31 gennaio 2014

Ripulire la confusione




 Se sei confuso, lascia che la confusione esista; non
cercare di districarti, non tentare di mettere a fuoco
le cose, perché in questo momento di caos, qualsiasi
cosa farai non ti servirà a nulla.
Limitati a osservare.
  
E la sera, ogni sera, prima di andare a dormire,
puoi iniziare a fare questa meditazione.
Siediti sul letto - siediti in modo del tutto rilassato
-chiudi gli occhi e percepisci il corpo che si rilassa. Se
inizia a piegarsi in avanti, lascialo fare; potrebbe farlo,
potrebbe voler assumere una posizione fetale, simile a quella che ha un bambino nel ventre della madre.

Se senti di farlo, sistemati in una posizione fetale:
diventa un feto nel ventre della madre.
 A quel punto, limitati ad ascoltare il tuo respiro,
non fare altro. Ascoltalo semplicemente: il respiro
che entra e il respiro che esce; il respiro che entra e il
respiro che esce... non sto dicendo di verbalizzare
questo processo; sentilo semplicemente, mentre entra; e sentilo, mentre esce.

 Senti semplicemente il tuo respiro e in quella percezione
sentirai affiorare un incredibile silenzio e una sublime chiarezza.
 Fa' questo esercizio per dieci o venti minuti - da
un minimo di dieci a un massimo di venti minuti poi va' a dormire.
 Lascia semplicemente che le cose accadano, come se non fossi tu ad agire. 

Osho: La verità che cura.

27 gennaio 2014

Time out!




Ogni giorno, almeno per un'ora, siedi in silenzio da
qualche parte. Va' al fiume, oppure in giardino; spostati
in un luogo dove nessuno ti possa disturbare. Rilassa
i muscoli del corpo, non sforzarti, e con gli occhi
chiusi di' alla mente: "Adesso puoi fluire liberamente!
Fa' tutto ciò che vuoi, io mi limiterò a essere un testimone
imparziale, osserverò ciò che scorre in te".

Rimarrai sorpreso: per alcuni istanti vedrai che la
mente non funziona affatto. Per alcuni istanti, a volte
solo per un secondo, vedrai che la mente non funziona
per niente, e in quell'intervallo di vuoto avrai una
percezione della realtà così com'è, libera da qualsiasi
proiezione, libera dal perenne lavorio della tua immaginazione.

Ma si tratterà solo di un istante, un istante
brevissimo, poi la mente riprenderà a funzionare.
 E quando la mente riprende a funzionare e i pensieri
a rincorrersi e le immagini a fluttuare di nuovo,
subito non ne sarai consapevole. Solo in seguito, dopo
alcuni minuti, diventerai consapevole che la
mente sta funzionando e che ora hai perso la tua presenza.
  


A quel punto torna ad afferrarti alla tua attenzione
e di' alla mente: "Adesso puoi fluire liberamente
e io sarò un semplice testimone", di nuovo, per un
secondo, la mente si fermerà. Quei secondi hanno un valore inestimabile. Quelli
sono i primi istanti di realtà, i primi bagliori di ciò che
è reale, le prime finestre. Sono attimi infinitesimali, intervalli
brevissimi che vengono e se ne vanno, ma in
quegli istanti inizierai ad assaporare ciò che è reale.

 Piano piano, con il tempo vedrai che quegli istanti
diventano sempre più grandi. E accadranno solo
quando sarai incredibilmente presente, attento e cosciente.
 Quando il tuo stato di allerta è molto alto, la mente
non funziona, poiché la presenza attenta opera
come una luce, all'interno di una stanza buia.

 Quando la luce è presente, l'oscurità non esiste.
Quando tu sei presente, la mente è assente: la tua
presenza è l'assenza della mente. Quando tu non sei
presente, la mente inizia a funzionare. La tua assenza
è automaticamente la presenza della mente.

Osho: La verità che cura.

25 gennaio 2014

Dalla testa al cuore all'essere




L'uomo può operare attraverso tre centri: la testa,
il cuore e l'ombelico. Se operi attraverso la testa non
farai che filare e tessere un numero di pensieri sempre
più grande. Sono entità del tutto prive di sostanza,
elementi onirici che promettono molto ma non portano mai nulla.
  La mente è un'incredibile imbrogliona! Tuttavia
ha un'immensa capacità di illudere, poiché è in grado
di generare proiezioni: può trasmetterti incredibili
utopie, desideri immensi, e non farà che ripetere:
"Domani accadrà!", ma non accade mai. Nella
testa non accade mai nulla: la testa è il luogo in cui non accade mai nulla.
  


