27 giugno 2014

L'Arte della Fumigazione. Una guida alle resine e...


Da tempi immemorabili la combustione di parti vegetali aromatiche è stata utilizzata per penetrare nei recessi dell'anima e stimolare cambiamenti. Quali sono gli incensi "big"? E quali le loro proprietà? - Estratto da "L'Altra Medicina - n.30"
Ci sono tanti modi per "ricevere" quello che una pianta può darci. Si può ingerire o strofinare sulla pelle, se ne può fare un farmaco - un rimedio - ma si può anche bruciare ed esporsi al suo aroma. L'uso è sicuramente molto antico, testimoniato dalla presenza delle fumigazioni in tutte le grandi culture del passato.

All'inizio forse si trattò solo dell'esposizione ai balsami di una conifera, bruciata per riscaldarsi, ma che si rivelò un sollievo contro una malattia da raffreddamento.

Presto, erbe e legni si associarono a rituali e pratiche religiose, si vide che ogni profumo "parlava" in modo diverso. Aveva un potere, apriva porte nella psiche dei primi sapiens.

Tutto questo, nel tempo, è stato variamente elaborato fino a comporre un corpo di conoscenze di cui resta traccia nelle narrazioni tradizionali. In Arabia si vide che la resina di una pianta del deserto agiva su strati profondi della mente, e forse riduceva il rischio di contagio delle malattie infettive. La pianta era la Boswellia, quella che chiamiamo incenso. Si accorsero che la mirra, un altro arbusto di quei luoghi, aveva altri effetti, più terrestri. Dall'India, dall'Egitto arrivarono subito ingenti richieste.

In America del nord si entusiasmarono per la salvia bianca, a Creta per il ladano, in India per il sandalo, in Giappone per il legno del Jinkoh. Ogni grande cultura del passato aveva il suo "incenso" Le piante usate per le fumigazioni (ancora oggi) sono molte centinaia, e migliaia sono le "ricette" a noi pervenute.

Gli esperti, spesso persone addette alle cerimonie religiose, elaborarono svariate associazioni di più piante da bruciare, esattamente come accadde per le "medicine" da assumere per bocca, fatte di più ingredienti. Una storia complessa, tutta da ricostruire. Ma possiamo ricordare le piante da sempre più utilizzate nelle fumigazioni (solo una parte dell'insieme) e vedere quali proprietà erano loro attribuite.
Incenso - Il profumo del cielo

L’incenso, o franchincenso, è la resina delle piante Boswellia. Crescono ai confini del deserto in una ristretta fascia di terra e sassi, la “cintura dell’incenso”: troppa acqua le ucciderebbero. Una storia antichissima: la più famosa è Boswellia sacra, diffusa nell’Arabia del sud, ma ci sono più di 20 varietà tra cui l’indiana Boswellia serrata, detta Guggul.

La fumigazione dell’incenso, bruciato anche nelle chiese cattoliche, veniva fatta per due scopi principali: per disinfettare gli ambienti e per le proprietà psicoattive.

Da sempre si ritiene che questo aroma avvicini l’anima a Dio; innumerevoli generazioni si sono servite di Boswellia per la preghiera, il raccoglimento, e per entrare in stati meditativi.

In quanto tale si ritiene che purifichi i nostri spazi interiori, alleggerendo la psiche da tutto ciò che la opprime e proteggendo da influssi negativi. Agendo su questi piani profondi, è come essere trasportati al di fuori dal caos quotidiano con effetti rilassanti e antistress.

La varietà Guggul, in India, entra tra i rimedi dell’Ayurveda: tradizionalmente si brucia alla sera, spesso insieme al benzoino, per superare stati di nervosismo, recuperare la pace interiore e avere un sonno ristoratore. Da un'altra pianta affine (Balsamodendron gileadensis) si ottiene il cosiddetto Balsamo della Mecca: famosissimo nell’antichità, oggi è quasi impossibile trovarlo puro in commercio.

Curiosità: Un tempo le persone colpite da reumatismi si esponevano ai “bagni” di fumi dell’incenso. Un’azione antinfiammatoria che recentemente è stata confermata da alcune università occidentali.

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Mirra - La forza sensuale della terra

Un'altra pianta del deserto è Myrrhis odorata. È la Mirra dei Re Magi: da sempre se n'è fatto commercio insieme all'incenso.

Se l'incenso è "maschio", la mirra è "femmina": racchiude in sé l'energia della terra, dona forza, radicamento, tonicità. Ideale per uscire da stati di affaticamento e confusione mentale. Nel mondo medio-orientale, ma anche nell'antico Egitto, si riteneva che questa fragranza accendesse la sensualità: in Egitto era detta "scongiuro dalla pazzia" proprio perché in grado di calmare le persone con gravi disagi psicofisici. Come altre piante, si usava bruciarla nelle stanze dei malati, per somministrare forza e come antisettico.

Curiosità: La Mirra non va confusa con la mirra dolce (opoponax) che ha un sorprendente profumo di lavanda. Quest'ultima si pensava che funzionasse come uno scudo protettivo contro agenti patogeni e influenze negative. Potenzia la percezione e i sensi, acuisce le capacità di osservazione.

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Benzoino - Ispirazione nella calma

Originario dell'Estremo Oriente, era esportato fin dall'antichità nel Mediterraneo. È la resina dell'albero Benzoe Siam, diffuso in Indocina.

Dolce e balsamico, ricorda la vaniglia. Si usa nelle miscele, quasi mai bruciato da solo (è irritante). Alla sera, insieme a cannella e sandalo, risulta calmante, rasserenante. Mentre, insieme a incenso e cedro, apre varchi sui mondi dello spirito.

Al benzoino viene inoltre attribuita un'azione di stimolo sulla creatività. Una ricetta fumigatoria tradidizionale, a base di benzoino, si chiama "Shakti" (in commercio): l'impronta femminile di questo aroma richiama i sentimenti amorosi, libera la fantasia e la creatività.

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Cedro - Il profumo dei giardini dell'Eden

Albero imponente, originario della Mesopotamia, quando era fertile. Se ne parla nel ciclo di Gilgamesh e in innumerevoli leggende. Si considerava l'albero delle rivelazioni: esporsi ai suoi fumi apriva alle ispirazioni sovrannaturali, da cui trarre saggi consigli.

Si usava nei rituali, anche a scopo di purificazione. Dona forza interiore e sicurezza nei momenti di crisi, conferendo fiducia e autostima. Nello stesso tempo riduce la pressione psichica e riporta un po' di serenità: non a caso è l’albero dell’Eden, dove non esisteva la fatica del vivere. In più, ha un effetto balsamico e anticatarrale. Oggi, questo legno si trova più spesso ridotto in polvere per fumigazioni. Il suo aroma è caldo e intenso.

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Ladano - Travolti da un'ondata di sensazioni

Il ladano è la resina di un arbusto, il Cistus creticus. Era l'aroma prediletto a Creta mentre oggi si coltiva in varie aree del Mediterraneo. Entra anche nelle fumigazioni giapponesi.

È un aroma molto complesso, affascinante.
Rafforza la percezione del corpo e la sensibilità in genere: si consiglia nei momenti in cui non riusciamo più a percepire noi stessi. Esporsi al suo profumo significa essere colpiti da immagini, ricordi e stati d'animo che normalmente non si provano. Corrobora quindi la forza dell'immaginazione.

Aroma caldo, terrestre, è utile quando non sentiamo più il terreno sotto i piedi, quando abbiamo bisogno di calore e solidità, fuori e dentro.
Storace - La gioia delle feste

Originario della Mesopotamia, è un cespuglio dal quale si ricava un balsamo liquido il cui aroma ricorda l'ambra: la pianta si chiama infatti Liquidambar.

Era considerato il profumo delle feste, forse perché – come sostenevano gli Egizi – dona energia psichica, vigore, autostima e potenzia la sensualità e le capacità seduttive. Venduto come "gomma storace", si usa spesso insieme al calamo e alla cannella.

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Sandalo - Il legno dell'energia psicofisica

Antico aroma della tradizione induista, si usa anche nelle pratiche di incinerazione. Si brucia il legno dell'albero Santalum album, che cresce soprattutto nell'India orientale.

Il sandalo è citato anche nei Veda e nel corso dei secoli gli indiani hanno imparato a utilizzarlo in molti modi, anche in medicina. In India è considerato un aroma che coltiva l'energia vitale, dunque ottimo per trattare stati di esaurimento psicofisico, nevrosi e stress.

Lo si inquadra anche come disinfettante degli ambienti chiusi. Bruciare un pezzetto di legno pregiato di Sandalo può alleviare il mal di testa.

Curiosità: Attenzione agli acquisti, perché in commercio si trovano legni, o polveri, spacciati come sandalo ma che in realtà non lo sono. In particolare, a volte si presenta come sandalo il legno di un albero sudamericano (Amyris balsamifera) che costa di meno. Il vero legno di sandalo è quello color sabbia.

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Lentisco (resina mastice) - L'espulsione della malattia

Questa resina era un "must" dalle isole dell'Egeo. Si ricava da una pianta cespugliosa(Pistacia lentiscus) ed è anche detta "lentisco".

In Grecia e nei paesi arabi si usa tradizionalmente in rituali curativi che prevedono la fumigazione. Ci si espone al fumo della pianta, chiudendo gli occhi e visualizzando "l'uscita" della malattia dal corpo. Le madri visualizzavano i figli immersi in una nuvola di questo fumo, come protezione dalle malattie. Utile in caso di stanchezza, apporta una sensazione di leggerezza: in più il lentisco favorisce la meditazione donando una sensazione di luce.

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Alloro - Il potere della chiaroveggenza

Pianta strettamente legata ad Apollo, entrava probabilmente nelle miscele fumigatorie dell'oracolo di Delfi.

L'aroma ha una personalità maschile e solare. Si usava come agente purificatore, soprattutto in caso di epidemie. Ma, storicamente, la sua caratteristica principale è legata alla capacità di favorire la chiaroveggenza e i sogni profetici.

Si può miscelare ad incenso, mirra, dictamo e ladano. Questi ingredienti costituiscono una miscela detta "Pythia".

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Ginepro - Energia e concentrazione

Una delle più antiche piante fumigatorie. Negli antichi testi erboristici medievali si riteneva una pianta che protegge dall'attacco dei demoni.

Aroma energizzante, favorisce le capacità di concentrazione. Interessante il suo impiego in convalescenza per ridare tono dopo la malattia. Si usa anche in Tibet nelle fumigazioni "dhupi": si praticano durante i rituali per aumentare la concentrazione spirituale. Si bruciano gli aghi o le bacche, spesso miscelate con altre resine, come quella dell'abete rosso o della sandaracca.

Una classica ricetta fumigatoria tibetana, che unisce il ginepro al rododendro, si chiama "Lawudo": conferisce stabilità psichica nei periodi convulsi.

