpo comincia a tremare in maniera incontrollabile. Una corrente mi attraversa, dirigendosi verso l’alto e assestandosi nelle braccia. I palmi delle mani sono infuocati e il minuscolo fiore trema.
“Lasciatelo andare!” annuncia Osho. Non appena i fiori-ego raggiungono il pavimento l’aria si riempie di urla e grida catartici, assordanti quanto le meditazioni mattutine che facevamo di fronte a lui a Mount Abu. A Kaylash e a Goa avevo dimenticato che differenza potesse comportare la presenza del maestro. Questo shaktipat, questa pulizia, è un bagno di fuoco. Prosegue incessantemente facendosi via via più rumoroso, più intenso, eppure – a livello quasi insopportabile – senza mai giungere al culmine.
“Stop!”. La voce di Osho affonda nel caos come una spada. Ci fermiamo immobili, come fossimo un tutt’uno. È un oceano interiore. È il silenzio, la purezza e il mistero dello spazio...


Tratto dal libro di Jack Allanach (Swami Krishna Prem) Osho, India and Me, A Tale of Sexual and Spiritual Transformation

20 agosto 2015

Se soffri di insonnia...

Risultati immagini per se soffri di insonnia
 Stabilisci un'ora precisa in cui andare a dormire.
Se ogni sera vai a letto alle undici, fissa quell'ora.

La prima cosa è rispettare un orario, regolarmente;
in questo modo, il corpo entrerà molto presto in
un ritmo. Non cambiare quell'orario, altrimenti
confonderai il corpo: esiste un ritmo biologico e il
corpo ne ha persa ogni traccia. Ecco perché è importante:
se decidi di andare a letto alle undici, conserva
quell'orario; se lo fai, qualsiasi cosa accada dovrai andare a letto alle undici.

 Puoi anche decidere che sia mezzanotte: qualsiasi
sia l'orario che stabilisci, devi fare in modo che diventi regolare, questo è il primo passo.
 In secondo luogo, prima di andare a letto, danza
in modo sfrenato per mezz'ora; in questo modo permetterai
al corpo di scaricare tutte le sue tensioni. Se
soffri d'insonnia, di certo vuoi dire che ti porti a letto
tutte le tue tensioni, quelle tensioni ti terranno
sveglio. Pertanto, se stabilisci di andare a letto alle undici, alle dieci inizia a danzare.

 Smetti alle dieci e mezza; poi fa' una doccia o un
bagno e rilassati con l'acqua per quindici minuti.
Permetti a tutto il corpo di rilassarsi. Prima danza,
in modo da scaricare tutte le tensioni, poi fa' una
doccia calda: un bagno caldo è meglio, in questo
modo puoi startene sdraiato nell'acqua per quindici
o venti minuti e rilassarti. Infine mangia qualcosa:
qualsiasi cosa andrà bene, ma che non sia fredda; è
sufficiente un po' di latte caldo, a quel punto va' a
dormire. E ricorda: non leggere mai prima di addormentarti.

 Il tuo programma dovrebbe essere questo, e dovrebbe
durare un'ora: danza, fa' un bagno, mangia qualcosa
- la cosa migliore è un po' di latte caldo - e poi va' a dormire.
 Non fare nulla: spegni la luce e mettiti a dormire.

Non preoccuparti se il sonno arriva o no; se non ti
viene sonno, resta semplicemente sdraiato in silenzio
e osserva il tuo respiro. Non metterti a respirare con
forza, altrimenti rimarrai sveglio. Lascia semplicemente
che il respiro sia così com'è, pacato, e limitati a
osservarlo: entra ed esce, entra ed esce... è un processo
così monotono che ben presto cadrai profondamente
addormentato. Qualsiasi processo monotono
avrà lo stesso effetto: il respiro è qualcosa di assolutamente
monotono, non cambia mai; esce ed entra, esce
ed entra... Puoi perfino usare le parole "Entra",
"Esce", "Entra", "Esce". Ripetile dentro di te: "Entra"
ed "Esce", "Entra" ed "Esce"... diventerà una meditazione
trascendentale. E la meditazione trascendentale
è ottima per dormire, non per risvegliarsi!

 E se ancora il sonno non arriva, non alzarti. Non
andare al frigorifero per mangiare qualcosa, non
leggere, non fare nulla. Qualsiasi cosa accada, resta
semplicemente a letto, rilassato. Anche se il sonno
non arriva, il rilassamento è prezioso quanto il sonno;
lo è solo un po' meno, tutto qui. Se il sonno ti da
il cento per cento di riposo, rilassarti a letto te ne
darà il novanta. Comunque non alzarti, altrimenti
disturberai quel ritmo; e nell'arco di qualche giorno
 vedrai che ti addormenterai senza problemi.

Al mattino, di nuovo, fissa un'ora in cui alzarti e rispettala.
 Stabilire degli orari permette al corpo di entrare
in uno schema e rispettarlo. Con i tuoi ritmi di vita
attuali tutto è letteralmente sottosopra. Dunque, se
decidi di alzarti alle sei, o alle sette, fissa questo orario,
usando una sveglia. Anche se non hai dormito
per tutta la notte, non importa; quando la sveglia
suona, devi alzarti. E durante il giorno non andare a
dormire, perché è così che hai turbato il tuo ritmo biologico.

 Ecco perché un giorno dormi un'ora e un altro
dodici. Se non fai qualcosa, il corpo come potrà acquisire
un ritmo? Quindi, non andare mai a dormire
durante il giorno, aspetta sempre la sera: va' a letto
alle undici. Se dormi dalle undici alle sei, quelle sette
ore saranno più che sufficienti.

 Lascia che il corpo diventi letteralmente affamato
di sonno: anche se ti senti assonnato, fa' una passeggiata,
leggi, canta, ascolta musica ma non andare a dormire fino all'ora prefissata.
 Resisti a questa tentazione, la cosa fondamentale
è riportare il corpo a un circuito ritmico.

 Osho

19 agosto 2015

Il #Microcredito5Stelle c'è!


i micro_prendi.jpg
"Gentile Luigi, stamattina sono stata in banca per l'erogazione del finanziamento. Sono molto felice, spero di riuscire ad investirli al meglio per la crescita della mia attività, e vi ringrazio ancora una volta per aver dato, a me come ad altri, questa importante opportunità."
Antonella

"Antonella, la persona che ci scrive, è una giovane imprenditrice italiana che sta per aprire un negozio di prodotti biologici nel suo Comune e che assumerà nuovo personale. Lei non è dovuta scappare all'Estero per realizzare il suo progetto di lavoro, ma ha potuto restare in Italia. Come molti altri, anche lei aveva bisogno di liquidità per partire e ha potuto utilizzare i soldi del mio stipendio e di quello di tutti gli altri parlamentari M5S, italiani ed europei.
Come lei, tanti altri Italiani in queste ore, stanno accedendo per la prima volta ai fondi del Microcredito 5 Stelle per aprire una nuova impresa o innovarla. Noi non crediamo che questa sia l'unica soluzione per chi ha idee lavorative e le vuole realizzare. Crediamo che questo sia un nuovo modo di fare politica: risolvere in modo onesto e semplice problemi quotidiani. Crediamo che sia l'inizio di qualcosa di ancora più grande: cominciare ad avere lo Stato dalla tua parte. Ci sono ancora tante risorse a disposizione, le restituzioni dei nostri stipendi continuano. Per chi non ha potuto avere accesso fino ad ora, stiamo lavorando per semplificare ulteriormente la procedura. Stay Tuned".
Luigi Di Maio