Il cuore è il secondo centro. È il centro del sentire:
attraverso il cuore si sente. Qui sei più vicino a casa;
ancora non hai raggiunto la tua dimora reale, ma ci sei vicino.
 Quando senti, sei più concreto, hai una maggior
solidità; quando sentì, esiste una possibilità che qualcosa
possa accadere. Con la testa non esiste alcuna
possibilità, con il cuore ne esiste una piccolissima, infinitesimale.
 D'altra parte, neppure il cuore è la cosa reale. L'elemento
di realtà esiste a una profondità maggiore,
rispetto al cuore: nell'ombelico. 



Quello è il centro dell'essere!
Pensare, sentire ed essere. Questi sono i tre centri.
 Sentì di più e penserai meno. Ma non lottare con il
pensiero, poiché quella lotta scatenerà soltanto altri
pensieri, pensieri di lotta: in questo caso la mente
non verrà mai sconfitta. Se vinci, sarà la mente ad
aver vinto; se verrai sconfitto, tu lo sarai. 

In entrambi i casi tu verresti comunque sconfitto, pertanto non
lottare mai con i pensieri; non servirebbe a nulla.
 Anziché lottare con i pensieri, sposta la tua energia
nel sentire. Canta, anziché pensare; ama, anziché
filosofeggiare; leggi delle poesie, anziché leggere
della prosa. Balla, osserva la natura, e qualsiasi cosa tu faccia falla attraverso il cuore.

 Per esempio, se tocchi qualcuno, tocca quella persona
partendo dal cuore. Toccala sentendola; lascia
che il tuo essere vibri. Quando guardi qualcuno,
non limitarti a osservarlo con due occhi spenti, privi
di qualsiasi vitalità; riversa tutta la tua energia attraverso
gli occhi, e subito sentirai che nel tuo cuore sta
accadendo qualcosa. Si tratta solo di provarci...

 Il cuore è un centro ignorato, negletto. Nel momento
in cui inizi a prestargli attenzione, inizia a
funzionare. E quando inizia a funzionare, l'energia
che si muoveva nella mente inizia automaticamente
a muoversi attraverso il cuore. E il cuore è più vicino
al centro dell'energia - il centro dell'energia si
trova nell'ombelico - pertanto, in realtà, pompare
energia nella testa è un lavoro pesantissimo.
  
Ebbene, inizia a sentire sempre di più. Questo è il
primo passo. Una volta fatto questo primo passo, il
secondo sarà estremamente facile. Come prima cosa, ama... e metà del viaggio sarà compiuto. E così come
risulterà facile spostarsi dalla testa al cuore, sarà ancora più facile spostarsi dal cuore all'ombelico.

 Nell'ombelico tu sei un semplice essere, un puro essere; che non sente e che non pensa. Non ti muovi
minimamente: quello è il centro del ciclone. Qualsiasi altra cosa si muove: la testa si muove, il
cuore si muove, tutto il corpo si muove. Tutto si muove, ogni cosa non è altro che un flusso costante.
Solo il centro della tua esistenza, l'ombelico, non si
muove minimamente; è assolutamente immobile: è il mozzo della ruota. 

Osho: La verità che cura

24 gennaio 2014

Un cambio di marcia




 Si dovrebbe cambiare in continuazione la propria
attività, poiché il cervello possiede molti centri.
 Per esempio, se sei abile in matematica, sarà attiva
solo una particolare area del tuo cervello, le altre
saranno a riposo. Se poi ti metti a leggere una poesia,
la parte che prima era attiva si riposa e un'altra entra in funzione.

 Ecco perché nelle università e nelle scuole le lezioni
cambiano ogni quaranta, oppure ogni quarantacinque
minuti. Infatti, ogni area del cervello ha la
capacità di essere attiva per quaranta minuti, poi si
sente stanca e ha bisogno di riposo; e il riposo migliore
è cambiare attività, così da attivare un'altra
area, e permettere alla prima di riposarsi.