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Rosa damascena - Il fiore dell'unione mistica

Il profumo preferito della spiritualità araba e sufi: per loro era la "madre di tutti i profumi". Importata in Europa dai Crociati.

Agisce sulla sfera affettiva, per lenirne le ferite. Apre il cuore e lo dispone all'ascesi.

Per i sufi la rosa di Damasco è il simbolo dell'unione spirituale con Dio.

I petali si aggiungono a varie miscele: famosa è la "Rosa mystica", ancora oggi in commercio, una carezza per il cuore sofferente.

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Jinkoh - Il legno della via dei profumi

È il legno di una pianta (Aquilaria agallocha), dotato di un profumo meraviglioso. In Giappone è ben conosciuto perché si usa nelle cerimonie Ko-doh (letteralmente "la via del profumo"). I rami sono adatti alle fumigazioni solo se infettati da un fungo che stimola la produzione della resina aromatica.

La raffinata cultura giapponese parla di "ascolto" dei profumi: percepirli in modo consapevole significa completare il proprio cammino di perfezionamento interiore. E il Jinkoh è uno dei protagonisti.

Jinkoh significa "legno che affonda", perché è più pesante dell'acqua. Lo si trova in scagliette minute, ma i giapponesi lo classificano in più varietà, alcune delle quali costosissime.

Esporsi al suo profumo alla sera favorisce il rilassamento: alcuni studi suggeriscono che in effetti migliori il sonno e abbia un potere calmante.

Il Jinkoh è conosciuto da sempre anche in Arabia (è citato nelle "Mille e una notte") come aroma erotizzante. È contenuto nella ricetta "Kyphi".
Copale - L'aroma di cui si cibano gli Dei

Esistono due alberi del copale (Protium copal e Bureseru microphylla), sacri alle popolazioni amerindie precolombiane. Maya e Aztechi offrivano la resina al dio del Sole nei riti, durante le cerimonie di iniziazione o divinazione.

Esistono tre tipi di resina copale.
Quella bianco-gialla ricorda l'incenso e sprigiona un aroma delicato, adatto all'introspezione. Il Copale nero è più forte e tenebroso, un tuffo nelle profondità dell'anima. Quello color oro stimola l'ispirazione, l'immaginazione e la fantasia.

Secondo la tradizione mesoamericana queste resine sono doni del Giaguaro, simbolo del Sole. Si considerava il cibo degli Dei: far salire i fumi verso il cielo significava ingraziarsi le massime divinità del pantheon.
Come si usano gli incensi?
A parte i bastoncini dei vari incensi presenti in commercio, possiamo procedere alle fumigazioni in un modo più tradizionale.

Si tratta di procurarsi un incensiere e gli appositi carboncini su cui bruciare resine, legni o altre parti vegetali. In commercio si trovano carboncini a combustione rapida (durano 20 minuti) oppure lenta (fino a un'ora).

Si procede così:
Mettete uno strato di sabbia nell'incensiere.
Usando la fiamma di una candela, accendete il carboncino tenendolo con una pinzetta.
Riponete il carboncino sulla sabbia.
Quando il carboncino smette di crepitare, potete porre le sostanze che volete bruciare sopra il carboncino. Bastano alcuni pizzichi.
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25 giugno 2014

IL TAO DELL’AMORE:

Possiamo iniziare questo lunghissimo studio, dicendo che i Taoisti hanno da sempre utilizzato l'energia sessuale principalmente per tre scopi:
1: Gioco e svago
2: Guarigione fisica,mentale e spirituale
3: Trasformazione e illuminazione (Unione con il Tao - Dio).
Poi vedremo come scegliere il patner adatto e qui la cosa si complica un po'.

La differenza fondamentale tra la natura sessuale dell’uomo e della donna è nella diversa natura dell’orgasmo.
Quando l’uomo perde il seme (eiacula) perde gran parte della sua forza costituzionale (Jing); mentre per la donna è completamente diverso..
L’orgasmo per la donna è una forma di rigenerazione a tutti i livelli:
fisico,energetico,mentale e spirituale.
Ecco perché si dice nel Taoismo: “la donna comanda la stanza da letto”.
E’ la regina su molti livelli.
L’uomo occidentale perde il suo seme ad ogni rapporto e così facendo diventa sempre più debole: si ammala più facilmente e invecchia velocemente.
La donna invece si rafforza sempre di più; infatti vediamo che la donna è normalmente più longeva dell’uomo.
Non bisogna pensare che l’uomo deve negarsi il piacere dell’orgasmo, ma deve imparare ad avere un'altra forma di orgasmo.
Con questa tecnica non perde il seme e può vivere la sessualità come una profonda pratica spirituale e di guarigione.
Si dice” La natura dell’uomo è yang e quindi facilmente eccitabile.
Si eccita facilmente ma con la stessa velocità si spegne.
La natura della donna è yin, si eccita lentamente e ci mette molto per trovare piacere”.
Insomma sono due mondi opposti e complementari che devono o possono trovare dei modi per comunicare ed imparare insieme.

Nell’Tao dell’amore i praticanti si alimentano a vicenda.
L’uomo raccoglie il massimo dello yin dalla donna e la donna il massimo dello yang dall’uomo.
Si inizia con delle pratiche respiratorie molto semplici, poi si continua mettendo in contatto le zone dei rispettivi Tan Tien (sotto l’ombelico) e in questo tocco si respira insieme.
In realtà inizia già uno scambio profondo dello yin e dello yang.
E principalmente si gioca,si sdrammatizza l’atto sessuale e ci si incontra su un piano diverso.
Di crescita e di alta spiritualità; il corpo e le sue innumerevoli energie vengono usati per crescere e comprendere di più la nostra relazione con l’universo.
Quando arriva il momento dell’orgasmo e qui siamo sempre nella prima fase
(gioco – piacere – istinto), la ritenzione del seme da parte del maschio lo rafforza e nutre il suo cervello (mare del Qi del midollo) e anche i reni.
La donna non è privilegiata per il fatto che non trattiene il seme ma possiamo dire che è assolutamente la dominatrice della stanza da letto.
Nel Tao dell’amore l’obiettivo non è la longevità o il piacere dei sensi.
Il fine è la conoscenza di noi stessi e di conseguenza della vita.

Il Lamento dell’imperatore giallo: 
“ Ho logorato il mio corpo, la mia mente, non ho più energia e ho perso completamente la felicità!”.
La Donna semplice gli rispose : “La ragione della tua debolezza sta nell’ errore che commetti quando ti unisci con una donna; non bisogna mai dimenticare che l’acqua spegne sempre il fuoco (lo yin prevale sullo yang in questo caso); quindi annulla anche il fuoco dell’uomo (il suo yang; lo yang del cuore e dei reni).
Per questo bisogna imparare l’armonia di miscelare lo yin e lo yang, senza disperdere nulla ma anzi accumulando forza e virtù!”.
Si sa o meglio la tradizione dice così che l’imperatore aveva chiesto anche all’avo Peng quali erano le arti per prolungare la vita a la saggezza e la risposta dell’immortale fu: “ Molte cose prolungano la vita; la bontà del cuore e la sua pace; alcune erbe, l’amore e la pratica dei principi universali, ma l’arte dell’alcova è la superiore di tutte.
L’uomo si accoppia con la donna e il cielo con la terra ; ed è per questo che cielo e terra (che sanno come fare) possono durare in eterno.
Ma l’arte dell’alcova è facile da capire ma molto difficile da applicare!”.

La lontananza dell’uomo dalla donna e viceversa è sempre negativa.
Insieme possono coltivare l’elisir di lunga vita e raggiungere livelli altissimi di realizzazioni spirituali.
Quando la pratica è corretta possono avare in una notte anche più di 10 rapporti.
Chi dei due conosce tutti i passi della pratica non deve rivelare tutti i segreti subito, perché l’ingenuità e il fatto di consegnarsi a cuore aperto, favorisce il movimento del Qi.
Gli spiriti comunicano tramite i corpi e in qualche modo si raccontano i segreti della vita universale; questo è meraviglioso.
Nell’arte dell’alcova tutto è armonioso: ogni gesto è dolce e carico di pace.
Si osservano i colori del compagno e lentamente si pratica in modo naturale;ma la naturalezza e la pace sono obbligatori.

La donna stimola e provoca l’energia dell’uomo, ma per dirigere il Qi dell’uomo in modo corretto il cuore della donna deve essere puro e il suo spirito calmo.
Ma per nutrire l’energia dell’uomo la donna deve aspettare che l’uomo si stabilizzi nel piacere fisico più alto; che poi viene trasformato in energia spirituale.
Il punto nella pratica non è ne il piacere fisico ne raccogliere il fluido vitale; per entrambi, ma solo avere quell’atteggiamento fisico,mentale,spirituale che in qualche modo richiama gli spiriti (Shen) nelle coscienze dei praticanti.
Quando gli Shen sono a casa,allora inizia la vera pratica, perché l’uomo e la donna sono guidati da queste intelligenze superiori.
Si dice che quando lo yang nutre lo yin non esiste malanno che non allontani.
Quindi la donna cerca lo yang dell’uomo e l’uomo cerca lo yin della donna.
E’ una forma di alchimia meravigliosa che genera la vita a tutti i livelli:
dal livello animale a quello spirituale.

Prima di qualsiasi rapporto l’uomo dovrebbe eccitare moltissimo la donna.
I segni sulla donna sono molto chiari; i segni che ci fanno capire che è pronta per la penetrazione.
Occhi lucidi; labbra umide o bagnate;contrazioni spontanee; come una sensazione di stordimento.
Qualche volta anche palpitazioni.
Le penetrazioni sono lente ma forti; poi si aspetta.
Normalmente ci sono 3 penetrazioni profonde e una superficiale.
Possiamo parlare di una figura mitica che trova nel Tao dell’amore una posizione centrale: è la regina madre d’occidente, si dice che è diventata immortale assorbendo il liquido seminale dei giovanetti inesperti.
La donna per la tradizione medica cinese difetta di sangue,ma può sostituirlo con lo sperma dell’uomo.
C’è quindi anche l’ipotesi dove è la donna che alimenta la propria vitalità grazie all’uomo.
In realtà se la tecnica è praticata in modo corretto, tutti e due incrementano la loro vitalità.
Nella coppia ci vuole una calma profonda; i cuori e le menti devono essere completamente in pace;il compagno si comporta come un innamorato al primo incontro: aspetta con calma che l’altro raggiunga il massimo godimento; solo così si può poi accedere a livelli di consapevolezza molti più alti.
E’ lo yin che nutre lo yang e viceversa.
Nel Tantra Taoista ci sono 3 stanze (o passaggi) da superare per arrivare allo yoga (unione con il Tao).
La prima stanza (la più difficile ) è la stanza di carne,qui bisogna liberarsi di tutti i pregiudizi,le paure,la finta moralità che abbiamo sul sesso.
Quindi si va a toccare le nostre radici e il nostro lato animale;liberiamo così le forze più oscure e potenti dell’energia sessuale e del desiderio.
Tocchiamo praticamente tutto quello che per noi è sempre stato vietato.
Il fine qui è il godimento dei sensi al massimo livello.
Questo passaggio è per noi molto difficile;primo non siamo tutti così disinibiti, poi la nostra cultura (cristiana cattolica) ci vieta un po’ questo modo di vivere la sessualità.
La seconda stanza è quella dei fiori dove i praticanti imparano a gestire,guidare e manipolare l’energia sessuale (Yuan Qi) a scopo terapeutico.
Qui la sessualità viene impiegata per curare i disturbi fisici,psicologici ed energetici dei praticanti.
Si utilizza l’orgasmo come strumento di cura.
I corpi si muovono come in una danza dove i canali dell’energia vengono stimolati a fini terapeutici.
La terza ed ultima stanza è quella della luce:
i praticanti nell’amplesso fanno congiungere tutte le loro energie sulle sommità del capo e realizzano i 2 yoga(unioni).
Prima la loro (si uniscono nel gesto sessuale) e poi la più importante:
fondono le loro energie con quella cosmica (yoga); realizzando così l’unione suprema con l’assoluto: Dio! Tao!
Questi sono i passaggi dello yoga Taoista del sesso.