 Dunque un cambiamento continuo di attività è ottimo, è perfetto: ti arricchirà.
 Di solito ci si limita a fare un'unica cosa, e la mente
ne risulta ossessionata; ci si immerge in quell'unica
attività freneticamente, fino a impazzire. Questo è
un male: mentre si fa qualcosa, non ci si dovrebbe lasciar
prendere in modo ossessivo. Lasciati assorbire
da ciò che fai, ma resta tu il padrone; altrimenti
diventerai uno schiavo, e la schiavitù non è mai qualcosa di buono.

 Perfino diventare schiavi della meditazione non va bene.
 Se non riesci a smettere di fare qualcosa, o se riesci
a smettere solo con estrema riluttanza, è un semplice
segnale che non sai come cambiare marcia, all'interno della tua mente.


 In questo caso, fa' questo esercizio: quando stai
facendo qualcosa - per esempio, stai meditando e
decidi di fare qualcos'altro - al termine della tua
meditazione, per cinque minuti espira semplicemente,
il più profondamente possibile. Poi lascia
che sia il corpo a inspirare, non farlo tu!
Senti che stai espellendo tutto ciò che era presente
nella mente, nel corpo, o in qualsiasi altra parte del
tuo organismo. Fallo semplicemente per cinque minuti,
poi inizia una nuova attività: subito sentirai che sei cambiato.

 Per cinque minuti hai bisogno di essere in folle. In
macchina, quando cambi marcia, ogni volta devi
mettere in folle; non fosse che per un istante, devi
togliere la marcia precedente e mettere in folle: più
il guidatore è bravo, più veloce sarà quel passaggio.

Dunque, concediti cinque minuti di non azione, 
durante i quali non fai nulla: respiri semplicemente, esisti semplicemente.
 Via via potrai ridurre quel lasso di tempo: dopo
un mese, fallo per quattro minuti; dopo due mesi, per tre e così via.
 Piano piano ti servirà soltanto un'espirazione per
chiudere totalmente ogni contatto con una particolare
attività - viene chiusa, hai messo un punto fermo - per poi passare a un'altra. 
Osho: La verità che cura

22 gennaio 2014

Forze invisibili che ci connettono



Viaggio nelle profondità
del grande oceano di consapevolezza
di cui tutti facciamo parte...

Preziosi testi di Osho apparsi su Osho Times n. 203



Amato Osho,
quando ti ho sentito dire che avresti voluto che un centinaio di noi si illuminasse il più presto possibile, mi sono chiesto “perché proprio cento”?
Qualche mese fa ho visto un programma alla TV spagnola che parlava di una scoperta fatta da antropologi e scienziati su una qualche isola. Avevano studiato un gruppo di scimmie per anni e osservato come, quando a una di loro era accidentalmente caduta una patata dolce – il loro principale nutrimento – nell’acqua ed essendosi questa lavata dal terriccio di solito divorato insieme alla patata, quella scimmia aveva scoperto che il gusto era migliore e aveva provato a insegnare agli altri a fare la stessa cosa.
Alcuni dei giovani seguirono l’esempio, altri lo rifiutarono. Ma la cosa straordinaria è che nel momento in cui la centesima scimmia aveva accettato e iniziato a seguire quell’abitudine, simultaneamente tutte le scimmie delle altre isole cominciarono a fare lo stesso. Puoi commentare?

Viviamo in un reticolo di forze invisibili che ci connette l’uno all’altro, quindi quando qualcosa accade a una persona risuona in molte altre persone. Possono trovarsi distanti, ma se questa cosa accade a molte persone, la vibrazione può essere molto forte. Può andare da un’isola a un’altra, da un continente a un altro, senza nessun segno evidente di comunicazione.
Una volta ad Albert Einstein fu chiesto se pensava che la teoria della relatività sarebbe mai stata scoperta, nell’ipotesi in cui non l’avesse scoperta lui. La risposta di Einstein sbalordì chi aveva posto la domanda. Disse: “Se non l’avessi scoperta io, nel giro di qualche mese lo avrebbe fatto qualcun altro. Sono solo stato sufficientemente veloce”.
E in seguito si venne a sapere che un fisico tedesco era già giunto alle stesse conclusioni nei suoi appunti; era stato solo troppo lento nel pubblicarli… un tipo pigro. E anche un uomo in Giappone ci era arrivato vicino, ma non aveva idea… non capiva l’inglese e il tedesco e non sapeva cosa stava accadendo nel resto del mondo. Conosceva solo il giapponese. Ma era quasi giunto alla stessa conclusione, solo qualche giorno di lavoro in più e…