Dragonero
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23 giugno 2014

Fa ' spazio alla gioia




 Conoscere se stessi è qualcosa di estremamente
elementare. Non è difficile, non può esserlo; devi
semplicemente disimparare alcune cose. Non devi
apprendere nulla, per conoscere chi sei, devi semplicemente
disimparare alcune cose, ricordalo.

 Prima di tutto, devi disimparare a preoccuparti per le cose.
 In secondo luogo, devi disimparare a preoccuparti dei pensieri.
 La terza cosa accade spontaneamente: l'osservazione.
Il testimone.

 E questa è la chiave: prima di tutto impari a osservare
le cose. Seduto in silenzio, osserva un albero
e sii un semplice osservatore imparziale. Non pensarci,
non chiederti: "Che albero è questo?". Non fare
affermazioni sul suo essere bello o brutto. Non dire:
"È verde" oppure: "È secco", non permette che
alcun mulinello di pensiero prenda forma intorno a
quell'albero: continua semplicemente a osservarlo.

 Lo puoi fare ovunque, osservando qualsiasi cosa.
Ricorda semplicemente questo: quando un pensiero
sopraggiunge, mettilo da parte. Spingilo di lato e poi
continua a osservare ciò che hai deciso di osservare.
All'inizio sarà difficile ma, dopo un po',
 inizieranno a comparire degli intervalli in cui non sono
presenti pensieri. Grazie a questa semplice esperienza
vedrai affiorare una gioia immensa. Non è accaduto
nulla, semplicemente i pensieri non sono presenti.

L'albero è presente, tu sei presente, e tra di voi esiste
spazio: quello spazio non è offuscato dai pensieri.
All'improvviso ecco scaturire una gioia sconfinata,
senza alcun motivo apparente, senza ragione alcuna.
Ecco che hai appreso il primo segreto. Adesso questo
segreto dev'essere usato in modo più sottile.
Le cose sono grossolane; ecco perché dico di iniziare
con un oggetto. Puoi sederti nella tua stanza e
continuare a osservare una fotografia; la sola
cosa che si deve ricordare è questa: non ci devi
pensare. Osserva semplicemente senza pensare.

Piano piano accade. Osserva un tavolo senza pensare al
tavolo e piano piano ecco che il tavolo è presente, tu
sei presente, e tra di voi non esiste alcun pensiero.
E all'improvviso... la gioia. La gioia è una funzione dell'assenza di pensiero.
La gioia è già presente, repressa dietro un'infinità di
pensieri; quando non sono presenti, affiora.

 Si deve iniziare con la sfera più grezza, parti da ciò
che è materiale. Poi, quando ti sei sintonizzato e hai
iniziato a percepire momenti in cui i pensieri scompaiono e
solo gli oggetti sono presenti, inizia a fare un'altra cosa.
Adesso chiudi gli occhi e osserva qualsiasi pensiero affiori
in te, senza pensare a quel pensiero. Potrebbero affiorare dei volti sullo schermo della tua mente, oppure potrebbe scorrere una nuvola, o una qualsiasi altra cosa... osserva semplicemente, senza pensare.

 Sarà un po' più difficile rispetto al primo passo,
poiché gli oggetti sono materia; i pensieri sono molto
sottili. Ma se il primo passo è accaduto, anche il
secondo accadrà; occorre soltanto un po' di tempo...
continua a osservare i pensieri.

 Dopo un po', ci potrebbero volere settimane, oppure
mesi, oppure anni... dipende da te, da quanto
intensamente e totalmente ti dedichi a questa osservazione.
Poi, un giorno, all'improvviso, il pensiero
non sarà presente.
 Sei solo, e in te affiorerà una gioia immensa: una
gioia infinitamente più grande della precedente, allorché
l'albero era presente e il pensiero era scomparso.
Sarà infinitamente più grande! Sarà qualcosa
di così sconfinato che ti sentirai letteralmente inondare
di gioia.

 Questo è il secondo passo. Allorché inizierà ad accadere,
fa' la terza cosa: osserva colui che osserva.
Adesso non esiste alcun oggetto: le cose sono state
lasciate cadere, i pensieri sono stati lasciati cadere;
adesso sei solo. Adesso osserva semplicemente questo
osservatore, sii un testimone di questo testimone.

 Di nuovo, all'inizio sarà difficile, poiché noi sappiamo
soltanto osservare qualcosa: un oggetto o un
pensiero. Quantomeno, perfino un pensiero è qualcosa
di osservabile. Ora non esiste niente, è un vuoto
assoluto; è rimasto solo colui che osserva. Adesso
ti devi rivolgere a te stesso.

Questa è la chiave più segreta: continua a restare
lì, nella tua solitudine. Riposa in questa solitudine, e
verrà un momento in cui accadrà qualcosa. È inevitabile:
se i due passi precedenti sono accaduti, anche
il terzo accadrà inevitabilmente; non ti devi preoccupare.
Quando accade, per la prima volta saprai cos'è la gioia.

Non è qualcosa che accade a te, ragion per cui non ti può
essere sottratto: si tratta del tuo essere autentico, è il
tuo stesso essere. Adesso non ti può più essere portato
via, ora non c'è modo di perderlo: sei arrivato a casa.

Dunque, devi disimparare gli oggetti e i pensieri.
Prima osserva l'elemento grossolano, materiale, poi
osserva quello sottile, e infine osserva ciò che è al di
là, ciò che trascende la sfera materiale e quella sottile. 
Osho

18 giugno 2014

LASCIATI DIVENTARE SENZA PESO



Siediti e senti che sei diventato senza peso, che non c’è alcun peso. Sentirai da qualche parte o dall'altra che c’è del peso, ma continua a sentirti senza peso. Arriverà un momento in cui sentirai d’essere senza peso, che non vi è alcun peso. Quando non c'è peso non sei più un corpo, il peso è del corpo - non tuo. Tu sei senza peso.

Devi de-ipnotizzarti. Questa è ipnosi, questa convinzione che "io sono un corpo ed è per questo che mi sento pesante". Se riesci a de-ipnotizzare te stesso e ti rendi conto di non essere un corpo, non sentirai il peso. E quando non senti il peso del corpo, sei oltre la mente.

La tecnica del siddhasan, la via del Buddha seduto, è il modo migliore per essere senza peso. Siediti sulla terra - non su qualsiasi sedia o altro, ma semplicemente sul pavimento. Seduto in una posizione del Buddha, chiudendo all’interno l’energia - le gambe sono bloccate, le tue mani bloccate – questo aiuta perché in quella postura l’energia interiore diventa un circuito. Lascia che la tua spina dorsale sia eretta. Ora puoi capire perché tanta enfasi è stata data ad una spina dorsale eretta: una superficie sempre più ridotta viene coperta dalla forza di gravità e quindi essa ti influenza di meno.

Con gli occhi chiusi, bilanciati completamente, centrati. Inclinati verso destra e senti la forza di gravità; inclinati verso sinistra e senti la forza di gravità; piegati in avanti e senti la forza di gravità; piegati all'indietro e senti la forza di gravità. Poi trova il centro dove la forza di gravità si fa sentire meno, il minimo peso che senti, e resta lì. Dimenticati in seguito del corpo e senti di essere senza peso – che sei senza peso. Entra in questa sensazione dell’essere senza peso. Improvvisamente diventerai senza peso, improvvisamente non sarai il corpo; improvvisamente ti troverai in un mondo diverso, privo del corpo.

L’assenza di peso è la privazione del corpo. In seguito potrai trascendere anche la mente. La mente è anche parte del corpo, fa parte della materia. La materia ha un peso; ma tu non hai alcun peso. Questa è la base di questa tecnica.

Osho,The Book of Secrets, #7
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14 giugno 2014

Ricorda!