Sembra che quando qualcosa accade non capita solo a una persona, ma è come un’onda. Chiunque sia in grado di cogliere l'onda, chiunque sia capace, intelligente, allenato a cavalcare quell’onda, giungerà alla stessa idea.
Nessuna scoperta dipende dall’individuo. Rimane legata al nome dell’individuo perché lui è stato il primo. Perché è un esperto e non tutti sarebbero in grado di fare quella scoperta, ma ci sono migliaia di persone che lavorano nello stesso campo, con la stessa specializzazione. E se una certa frequenza sta attraversando la Terra, verrà colta da molte menti.
Per nessuna ragione apparente, qualsiasi cosa accada nel mondo della scienza, dell’arte e della religione, in ogni direzione e in ogni dimensione, è accaduta per mezzo di un certo segmento dell’umanità. Quello è il trentatré percento e sono le persone più intelligenti, le persone che possono essere facilmente ipnotizzate. Sono dei medium perfetti.
Noi abbiamo un sistema educativo primitivo, diversamente ogni bambino potrebbe essere per prima cosa ipnotizzato, prima di iniziare la scuola, in modo da esplorare il suo potenziale. Appartiene al trentatré percento o appartiene ai restanti due terzi? Se appartiene ai rimanenti due terzi, potrà essere mandato in una scuola per gente comune e se rientra nel trentatré percento potrà invece essere indirizzato in una scuola più specializzata, dove i geni vengono prodotti a migliaia.
Adesso è tutto mischiato e in questa mistura i geni soffrono. Perché se c’è un genio in una classe… l’insegnante dovrà insegnare in modo che anche il più mediocre degli studenti possa capire. Capite che cosa implica questo? L’implicazione è che il più basso comune denominatore prevarrà su quello più alto, sulla persona più intelligente con maggiore potenziale.
Per il genio ne consegue che ciò che insegna l’insegnante è inutile. Avrebbe bisogno di qualcosa di migliore, qualcosa di più profondo, qualcosa di più alto. Il suo tempo si disperde stando con studenti mediocri. È un miscuglio inutile.

L’esperimento che sto per raccontarvi avrebbe un successo maggiore se ve­nisse fatto con il trentatré percento.
Siediti in una stanza separata da qualcuno con la quale hai una relazione d’amore, un’amicizia profonda, con la quale condividi fiducia, qualcosa che giunga dal cuore. Restate entrambi in silenzio per dieci minuti.
Poi decidete che uno dei due prenderà una carta da un mazzo di carte da gioco e farà un segnale – per esempio bussare alla porta – per dire che “la prima carta è stata presa; ora puoi prendere la prima carta tu”. E la persona sceglierà una carta tra tutte. Dovrà stare in silenzio ed essere in sintonia, concentrata solo su ciò che accade nell’altra stanza e prendere a sua volta una carta.
In questo modo, verranno scelte dieci carte, una per una. E sareste sorpresi di vedere che, se entrambe le persone saranno abbastanza intelligenti, almeno sette delle carte saranno le stesse. Questo è il minimo: anche tutte e dieci le carte potrebbero essere le stesse.
Ma anche se le carte uguali fossero tre, basterebbe fare qualche esperimento in più e la percentuale salirebbe. Quando saprai farlo con le carte, potrai farlo anche con le cose. Potrai disegnare un ritratto e l’altra persona disegnerà a sua volta un ritratto… una comunicazione non visibile, ma qualcosa di invisibile unisce una persona all’altra. Potrai cambiare partner e vedere con quale funziona meglio. Questo significa che le vostre menti viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda.

Secondo me, prima di decidere di andare a vivere insieme, due persone dovrebbero verificare con degli esperti se le loro menti sono compatibili o no. Gli esperti potrebbero dare loro esercizi come: “Prima di tutto sintonizzate le vostre menti. Almeno il settanta percento delle vostre menti dovrà essere in sintonia, solo in questo caso merita che andiate a vivere insieme; altrimenti, non createvi l’inferno l’un l’altro”.
Ma potrete anche provare a migliorare la vostra sintonia prima di decidere di vivere insieme. Questa è una materia che dovrebbe essere parte dei programmi all’università, do­vrebbe esserci un dipartimento che aiuti le persone a far emergere la loro percentuale di sintonia e che aiuti le persone ad aumentare la loro armonia. E se sono così lontane da sembrare impossibile, potrebbe essere consigliato loro che “Sarete in difficoltà e se vi amate non mettetevi nei guai. È meglio dirvi addio adesso piuttosto che dopo avere mandato tutto a monte ed esservi fatti del male a vicenda”.
Questo piccolo esperimento può essere esteso a tutta la Terra. Per esempio, puoi fare dei tentativi: prima provi in una casa con dieci persone e se trovi che ci sia una certa lunghezza d’onda in comune con queste dieci persone, queste persone potranno a loro volta diffondersi in giro per il mondo. In un momento prestabilito, potranno cominciare lo stesso esperimento e il risultato sarà lo stesso. La percentuale sarà la stessa perché la distanza non fa differenza, non è un fenomeno fisico.

Questo fenomeno è possibile in particolare con gli animali perché sono molto innocenti. Gurdjieff ricorda, a proposito della sua infanzia…
Viveva in un ambiente molto particolare, nel Caucaso. Si trattava di un mondo tribale fatto di piccole tribù per lo più antiche e senza fissa dimora. Sono ancora nomadi, vivono nelle tende, sono vagabondi, gitani. I genitori di Gurdjieff morirono presto –lui aveva solo nove anni – così si mise in viaggio con qualche tribù gitana dove aveva trovato persone amichevoli. Quelle persone amavano il ragazzo. Era così intelligente che imparò i numerosi dialetti di tutte quelle tribù che parlavano tutte lingue diverse. E imparò molte cose che gli sarebbero tornate utili nel suo lavoro futuro. Una delle cose che ricordò, è che in tutte le tribù c’era l’usanza di ipnotizzare gli animali. I loro animali non venivano mai legati, non ce n’era bisogno. Bastava che i gitani fissassero un animale negli occhi per qualche secondo perché la sua testa ciondolasse, facendolo rimanere in quella posizione, come congelato, per il tempo che volevano. L’animale non si sarebbe mosso finché non fosse stato svegliato dalla stessa persona che lo avrebbe guardato negli occhi nuovamente, per svegliarlo.
E Gurdjieff diceva che si trattava del modo più semplice… i loro cavalli e le loro mucche non si perdevano mai pur non essendo mai legati. Erano sempre liberi. Anche i bambini piccoli venivano ipnotizzati, in modo che non uscissero dall’accampamento. Gli disegnavano intorno un semplice cerchio e da lì non uscivano. Qualunque cosa tu avessi fatto, i bambini non sarebbero mai usciti dal cerchio. Questa usanza era così profondamente radicata nel loro inconscio che una persona, anche adulta, giovane o vecchia, se un cerchio le veniva disegnato attorno, accompagnato da una cantilena, rimaneva bloccata, non ne poteva uscire.
Gurdjieff non poteva crederci: che cosa stava succedendo? Quell’uomo era assolutamente libero, la linea che gli era stata disegnata intorno non poteva essere un impedimento, ma in realtà quell’uomo era bloccato. Chiese ad alcune persone di provare a farlo uscire da lì; provarono con insistenza, ma, come se ci fosse stato un muro invisibile, non riuscirono a farlo uscire dal cerchio.
E tutte queste tribù usavano l’ipnosi in vari tipi di insegnamenti. Ad esempio, se volevano che un certo ragazzo diventasse un grande lottatore avrebbe certo imparato le tecniche di lotta, ma sarebbe stato secondario: la parte principale era l’ipnosi. Lo avrebbero ipnotizzato dicendo: “Tu sei un grande lottatore”. Gurdjieff disse: “Ho visto con i miei occhi che la persona stava cambiando, i suoi muscoli stavano cambiando, il suo corpo stava cambiando. La sua tecnica nella lotta stava diventando molto raffinata”.
Ogni anno c’era una fiera di tutte queste tribù dove i campioni si sfidavano in arti diverse e la lotta era una di queste. Tutti quei lottatori erano stati formati attraverso l’ipnosi che era il modo più semplice. E lo stesso potrebbe essere fatto per ogni insegnamento, ma l’ipnosi è stata condannata, bandita.