Ci sono due modi di distaccarti dalle false identità.
Tu non sei ciò che pensi, senti, immagini, proietti.
Sei solo il fatto di essere consapevole.
Qualsiasi cosa accada, sei sempre consapevolezza. Sei consapevolezza: questa identità non può essere spezzata. Quest’identità non può essere negata. Tutto il resto può essere negato ed eliminato.
La consapevolezza resta il sostrato finale, la base fondamentale. Non puoi negarla, non può distaccarti da essa.
Quindi funziona così: ciò che non può essere eliminato, ciò che non può essere reso separato da te, quello sei tu; ciò che può essere separato, non sei tu.
C’è dolore; un attimo dopo può anche non esserci più — ma tu ci sarai. È arrivata la felicità, se ne andrà ancora; c’è stata, e poi scomparirà –– ma tu ci sarai. Il corpo è giovane, poi diventa vecchio… tutto il resto va e viene –– gli ospiti vanno e vengono –– ma il padrone di casa è sempre lo stesso.
Quindi i mistici Zen dicono: non perderti nella folla degli ospiti.
Ricorda che sei il padrone di casa. Questa qualità di essere il padrone di casa è la consapevolezza, è la coscienza che testimonia. Qual è l’elemento basilare che rimane sempre con te? Sii solo quest’elemento, e disidentificati da tutto ciò che va e viene.
Noi però c’identifichiamo con l’ospite. Il padrone di casa, in realtà, è così occupato con l’ospite che si dimentica chi è.
Mulla Nasruddin sta dando un party per vari amici e conoscenti. Il party è molto noioso; è già passata metà della notte e sta andando avanti a questo modo. Uno degli ospiti, che non sa che Mulla è il padrone di casa, gli dice: “Non ho mai visto un party del genere, così stupido. Sembra non finire mai, e mi sto annoiando tanto che ho voglia di scappare”.
Mulla replica: “È la stessa cosa che volevo dire io. Nemmeno io sono stato mai a un party così noioso e senza senso, ma non l’ho detto perché non sono coraggioso come te. Ma stavo anch’io pensando di scappare via”. Così entrambi svicolano via.
Ma poi, arrivati in strada, Mulla si ricorda di una cosa e dice: “C’è qualcosa non va: mi sono ricordato che io sono il padrone di casa! Scusami, ma devo tornare”.
Questo accade a tutti noi: il padrone di casa si è perso, viene dimenticato in continuazione.
Questo padrone di casa è il tuo sé che osserva, il testimone. Il dolore arriva ed è seguito dal piacere; c’è felicità e poi sofferenza. In ogni momento sei identificato con tutto ciò che accade, e diventi l’ospite. Ricordati del padrone di casa. Quando inizi la tua ricerca, ricorda il padrone di casa.
Ci sono tanti tipi di ospiti: piacevoli, dolorosi; ospiti che ti piacciono e altri che non vorresti ricevere; ospiti con cui vuoi vivere e altri che vorresti evitare, ma sono tutti ospiti.
Ricorda il padrone di casa. Ricordalo sempre, in ogni momento. Rimani centrato nel padrone di casa, resta in questa qualità – allora accadrà la separazione. Ci sarà una pausa, un intervallo – il ponte verrà interrotto. Nel momento in cui il ponte s’interrompe, accade il fenomeno della rinuncia. Allora sei nel mondo, ma non ne fai parte. Allora sei un ospite, pur rimanendo il padrone di casa. Non occorre cercare di sfuggire l’ospite – non è necessario.
Osho That Art Thou

13 giugno 2014

IL CENTRO



Se non trovi il tuo centro, non c’è soddisfazione possibile. Puoi cercare e trovare molte cose nella vita, ma nulla potrà soddisfarti. Ci sarà solo un momento illusorio, quando avrai soddisfatto un desiderio. Per un momento ti sentirai bene, ma solo per un momento. Quando un desiderio scompare, ne nascono altri dieci. Di nuovo inizia l’agitazione e tutto quello che ne segue. È un processo senza fine.


Solo se trovi il tuo centro, questo processo si arresta, la ruota non gira più. Quando arrivi a casa, al tuo centro, tutti i desideri scompaiono – sei completamente soddisfatto, e per sempre. Non è una soddisfazione momentanea. È contentezza, contentezza assoluta. Arrivare a casa, all’ interno di se stessi, soddisfa e soddisfa veramente.
Osho
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7 giugno 2014

10 motivi per mangiare qualche mandorla ogni giorno

Poche le persone a cui non piacciono, io le adoro: le mandorle! La lieta notizia è che per una volta una cosa buona fa anche bene! Allora approfittiamone, sgranocchiamo ogni giorno 4/5 mandorle. Ecco 10 buoni motivi per farlo…




1) Sana energia: grazie ai tanti micronutrienti di cui sono composte, le mandorle offrono una buona dose di energia e aiutano il cervello nelle sue funzioni.
2) Magnesio: ottima fonte di questo minerale, le mandorle sono consigliate a tutti ma particolarmente utili a chi ha un sistema nervoso fragile, soffre di depressione, vive un momento di stress e affaticamento o soffre di sindrome premestruale.
3) Proteine vegetali: una manciatina di mandorle ogni giorno contribuisce al fabbisogno giornaliero di proteine ed è un ottimo integratore naturale, in particolare per chi segue una dieta vegetariana o vegana (tra l’altro le mandorle contengono anche ferro!).
4) Benessere dell’intestino: nelle mandorle sono presenti fibre e perciò questi piccoli frutti sono molto importanti anche per regolarizzare le funzioni intestinali. Generalmente se ci sono problemi in questo senso si utilizza l’olio di mandorle dolci (per uso alimentare) da prendere a stomaco vuoto un cucchiaino ogni mattina.
5) Giù il colesterolo: alcune ricerche scientifiche hanno dimostrato che chi mangia regolarmente mandorle ha livelli di colesterolo più bassi e una circolazione migliore in particolare grazie alla presenza di fibre e “grassi buoni”.
6) Ossa forti: dato che le mandorle contengono calcio, magnesio e fosforo sono un ottimo integratore anche per le ossa e, se consumate regolarmente, contribuiscono a rafforzarle.
7) Omega 3: questi preziosi acidi grassi essenziali, che dobbiamo inevitabilmente assumere con l’alimentazione, aiutano il cuore e il sistema circolatorio e sono presenti anche nelle mandorle come nel resto della frutta secca.
8) Pelle più giovane: le mandorle sono ricche di vitamina E, aiutano quindi la pelle a rimanere giovane e morbida, si può dire che sono un vero e proprio frutto anti-age!
9) Giù glicemia, su senso di sazietà: alcuni studi hanno dimostrato come le mandorle siano in grado di tenere a bada la glicemia e agiscano sul senso di sazietà. Ecco perché spesso, nonostante siano molto caloriche, vengono consigliate come spuntino di metà mattina o metà pomeriggio a chi è a dieta.
10) Antiossidanti: le mandorle sono ricche di polifenoli e quindi particolarmente benefiche per il nostro organismo che grazie ad essi può difendersi dai danni provocati alle cellule dai radicali liberi.

6 giugno 2014

"Imprevedibilità e Sistema" di OSHO

"Imprevedibilità e Sistema" di Osho
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(...) La società non ha bisogno di individui, ma di efficienza. Pertanto, più una persona diventa umana, meno essa è utile per la società, e più diventa pericolosa. L'intero schema della nostra civiltà comporta la riduzione dell'essere umano a un automa. In questo caso una persona è ubbidiente, efficiente e non pericolosa. Altrimenti una mente inventiva, che indaga, creerà inevitabilmente fastidi. L'establishment non sarà mai in pace con persone simili tra i piedi.
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Non appena un bambino nasce, la società inizia ad ucciderne l'individualità; prima che abbia raggiunto i 7 anni la sua individualità è totalmente annientata. Qualsiasi forma di istituzione sociale è solo un mezzo per uccidere l'individuo e trasformarlo in macchina. Tutte le nostre università non sono altro che fabbriche per uccidere la spontaneità, per distruggere lo spirito, e trasformare l'uomo in una macchina. Solo in questo caso la società si sente tranquilla nei suoi confronti. Sarà possibile sapere cos'è in grado di fare; cosa farà; diventa prevedibile. Un marito, una moglie, un dottore, un avvocato, uno scienziato sono prevedibili; sappiamo chi sono e come reagiranno, si può stare tranquilli. Viceversa è impossibile essere tranquilli con una persona viva e spontanea, perché è imprevedibile. L'imprevedibilità è sempre fonte di insicurezza. Se sei imprevedibile, allora non sei controllabile, non puoi più essere manipolato. Nessuno si sente a proprio agio con una persona imprevedibile. Ma solo l'uomo imprevedibile può sentire gioia, può sentire cose che nessun altro potrà mai sentire. La vita in se è imprevedibile, non controllabile. La vita come tale si incammina sempre, attimo dopo attimo, verso l'ignoto. La vita è una apertura sull'ignoto!
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OSHO

3 giugno 2014

Limone e Bicarbonato

La sanità non diffonde la notizia perché la soluzione é troppo economica
Il bicarbonato di sodio è uno dei più potenti alcalinizzanti. Otto Heinrich Warburg, premio Nobel nel 1931 per la sua tesi
La causa principale e la prevenzione del cancro, ha dichiarato:
Le cellule tumorali vivono in un ambiente estremamente acido e privo di ossigeno. Le cellule sane vivono in un ambiente alcalino, ossigenato, consentendo il funzionamento normale, privare una cellula del 35% di ossigeno per 48 ore può probabilmente innescare un processo canceroso. Le sostanze acide respingono ossigeno, mentre le sostanze alcaline lo attraggono. Le cellule tumorali sono anaerobiche (non respirano ossigeno) e non possono sopravvivere in presenza di alti livelli di ossigeno. Invece la GLICEMIA sopravvive fino a quando l’ambiente è privo di ossigeno. I tessuti tumorali sono acidi, mentre i tessuti sani sono alcalini, quindi il cancro non sarebbe altro che un meccanismo di difesa che hanno alcune cellule del corpo per sopravvivere in un ambiente privo di ossigeno e alcalinità.
La dr. Elisabetta Izquierdo : “Io sono un medico e mi rifiuto di credere che radio e chemio terapia siano gli unici strumenti per debellare il cancro”.
Il bicarbonato di sodio, umile composto e molto a buon mercato, secondo recenti e sorprendenti ricerche farmaceutiche può curare il cancro. E non solo, allevia molto significativamente anche gli effetti secondari negativi della chemioterapia. La “soluzione” della medicina organizzata per il cancro si basa su tre procedure molto rischiose e altamente invasive la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia. La soluzione può essere nel kit del vostro bagno.
Dose Consigliata: 1/2 litro di acqua + succo di 3 limoni + 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio. Prendere a stomaco vuoto al mattino, può essere suddivisa in due dosi durante il giorno , ma non tra i pasti. E ‘ meglio prenderla ogni giorno, anche quando la malattia è sparita, perché tutti i tumori possono tornare, ed è importante prevenire.
Nel suo libro, “Vincere la guerra al cancro“, il suo autore – il dottor Mark Sircus – affronta la questione del bicarbonato di sodio che aiuta a salvare innumerevoli vite ogni giorno. Il bicarbonato di sodio è noto come antico metodo per accelerare il ritorno a livelli normali di bicarbonato nel corpo. E’ inoltre economico, sicuro, e forse potrebbe essere la medicina più efficace a disposizione contro il cancro.
Il Bicarbonato di sodio dà al corpo una forma naturale di chemioterapia che uccide efficacemente le cellule tumorali senza gli effetti collaterali devastanti evitando anche i costi della chemioterapia convenzionale. Dal momento che nessuno si può arricchire e fare un sacco di soldi con qualcosa di così semplice, nessuno lo promuove e quindi manca il supporto per essere studiato e sperimentato. La comunità medica ha voltato le spalle Dr. Simoncini e ad altri colleghi, perché, da onesto specialista oncologo, ha rifiutato di utilizzare i metodi convenzionali per i suoi pazienti che decidono di farsi somministrare cure a base di bicarbonato di sodio, curando con impressionante successo nel 99 per cento dei casi il cancro al seno. Il cancro della vescica può essere curato in breve tempo, completamente e senza chirurgia, chemio o radioterapia, utilizzando solo un apparato di infiltrazione locale (simile ad un catetere) per infondere bicarbonato di sodio direttamente nella zona infetta del seno o della vescica, ma può anche essere consumato per via orale. Clicca su MI PIACE per seguirci su Facebook
Il bicarbonato di sodio applicato ai tumori alla fine li fa scomparire rapidamente, che molti dei trattamenti chemioterapici attualmente includono bicarbonato di sodio, con la scusa che “aiuta” a proteggere i reni, il cuore e il sistema nervoso del paziente è un dato di fatto. Ed è stato già stabilito che la somministrazione di chemioterapia senza bicarbonato può uccidere il paziente. Così , quando sentiamo parlare sui “successi” della chemioterapia è proprio il bicarbonato di sodio che agisce, non solo per fermare metastasi ma anche per ridurre al minimo gli effetti collaterali dannosi della tossicità chemioterapica. Inoltre non esistono studi per separare gli effetti del bicarbonato di sodio dagli agenti chemioterapici tossici.
http://cromopuntura-cromos.blogspot.it/2014/06/limone-e-bicarbonato.html

1 giugno 2014

IL GRANDE INGANNO-AFFARE DEI VIRUS: NON SONO ESSERI VIVENTI. POSSONO CAUSARE MALATTIE?

La Teoria dei Germi

Nell’immaginario collettivo, il virus è una microscopica forma di vita in grado di infettare altre cellule, e vivere come parassita fino alla distruzione dell’ospite. Ciò deriva dalle prime teorie di Pasteur.
Ai virus vengono attribuiti comportamenti quali “iniettarsi”, “incubare”, “essere in latenza”, “invadere”, avere uno “stadio attivo”, “impadronirsi”, “riattivarsi”, “mascherarsi”, “infettare”, “assediare” ed essere “devastanti” e “mortali”. Tutte azioni che possono essere commesse da un organismo vivente.
Tuttavia i virologi ammettono che i virus, pur avendo natura peculiarmente organica, non possiedono metabolismo, non possono essere replicati in laboratorio e non possiedono in generale alcuna caratteristica degli esseri viventi e, in realtà, non sono mai stati osservati vivi.
I virus contengono acido nucleico e proteine, ma non possono essere considerati vivi, perchè mancano dei prerequisiti fondamentali, e cioè dei meccanismi di controllo metabolico (che perfino i batteri meno evoluti possiedono).
Secondo i testi di virologia e microbiologia i virus presentano le seguenti caratteristiche, che sono incompatibili con la vita:
1) I virus non possiedono metabolismo. Non possono elaborare il cibo o il nutrimento e dunque non possiedono strumenti per formare energia. Sono solo un contenitore, o schema di informazioni, come lo sono i genomi.
2) I virus non possiedono alcun tipo di capacità di movimento. Non hanno un sistema nervoso, né un apparato sensorio, né un’intelligenza che possa in qualche modo coordinare movimenti o “invasioni del corpo” di qualsiasi natura.
3) I virus non possono replicarsi: essi dipenderebbero interamente dalla “riproduzione obbligata”, vale a dire la riproduzione attraverso un organismo ospite, cosa assolutamente inaudita in ogni altro campo della biologia.
I “virus vivi” sono sempre morti: il termine “virus vivo” indica semplicemente quei virus creati dalla coltura di tessuti viventi in vitro (cioè in laboratorio), dai quali si possono ottenere trilioni di virus. Ma proprio qui sta il punto: anche se alcune colture da laboratorio vengono tenute vive, nel corso del processo si verifica un massiccio ricambio cellulare ed è dalle cellule morenti che vengono ottenuti i “virus”. Essi sono comunque morti o inattivi: non sono altro che molecole di DNA e proteine.
Poiché i “virus” non sono vivi, essi non possono agire in nessuno dei modi che vengono loro attribuiti dalle autorità mediche.
Ma allora cosa sono i virus?
Quando una cellula muore, essa viene disintegrata dai lisosomi, potenti enzimi intracellulari che frammentano i componenti cellulari in particelle ultra-minute affinché il corpo possa prontamente riciclarle o espellerle come scarti.
Ogni giorno, a seconda del nostro livello di tossicità, muore un numero di cellule comprese fra 300 milioni e oltre mezzo trilione di cellule; ognuna di esse contiene in media dai 5.000 ai 20.000 mitocondri. Quando le cellule muoiono esse vengono autodistrutte dai loro stessi lisosomi, ma i nuclei e i genomi dei mitocondri sono protetti assai meglio rispetto ad altri organelli, perciò spesso non si decompongono completamente.
Ed è qui che la spiegazione diventa interessante.
Secondo il Guyton’s Textbook of Medical Physiology un virus può definirsi come una parte minuta di materiale genetico (detto genoma) le cui dimensioni equivalgono a circa un miliardesimo di quelle della cellula. Il genoma è circondato da una protettura detta capside che è di solito una guaina proteica a doppi lipidi ed è composta di due membrane (quasi identiche alla membrana cellulare) che, per inciso, rappresentano l’ossatura stessa del nucleo mitocondriale.
Questa descrizione di un “virus” è virtualmente identica a quella di ciò che resta dei genomi dei mitocondri cellulari.
Le fotografie dei presunti virus che “si iniettano” all’interno della cellula mostrano in realtà la cellula che letteralmente inghiotte il virus. Si forma allora un’incavatura, e il materiale organico viene circondato dalla sostanza cellulare che poi si richiude, formando uno “stomaco” improvvisato, in cui il virus scompare. Lo “stomaco” si riempie allora di potenti enzimi lisosomici che digeriscono il materiale organico, frammentandolo in amminoacidi o acidi grassi per il riciclaggio o l’eliminazione: questo è un normale processo della fisiologia cellulare nota come fagocitosi.
I “virus” non sono microrganismi, ma semplici frammenti senza vita di materiale mitocondriale.
I virus non sono altro che materiale organico inerte, completamente privo di qualsiasi caratteristica di vita e che nessuno ha mai visto in azione.
Per questo motivo i virus non possono provocare malattie: Attribuire ai virus una qualsiasi attività è più o meno come attribuire delle azioni alla testa decapitata di un cadavere!
Dunque cosa causa l’influenza, il raffreddore, e le altre malattie “virali”?
Quando il corpo genera o assume piu scorie di quanto sia in grado di espellere con le operazioni di norma, genera un processo per massimizzare questa disintossicazione. 
E’ il nostro corpo a generare la malattia nel tentativo di espellere le scorie.
Gli esseri umani sono sempre “infetti” di “virus” e batteri, poiché essi sono presenti nel nostro corpo in qualsiasi momento. Solo quando le scorie superano una soglia critica inizia la malattia.
Il contagio, nelle modalità in cui lo immaginiamo, è un illusione. La gente pensa che specifiche entità patogene, aggressive e maligne, siano in grado di passare da un ospite all’altro. Il “contagio” è uno dei miti della medicina, poiché le scorie tossiche non possono essere trasmesse da un corpo all’altro attraverso il normale contatto. Nessuno può passare ad altri la sua malattia, non più di quanto possa trasmettere la propria salute. Qualcosa di simile al contagio sembra avvenire quando una persona in condizioni gravemente tossemiche viene messa a contatto con un’altra che si trovi in una situazione similare, attivando in questo modo una crisi risanante.
Lo scambio di materiale batterico attiva, affretta o sollecita il processo di malattia in coloro che sono già tossemici. Ma per coloro che non lo sono, il contagio non funziona e non può verificarsi finché il corpo si mantiene puro, poiché è la contaminazione del sistema che prepara l’organismo per le “epidemie”, a causa della nostra incapacità di mantenere fluidi e tessuti corporei puliti e non inquinati.
In medicina si crede infatti che un epidemia risulti “contagiosa” solo se l’individuo  è “predisposto”. Questa affermazione medica è in realtà un’ammissione che non sono i germi a provocare le malattie. Se così fosse, chiunque venisse esposto ad essi si ammalerebbe della stessa malattia.
Una persona “predisposta” è una persona che possiede un alto livello di tossicità dell’organismo, insieme alla vitalità sufficiente a condurre il processo di malattia/purificazione. Tali individui possono ammalarsi in qualsiasi momento, che vengano o no esposti al “contagio”.
Prendiamo come esempio i raffreddori. Come mai i bambini prendono fino a otto raffreddori all’anno, mentre i genitori molti di meno? Come mai le persone che si trovano isolate negli osservatori al Polo Nord o Sud “si prendono” lo stesso il raffreddore durante la loro permanenza? Come mai negli anni 1965-67 i laboratori del National Institute of Health di Bethesda, nel Maryland, condussero sperimentazioni sulle influenze che non mostrarono alcuna prova che esse fossero dovute a contagio?
Ad alcuni volontari vennero iniettati ogni giorno i presunti “virus” dell’influenza, prelevati a coloro che ne soffrivano, ma nessuno di essi si ammalò. Ci furono più casi di influenza nel gruppo di controllo. Contemporaneamente, subito dopo la tradizionale Festa del Ringraziamento, il numero di ammalati in entrambi i gruppi ebbe un picco improvviso, come è lecito aspettarsi quando vengono consumati cibi e bevande eccessive durante una festività.
In Giappone prostitute “infettate” hanno avuto relazioni sessuali con molti militari senza che nessuno di essi contraesse la malattia. Allo stesso modo molti individui presentano “infezioni” nella zona genitale senza mai aver avuto contatti con nessuno (ad esempio nei casi che riguardano i bambini). Il concetto di “contagio” è medicamente indimostrato, nonostante le apparenze del contrario.
Poichè la malattia è il processo tramite il quale il corpo espelle scorie, sopprimerla senza eliminare le cause non risolve il problema. Alla luce di questi fatti, è assurdo utilizzare un farmaco per uccidere virus e batteri: i farmaci uccidono una grande quantità di batteri con cui viviamo in simbiosi (non i virus, che sono già morti), e sono altrettanto dannosi ad ogni altra forma di vita metabolica, cellule umane incluse. L’utilizzo di farmaci ostacola gli sforzi di detossificazione che il corpo conduce, rappresentando per il sistema un ulteriore problema oltre alle sostanze nocive che il corpo va espellendo attraverso il processo di malattia. Eliminare le nuove sostanze dannose che vengono ingerite assume la precedenza sull’eliminazione di quelle che stanno alla base della crisi risanante, interrompendola momentaneamente. E’ in questo modo che i farmaci “funzionano”.
L’unico metodo di prevenzione delle cosiddette “malattie virali” sta nel ridurre la tossicità dell’organismo.
La tossicità dipende soprattutto dallo stile di vita e dall’alimentazione. L’alimentazione (oltre a fumo e altre sostanze dannose) sono la prima causa di tossicità e quindi di malattia
Gli unici medodi di cura sono il riposo e pratiche che favoriscano l’eliminazione delle scorie, lasciando libera la malattia di fare il suo corso.
Un alimentazione naturale limita drasticamente la quantità di scorie nel nostro organismo. eliminando completamente ogni forma di influenza o limitandola in forme lievi.
Considerando la febbre per quello che è, ovvero come una geniale risposta del nostro organismo a una situazione di pericolo, essa non va combattuta, ma anzi analizzata e controllata facendo si che svolga il proprio compito nel modo migliore.
Se avete un corpo sano..non preoccupatevi del prossimo che vi starnutirà addosso!! 




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VIRUS E VIRESSE


di Valdo Vaccaro


L’IRRESISTIBILE ATTRAZIONE UMANA PER L’ESTREMAMENTE PICCOLO
Pare che il genere umano sia affascinato in modo irresistibile dall’infinitamente grande e dall’infinitamente piccolo.
Pare cioè che ami discutere e spremersi le meningi, fino quasi a farle fondere, sulle cose che non può vedere in concreto, non può tastare e non può fotografare.
Su quelle cose cioè di cui si può continuare a dire tutto e il contrario di tutto, o quasi.
Se termini come universo e galassia inducono la nostra materia cerebrale a subire, come per simpatia con l’argomento, una sorta di espansione e di allargamento, parole come batteri, virus, molecole, atomi, enzimi, colori, profumi, ma persino micro vitamine come la B12, ci fanno quasi venire l’emicrania, nel tentativo di concentrarci e rimpicciolirci facendo il cammino diametralmente opposto.

L’AMORE PER IL MISTERO, PER L’INVISIBILE E L’IMPERCETTIBILE
Parlare di una pallina da tennis o di una patata è argomento troppo facile.
Dopo mezzo minuto di appunti, cento persone vengono fuori con la definizione esatta, le caratteristiche, le funzioni, e tutte le informazioni che servono a esaurire l’argomento.
Troppo facile e troppo banale.
Roba da bambini delle scuole materne.
L’uomo ama la sfida e il mistero. Predilige misurarsi nel terreno dell’invisibile e dell’intastabile.
Anche perché è spesso lì che si giocano le più importanti teorie, le più importanti partite, le più grandi frodi, le più grandi prese per i fondelli.

DAGLI SPIRITI MALIGNI DEGLI ESORCISTI MEDIEVALI AGLI SPIRITI BATTERICI DI LOUIS PASTEUR
Per secoli, la medicina fu nelle mani esclusive dei sacerdoti e degli esorcisti, visto che erano gli spiriti maligni a causare tutte le malattie, e quelli benigli a mantenere le persone in forma.
Con l’arrivo del microscopio a 50 magnificazioni o ingrandimenti si cominciarono ad intuire cose nuove.
Il chimico francese Luigi Pasteur partì con la lancia in resta e si illuse di aver capito al volo le reali cause di tutte le malattie.
Non più gli spiriti maligni, ma i batteri maligni.

IL PENTIMENTO FINALE DEL BATTERIOLOGO FRANCESE
Solo che, dopo tanti confronti al vetriolo con altri studiosi che lo accusavano giustamente di barare, ed anche di aver trafugato indecorosamente le ricerche assai più accurate e scientifiche del medico connazionale Antoine Bechamp, fu costretto a ricredersi e a pentirsi.
Ma lo fece tardivamente, negli ultimi istanti della propria vita.
Riconobbe allora che le malattie sono causate dalle condizioni del terreno biologico, cioè dalle condizioni del soggetto, e non dai batteri.
Hanno ragione Bernard e Koch, il microbo è niente e il terreno è tutto, sospirò il vecchio Pasteur con aria avvilita, sul letto di morte.

MALATTIE TOSSICHE E NON BATTERICO-VIRALI. L’INTERA INCASTELLATURA DEL CONTAGIO CHE SI DISINTEGRA.
Con gli studi successivi di Koch, e soprattutto col contributo fondamentale dei movimenti igienistici, si comprese meglio ancora come i batteri accompagnassero le malattie, senza esserne assolutamente la vera causa.

Ma la stupidità e l’ignoranza umana, associata alla voglia di speculare e realizzare grossi guadagni a danno della gente, hanno ritardato la conoscenza scientifica, impedendo di comprendere che tutte le malattie umane provengono da comportamenti sbagliati, da cibi sbagliati, da pensieri sbagliati, e da altri fattori intossicanti, quali carenza delle giuste sostanze nutritive, carenza di sole e di aria pura, carenza di libertà e di movimento, carenza di amore per sé e per gli altri, carenza di rapporto armonico col creato.
Oppure provengono da eccessi, ossia eccessi di tossine, eccessi di fatica, eccessi di stress.
In ogni caso, si parla di malattie di carattere tossico e non batterico-virale.
Tale distinzione è importantissima perché manda fuori-giri e fuori-gioco l’intera incastellatura del contagio, dell’infettologia, del lazzaretto e del lebbrosario.

IL CONTAGIO, OVVERO LA PIU’ GRANDE TRUFFA DELL’ERA CONTEMPORANEA
Tutte le malattie dunque generate da fattori tossici e non da fattori contagianti.
Il contagio è infatti la più grande truffa ideologica dell’era moderna.
Tutte le pesti, tutte le grandi malattie storiche e reali, tipo la pellagra, lo scorbuto, il beri-beri, tormentarono e terrorizzarono l’umanità per secoli, proprio per i timori di contagio e di trasmissibilità, mentre in realtà erano solo delle banali intossicazioni intestinali e delle banali intossicazioni da carenza vitaminica.
Non stiamo qui ad elencare le decine di influenze legionarie, aviarie, suine, sarsiane che sono state usate negli ultimi anni a scopi terroristici.
Non citiamo nemmeno quelle derivate da avvelenamenti farmacologici tipo l’AIDS giapponese chiamato Smon.

MEDICINA E FARMACOLOGIA IN CIMA AL MONDO
E non ci dilunghiamo qui sul più clamoroso degli imbrogli umani coincidente con l’invenzione dell’Aids e del relativo virus HIV, un fantasma che latita da oltre vent’anni tra le menti degli spaventapasseri e dei poveri passeri (che sono gli uomini che si lasciano spaventare).
Il terrore però, usato come metodo, ha permesso alla medicina e alla farmacologia di installarsi in cima alla montagna più alta, in vetta al Super-Everest del pianeta, dove ha costruito il suo fortino inespugnabile, e da dove manda tuttora le sue direttive del terrore.

IL TERRORE COME MIGLIOR METODO DI MARKETING PER LE CHIESE E PER L’ORDINE MEDICO-FARMACEUTICO
Il terrore non è affatto aria fritta o materiale di scarto.
Il terrore è oro colato. Sono pietre preziose.
Lo ha sempre saputo la chiesa cattolica.
Terrorizzare le vecchiette con l’Inferno ha portato, e porta tuttòra, migliaia di facili eredità che vengono lasciate al prete, alla parrocchia e al Vaticano.
Terrorizzare i potenti di un tempo, portò alla famosa e scandalosa vendita delle indulgenze.
L’ordine medico-farmaceutico ha imparato a memoria la lezione dai preti e dai papi.
I suoi metodi e le sue teorie sono esattamente le medesime di quelle dei sacerdoti, dei cerusichi e degli speziali che imperversavano negli anni bui del medioevo, con l’aggiunta di qualche lente in più, di qualche strumentazione elettronica in più, e di una montagna di veleni in più.
Esso è il continuatore delle ideologie medievali, l’affossatore del Conquecento e dello spirito Rinascimentale, il nemico acerrimo di Leonardo e Raffaello, il becchino dell’Illuminismo con tutti i Rousseau e Voltaire.

MAKING MONEY IS THE NAME OF THE GAME. I TRUFFATORI DELL’AIDS NON VANNO MAI IN VACANZA.
Quando la fandonia degli spiriti ha cominciato a dissolversi, sulla spinta inesorabile delle ricerche scientifiche indipendenti e trasparenti, ecco allora la corsa verso il più piccolo, verso il mondo più invisibile.
Ecco dunque il rifugiarsi di nuovo nel comodissimo regno degli spiriti, chiamati modernamente virus.
Making money is the name of the game (Fare i soldi è il nome del gioco), dicono in America, dove le cose avvengono sempre 20 anni prima, e si capiscono 20 anni prima che negli altri posti.
Se i batteri si possono fotografare e persino pesare, coi virus ciò non è possibile.
Al massimo puoi fotografare il capside esterno dove si è cacciato del materiale virus, similmente alla spazzatura che finisce negli angoli più reconditi di una stanza.
I grandi truffatori della malattia AIDS non sono andati in vacanza. Si trovano tra noi.

L’IMPOSSIBILE RICERCA DI UN ANTIVIRALE PER UN VIRUS CHE NON ESISTE
Hanno concepito, inventato, disegnato e lanciatao tale malattia, etichettando con la sogla AIDS dei disgraziati consumatori di droghe, di birra, di sesso problematico e di ore notturne rubate al sonno.
Chiaramente non hanno mai isolato il virus HIV che non esiste, e che mai troveranno.
Figurarsi poi se potevano scoprire un fantomatico antivirale, per un virus che non c’è e una malattia che non esiste (i malati di AIDS sono intossicati da cento altri veleni, più che da uno specifico virus).

IL VERGOGNOSO RICORSO A UN FARMACO MICIDIALE CHE E’ STATO SCONFESSATO DAL SUO STESSO INVENTORE
Ecco allora che hanno trovato pronta la soluzione del velenosissimo AZT, che fa davvero morire chimicamente sani e malati più velocemente di qualsiasi comportamento insano, al punto che il suo inventore Richard Beltz si è immediatamente pentito di averlo elaborato (L’AZT, o azidotimina, non aveva prospettive per due ragioni: I miei studi hanno provato che era cancerogeno in ogni dosaggio, e che era pure troppo tossico per usi di breve periodo).
Ma la GlaxoSmithKline, che ha l’esclusiva ufficiale della AZT, non la pensa affatto così, e continua a vendere azidotimina dovunque c’è gente irresponsabile disposta a prescriverla ed usarla.
I costruttori dell’AIDS non sono mai andati in vacanza dicevamo.
E hanno persino realizzato delle fotografie del supposto virus HIV, prendendo di nuovo per i fondelli il mondo intero. Per loro il Carnevale non ha soste.

HANNO FALSIFICATO VITAMINE E MINERALI, STANNO FALSIFICANDO LA GENETICA E IL DNA, FIGURATI SE SI FANNO FREGARE SULL’HIV
Tanto più che i dubbi e i dibattiti continuano.
Quando non si riesce nemmeno a dare una definizione alla parola virus, possiamo immaginarci quanto spazio c’è per scherzi, deviazioni, imbrogli e farse.
Sono riusciti a falsificare minerali e vitamine, colori e sapori, e stanno pure cercando di falsificare il DNA e i nostri codici genetici, figurarsi se si fanno mettere nel sacco per le loro incongruenze nella faccenda HIV.
Hanno fatto ancora di più.
Sono riusciti a far vincere il premio Nobel al neo-pasteuriano francese Luc Montagnier, premiato per la scoperta di una malattia che non esiste e di un virus che né lui né altri hanno mai isolato.
Chiaro che entro l’anno, in concomitanza con il passaggio dei poteri miondiali al Codex Alimentarius, ci sarà la beffa numero due, ovvero il Nobel all’altro co-inventore e co-manovale della truffa AIDS, che si chiama, purtroppo per noi italiani, Robert Gallo.

LA BARZELLETTA DELLA MOLTIPLICAZIONE VIRALE, BUONA PER CHI CONFONDE IL SEGNO PIU’ COL SEGNO PER. IN REALTA’ NON HANNO ANCORA TROVATO LA VIRESSA.
I dizionari e i testi ufficiali delle università parlano del virus come di un microrganismo velenoso e infettante, come di un agente infettivo sub-microscopico, o di molecole complesse racchiuse in un guscio o un cappotto o una capsula esterrna di lipo-proteina.
Tutte cose approssimative e false.
Prive di testa e di coda, prive di intelligenza cinematografica e di ragionamento funzionale.
Si parla persino di moltiplicazione di virus, e vengono attribuite ai virus proprietà e caratteristiche come lentezza, latenza, infettività, volontà, migrazione.
C’è gente che non sa distinguere tra addizione e sottrazione, tra sommatoria e moltiplicazione.
Virus insomma considerato come un essere vivente o quasi, che mangia e beve e fa la cacca.
Non hanno trovato ancora la viressa, cioè la compagna del virus, che risolverebbe finalmente i loro problemi, e rilancerebbe la caccia ai virus, agli acerrimi nemici dell’umanità.

I POTENTI OMOSESSUALI DELLA CDC DI ATLANTA
Hanno già messo però le mani avanti.
Stanno infatti parlando di viron (da 1 a 150 volte più piccoli dei virus, di viroidi (diversi dai virus per l’assenza del capside), di trasposoni e di repliconi autonomi (forme chiamate intermedie).
Resta sempre l’opzione femminile, per cui arriveremo pure alle vironesse, alle trasposonesse ed alle repliconesse.
Parliamo di fica ragazzi, che è molto meglio, direbbe il mio amico Edoardo, che se ne intende assai più dei ricercatori di laboratorio.
Ma negli uffici del CDC predominano gli omosessuali, quelli che hanno fatto fallire il progetto originario chiamato GRID (Gay Related Immunology Disease) sostituendolo col progetto AIDS, meno infamante per la loro categoria ed anche molto più redditizio a livello pecuniario.
Non si sa mai che quei ricercatori indipendenti tipo Duesberg, e quei maledetti igienisti allievi di Shelton, non scoprano tutto l’imbroglio e ci lascino a corto di argomenti, a corto di truffe, a corto di terrore.

DIFFICOLTA’ PERSINO NELLA DEFINIZIONE DI VIRUS. VIRUS COME TRASPORTATORE E FACCHINO DEL DNA SECONDO STEFAN LANKA.
Virus dunque strumento di terrore. In latino virus significa veleno.
Ma i veleni si possono analizzare con facilità, gli si può affibiare una precisa formula chimica.
Coi virus è diverso. Siamo tuttòra nel mondo dell’imponderabile.
Lo stesso dr G. Paolo Vanoli, che è una delle persone più serie ed affidabili nel panorama della ricerca italiana indipendente, ha trovato da ridire su qualche dettaglio del mio precedente articolo Peste Suina e Porco-Economia, obiettando sulla mia definizione originale dell’A-H1N1 come mostriciattolo morto e cadavere a tre teste, che nella sua versione apparsa su Internt ha ridotto a semplice mostriciattolo (togliendo il compromettente resto), e giustificando tale operazione col suo allineamento alle ricerche del tedesco Stefan Lanka, virologo e biologo molecolare, che ha descritto il virus non come nemico che uccide, ma piuttosto come trasportatore e facchino del DNA.
Non intendo assolutamente innescare delle polemiche interne con Vanoli, per il quale provo rispetto, solidarietà ed amicizia innanzitutto.

IN DISACCORDO PERSINO CON PETER DUESBERG SULL’ORIGINE DEI VIRUS
Sarebbe sciocco montare polemiche ideologiche per far prevalere le nostre teorie o le nostre scelte ideologiche su quelle degli altri.
Ma resto della mia opinione, che è poi quella dei ricercatori della scienza igienistica americana, che è sicuramente più affidabile delle varie ricerche individuali condotte in Europa ed in Germania, provenendo da un grosso lavoro di gruppo e da anni di discussioni collettive nell’ambito della ANHS (American Natural Hygiene Society).
Non metto in dubbio le qualità di Stefan Lanka, e nemmeno il fatto che lui abbia isolato molti virus, mentre chi scrive non bazzica di certo nei laboratori biochimici.
Ma la testa, e la fondamentale bussola, funzionano meglio all’aria ed alla luce del sole, senza nulla togliere alla necessità della ricerca tra flaconi e bilancini, tra microscopi e provette.
Anche Pasteur isolava e individuava batteri, ma poi li interpretava ugualmente in modo errato.
Sui virus, o meglio ancora sull’origine e sul ruolo dei virus, so di essere in disaccordo persino col massimo ricercatore mondiale in fatto di biologia molecolare, ovvero col grande Peter Duesberg, noto per la sua spiccata scientificità e per la sua disarmante onestà professionale.
In disaccordo perché contesta la virologia ma, alla fine, ne fa parte egli stesso, e nemmeno lui riesce a dare spiegazioni concise e chiare sull’origine dei virus.

MI PERMETTO DI CRITICARE PURE DUESBERG, NON COME SCIENZIATO E MICROBIOLOGO, MA COME VIROLOGO
Tutta la virologia sbaglia perché parte da presupposti sbagliati, che tendono a giustificare la sua stessa esistenza come scienza.
La virologia non dovrebbe a mio avviso nemmeno esistere, come non dovrebbero esistere la spiritologia e la angelo-sessuologia nell’ambito delle scienze teologiche.
Rispetto integralmente Duesberg come microbiologo, lo contesto un po’ come virologo.
Non perché non se ne intenda. E’ anzi il numero uno al mondo.
Lo contesto perché la virologia è superflua come scienza.
La vedo solo come una sezione della microbiologia.

FAR NASCERE LA VIROLOGIA ACCANTO ALLA MICROBIOLOGIA E' STATO UN PO' COME AGGIUNGERE LA SCIENZA MOLTIPLICATIVA ALLA MATEMATICA
Si può studiare di tutto e su tutto, ma non montare ed inventare una scienza basata su tanti dettagli e tante ipotesi e su pochissima concretezza.
Tra qualche anno, quando il mondo rinsavirà e si parlerà di virus come di trappola mentale del passato, nessuno si sognerà più di definirsi virologo.

VIROLOGIA NATA DA UN ERRORE DI PERCORSO
La virologia è nata alla fin fine da una mistificazione e da un errore di percorso.
La virologia è nata sull’onda della forzatura ideologica che ha portato i virus sul banco degli imputati.
Se negli atenei del mondo apparisse una scritta tipo Facoltà di Sessuologia degli Angeli, ci metteremmo tutti a ridere e a pensare a uno scherzo di qualche burlone.
Ma nessuno fa la stessa cosa quando sente il termine virologia, che vuol dire poi in caso velenologia.

ANCHE STEFAN LANKA RIDICOLIZZA CHI CERCA DI ATTRIBUIRE VITALITA’ E CATTIVERIA ASSASSINA AI VIRUS
Anche Lanka va vicino alla verità, riconoscendo che in vita sua non ha mai visto un virus uccidere, aggredire, comportarsi da killer.
Anche lui dice che che è follia terroristica parlare di virus pericolosi ed assassini, come fanno i giornalisti analfabeti di quotidiani, riviste, televisioni.
Anche lui riconosce che un virus non è un essere vivente, che non si può a sua volta uccidere o attenuare, essendo esso un residuo proteico non-ammazzabile e non-attenuabile.
Aggiunge poi il concetto importante della non propagabilità nell’atmosfera, per cui nessun virus al mondo può entrare nelle flugge (la qual cosa fa apparire ancora più ridicoli e deficienti tutti quelli che indossano le mascherine, allo stesso demenziale modo di quelli che cercano di proteggersi coi profilattici dai papillomi e dall’Aids).

DIAMO AI MORTI CIO’ CHE GLI COMPETE, VALE A DIRE L’ETERNO RIPOSO
Ma poi Lanka parla di virus trasportatore e facchino, e lì non ci siamo.
Un morto non può trasportare e fare il facchino.
Il trasportatore sarà al massimo il sangue, ma non il virus, che viene invece trasportato.
Diamo ai morti quello che gli compete, cioè l’assenza totale di pensiero, di movimento, di azione.
Nemmeno il biologo Medawar è convincente, quando dice che il virus è un cattivo messaggio, una informazione tossica avvolta da materiale proteico, aggiungendo pure che Il sistema immunitario è occupato a fagocitare gli scarti metabolici (tossine, metaboliti, metalli pesanti, ecc. e quindi non è in grado di riconoscere questi agenti virali che trovano spazio per moltiplicarsi a dismisura senza alcun intoppo.
Tutto bello ed elegante, ma anche qui c’è l’eresia della moltiplicazione, l’insistenza ad attribuire vitalità e capacità moltiplicativa a una sostanza morta.

OCCORRE INTRODURRE IL COITO ECCITANTE TRA VIRUS E VIRESSA, OPPURE ANDIAMO TUTTI A SEMINAR PATATE
Il professor Massimo Galli, ordinario di infettivologia all’università di Milano, se la cava almeno con maggiore prudenza, parlando di proteine virali comuni a tutti i ceppi, su cui c’è ben poco da ridire.
Contesto pure il patologo clinico italiano Elio Rossi, peraltro tra i più convincenti, quando afferma in sintesi che I virus, se potessero parlare, direbbero che la cellula è il mezzo di cui si servono per riprodursi: niente cellula, niente replicazione.
Pure in questo caso si parla di riproduzione e replicazione, concetti incompatibili con lo stato inanimato dei virus. Sembra essere una mania, una deformazione mentale.
Torniamo sempre e fatalmente al solito errore concettuale.
O si introduce il coito tra virus e viressa, o cambiamo tutti mestiere e andiamo a seminare patate, che è una professione rispettabilissima, e fa pure bene alla salute e allo spirito.

LA STORIA DEI VIRUS NON E’ MISTERIOSA, STRANA, PERVERSA, MA COMINCIA DALLA NORMALISSIMA MORIA DELLE NOSTRE CELLULE
Vediamo allora di fare una sintesi più logica dei microrganismi in questione, mettendo assieme i dati che provengono da biologia, fisiologia, biochimica e microbiologia.
Ogni cellula contiene alcune migliaia di mitocondri, gli organuli che creano la maggior parte della nostra energia corporale.
Alla morte della cellula (e ne abbiamo ben 300 miliardi che muoiono regolarmente ogni santo giorno, ovvero 9 miliardi di cellule/ora) la cellula stessa si autodistrugge coi suoi enzimi interni (i lisozomi), che la disintegrano in infiniti pezzi di detriti cellulari, definibili come virus endogeni interni.

I NOSTRI GRANDI AMICI ED ALLEATI BATTERI
Cosa sono dunque i batteri.
Trattasi di entità vive (non piante e non animali comunque).
Hanno funzione simbiotica nell’organismo umano, al punto che senza di essi moriremmo.
Ne abbiamo miliardi come parte della preziosa flora intestinale, e pare che messi assieme riescano a pesare addirittura un paio di etti.
Ovvio che non causano nel modo più assoluto nessuna malattia.
Aiutano ad eliminare quel materiale tossico che potrebbe intasarci e rapidamente distruggerci.
Da rilevare che i batteri fermentativi predominano nei vegani e nei naturalisti, mentre i batteri putrefattivi predominano negli onnivori-carnivori.

L’ASSURDITA’ DI METTERE SOTTO ACCUSA CHI LAVORA PER NOI
Accusare di malattia i batteri è assurdo al pari di accusare di incendio i vigili del fuoco che vengono ad estinguerlo.
Accusare di malattia i batteri, come fa la medicina ufficiale, è una forma di vuduismo, un ritorno al tempo dei demoni e degli spiriti maligni.
I batteri non possono comunicare, cospirare, tramare, concertare azioni, intavolare piani assassini contro chi li ospita.
Essi proliferano o muoiono in relazione ed in proporzione logica alla quantità di sporcizia alimentare a loro disposizione.
Più rifiuti abbiamo nel cassonetto e più mosche, formiche, scarafaggi e topi gireranno nei paraggi.
Pulito alla perfezione il cassonetto, niente più ospiti.
E’ un paragone efficace, ma piuttosto infamante per i batteri, che sono sicuramente molto più utili dei topi, delle mosche e delle zanzare.

CERCHIAMO DI DISTINGUERE TRA IL SIGNIFICATO DEDL TERMINE “ESSERE VIVI” DA QUELLO DEL TERMINE “ESSERE MORTI”
Andiamo ora ai virus.
Caratterizzare le malattie come attacchi virali è ancora peggio, in termini di assurdità.
Non sono vivi in alcun caso.
Se non sono vivi, significa che sono esattamente morti, non storditi, non facenti finta, non moribondi, ma cadaveri sotto ogni punto di vista.
Il cadavere non trasporta, non attecchisce, non mangia, non si nutre, non approfitta, non agisce e non fa.
Se non ci capiamo su questo significa che parliamo lingue diverse e che sommiamo pure in modo diverso per cui l’uno più uno comincia a fare tre anziché due.
I virus sono totalmente incapaci di qualsiasi azione possibile ed immaginabile.
Però esistono.
Attribuire a del materiale morto capacità di pensiero e di azione non è degno dell’intelligenza umana.
Un essere senza vita non può fare nulla, e men che meno può infettare qualcuno di sé.
Dire poi che si moltiplica significa toccare i vertici della fantascienza o della demenza.

LA MORIA CELLULARE E’ CONTINUA, E LA MALATTIA DA INTASAMENTO VIRALE E’ SEMPRE IN AGGUATO
Gli antichi greci già conoscevano i virus o, meglio, conoscevano l’herpes.
La parola herpes equivale al verbo insinuarsi, accapponarsi.
Il termine virus invece deriva dal latino e significa più semplicemente veleno.
Con l’invenzione del microscopio elettronico nel 1930 i virus poterono finalmente diventare visibili, essere osservati.
Non presentano vita, mobilità. Non hanno metabolismo. Non defecano e non si riproducono.
Si trovano solo all’interno di un organismo vivente, o tra le essudazioni e le deiezioni.
Con un carico di sporcizia cellulare accumulata, non ripulita prontamente, ci si ammala, e i sintomi possono essere l’ingrossamento delle ghiandole linfatiche, i dolori muscolari, la febbre e un malessere diffuso.
Trattasi di malattia specifica da intasamento.
Tutti questi segnali indicano che siamo in preda ad una tossicosi, ovvero a un’intossicazione del sangue.
Non esiste alcuna malattia specifica e localizzata, ma piuttosto uno stato generale di intossicazione corporea.
Quando il corpo è in stato di tossicosi, toxemia, intossicazione, esso seleziona uno o più punti o siti del corpo nei quali eliminare tali tossine in eccesso.

I DETRITI CELLULARI SONO COMPOSTI DA MATERIA INANIMATA E NON-VIVENTE
L’eliminazione può avvenire anche nella forma di un foruncolo, di una vescica sulla pelle (herpes).
Lo sfogo epidermico continuerà fino a quando il corpo avrà eliminato l’intero eccesso di tossine.
Nel caso dell’herpes, il tutto può durare da una a due settimane, essendo l’herpes una malattia a tempo determinato (self-limiting disease).
Tutti questi detriti cellulari sono materia inanimata e non-vivente.
Mentre i batteri e i protozoi assorbono e metabolizzano cibo, danno fuori scarti organici, si muovono e si riproducono, e sono insomma dotati di tutte le qualità che caratterizzano la vita, i virus, piaccia o non piaccia ai monatti e ai vaccinatori, sono testardamente inerti.
Per la teoria medica, la malattia comincia quando una persona trasmette il virus (peste, influenza, polio, o altro) a una seconda persona che non ha ancora quel virus.

PIU’ CHE DI VIRULENZA E’ IL CASO DI PARLARE DI CONDIZIONI GENERALMENTE INSANE DELLA GENTE
Ma come può mai una sostanza inerte, morta, inattiva esercitare potere ammalante?
A partire dal 1979 c’erano in America tra le forze armate 500 mila casi/anno di herpes keratitis.
Quella però non era l’indicazione della virulenza di quel virus, quanto piuttosto la prova evidente delle condizioni insane della gente americana.
Qualche medico sosteneva la teoria della auto-inoculazione, come quella di passare le dita tra un herpes sulle labbra e toccare poi uno o entrambi gli occhi.
Ma in quel caso si tratterebbe in caso di irritazione chimica e non certo di induzione virale.

DALLA CELLULA MORENTE AL VIRUS FINALE
Nelle nostre cellule ci sono migliaia di mitocondri, come dicevamo all’inizio, e ognuno di essi ha il codice genetico necessario per la riproduzione e la sintesi delle proteine.
Ricordiamo che le proteine sono grandi molecole (anche enzimi, anche anticorpi, anche tossine batteriche), e sono costituenti essenziali di tutte le cellule viventi e morte (sono composte da aminoacidi essenziali).
Gli aminoacidi (leucina, treonina, alanina, metionina, asparagina, ecc) sono composti contenenti gruppi organici COOH e gruppi amminici NH2.
Le micromolecole RNA e DNA forniscono le informazioni affinché le cellule possano replicarsi nell’esatta forma e struttura originaria.
Nel caso dei virus, trattasi quasi sempre di detriti cellulari derivanti dalle cellule di cui sopra, tutti diversi in disegno, misura e struttura, perché derivanti da diversi tipi di cellule, anch’esse diverse per funzioni, dimensioni, disegno.
Essi arrivano in grossi quantitativi e con ritmo di 9 miliardi di unità/ora.
Per gli eventuali virus di origine esterna, dipende da quello che mangiamo.
In ogni caso si tratta sempre di quantità modeste, che qualsiasi sistema immunitario funzionante è in grado di controllare.

EVITARE L’ACCUMULAZIONE DI MATERIALE INGOMBRANTE ED INTASANTE
Quando la cellula arriva a fine-ciclo, essa muore e si disintegra.
Migliaia di molecole di DNA vengono liberate assieme agli altri detriti cellulari.
Dopodiché la cellula morta diventa inerte e priva di funzioni.
Normalmente viene scaricata dal corpo coi rifiuti metabolici, ed è esattamente questo materiale ingombrante e di scarto (particelle di DNA) che viene chiamato virus.
Un certo tipo di medicina antiscientifica attribuisce molte malattie a queste particelle, a questi detriti cellulari, come se tali sostanze fossero feroci demoni con lo strano hobby di attaccare povere vittime indifese.
In realtà, l’unico modo in cui esse possono causare fastidi ed inconvenienti è la loro stessa accumulazione come materiale ineliminato (che diventa oggettivamente tossico nel senso di essere da impedimento alle altre funzioni).

MANGIAR MALE, RESPIRAR MALE, DORMIR MALE, MUOVERSI POCO: QUESTI SONO I VIRUS
Tali particelle, tali virus, non possono ammalare nessuno, non possono causare malattia a nessuno.
Cos’è allora che causa le malattie e favorisce le accumulazioni ingombranti di virus?
Sono tutte le azioni umane che impediscono o rallentano il metabolismo, che rallentano l’assimilazione, l’assorbimento e il ricambio (il mangiar male, il bere male, il dormire male, il muoversi male (cioè poco o troppo), il respirare male, il pensare male.
Chiaro, a questo punto, che nessuna malattia può essere causata dai virus, dai batteri, o da agenti infettanti.

MALATTIA COME PROCESSO DI PURIFICAZIONE E DI RECUPERO
La malattia poi è di per sé un processo di purificazione e di recupero, avviato intelligentemente dal corpo per espellere le tossine accumulate da quegli stili di vita impropri appena accennati (carenze di moto, di aria pura, di sonno, di sole, di calma e pace, di amore, di rispetto, di apprezzamento, di nutrimenti giusti).
Per riacquistare la salute è indispensabile ritrovare la pulizia interna, l’equilibrio, il funzionamento ritmato e stabile, l’omeostasi.

IL CORPO NON AVVIA UN PROCESSO GUARITIVO QUANDO NON SERVE. IL FATTORE CAUSANTE DI MALATTIA E’ LA SUSCETTIBILITA’ DELL’ORGANISMO ALLE CONSEGUENZE DEI NOSTRI ERRORI.
La necessità oggettiva di ammalarsi sopravviene solo quando eliminiamo la causa di malattia e diamo modo al corpo di avviare tranquillamente le sue procedure eliminatorie.
I virus, i batteri, e gli agenti infettivi non hanno niente a che fare con le malattie.
Non cambiamo nomi e non cambiamo le carte in tavola. Diamo il nome appropriato ed esatto a ogni cosa.
Il vero causatore del male, il vero diavolo ammalatore, è la suscettibilità. Ovvero il corpo malandato e reso tale dalle castronate umane che partono dalle 7 del mattino e arrivano alle 23 di notte.