Per esempio, vi ho detto dell’esperimento da fare con le carte. La cosa migliore sarebbe che prima le due persone fossero ipnotizzate, portate in sintonia in ipnosi e poi i risultati avrebbero una percentuale molto più alta: nove o dieci carte su dieci.
Se hai difficoltà con la meditazione, passa prima attraverso l’ipnosi, in modo da convincere il tuo inconscio  che la meditazione diventi semplice e facile da fare. L’ipnosi può creare quella convinzione in te. E poi entrerai semplicemente in meditazione, senza alcuna difficoltà, perché l’inconscio sarà di sostegno; non ci sarà alcuna opposizione, nessun ostacolo.
In Australia ci sono tribù che utilizzano un metodo molto strano di inviare le lettere, ancora oggi. Il capo di una tribù va a un certo albero “ipnotizzato”, ogni tribù ha un certo albero che è stato ipnotizzato – gli alberi possono essere ipnotizzati, sono esseri molto sensibili – e dice all’albero di collegarsi con l’albero di un’altra tribù, magari a 50 miglia di distanza: “Ho un messaggio per una certa persona”. Il capo dell’altra tribù riceverà il messaggio e consegnerà il messaggio alla persona. Andrà in trance ipnotica a fianco del suo albero e ripeterà il messaggio al destinatario, seduto a fianco. E questo è il loro modo di inviare messaggi e lettere, ed è assolutamente preciso. “Tua madre è malata, torna a casa”. Semplici telegrammi, ma con un metodo strano: sono usati gli alberi per trasmetterli.

Fu a causa di Mesmer che l’ipnotismo fu conosciuto come “mesmerismo” in Occidente; era la stessa cosa, ma poiché Mesmer era stato il primo a usarlo in Occidente ha preso il suo nome. Aveva un bellissimo albero nel suo giardino, un albero che aveva ipnotizzato. E questo è un fatto recente, non è una cosa molto antica. Aveva dato all’albero l’idea che era in grado di curare ogni tipo di malattia. Questo era il suo lavoro ogni mattina: come prima cosa ipnotizzava l’albero e gli diceva: “La gente verrà e tu la curerai”. E poi la gente cominciava a venire. Doveva solo tenere in mano un ramo dell’albero. Molti andavano in trance, in uno stato quasi ipnotico. Molti guarivano. Solo quelli che non andavano in trance non guarivano. Erano le persone irremovibili, persone ostinate, persone egoiche, persone che pensavano di non poter essere ipnotizzate. La realtà è che erano stupide e gli stupidi non possono essere ipnotizzati. Gli idioti non possono essere ipnotizzati, non c’è modo, perché un idiota non ha nemmeno l’intelligenza per capire ciò che l’ipnotizzatore gli sta dicendo. Gli alberi sono molto meglio degli idioti, non sono stupidi. Gli uccelli sono molto meglio, gli animali sono di gran lunga migliori.
E quelli che andavano in trance cominciavano a tremare, ballare o cantare. Le loro mani restavano attaccate al ramo dell’albero, quasi come se fossero incollate e le loro malattie scomparivano.
La professione medica fu molto contraria a Mesmer, ovviamente, perché stava togliendole il lavoro e curava la gente per niente. Quindi fu portato in tribunale. Ora, queste non sono cose che possono essere dimostrate.
Cosa poteva dimostrare? Che cos’è il me­sme­rismo e cosa fa l’albero? Non riuscì a provare nulla e perse la causa, perché doveva dimostrare che le persone venivano curate per via medica, altrimenti era solo un ciarlatano.
Ma la cosa strana era che non stava facendo del male a nessuno. Poteva anche essere stato un ciarlatano. Ma se centinaia di persone venivano curate da lui, che cosa c’era di male? Forse non era scientifico, ma le persone che erano state curate da lui non erano interessate alla scienza, erano interessate a guarire.
Erano pazienti che erano stati trattati da medici e medicine tradizionali e non erano stati curati. Come ultima risorsa erano andate da Mesmer. E se era riuscito a curare persone inguaribili non stava facendo alcun danno. Ma era solo uno studente che stava cercando di far rivivere una scienza che aveva perso completamente le sue radici in Occidente.
Gli alberi possono essere ipnotizzati anche per altri scopi: per aiutare le persone, incoraggiandole. Se stanno imparando la musica, possono imparare più in fretta. Se stanno imparando la matematica e sono bloccate... o se sentono di non riuscire a imparare una materia qualsiasi,
l’ipnosi può rimuovere ogni ostacolo senza problemi.
È un mondo molto strano, in cui nessuno si preoccupa di vedere gli effetti benefici di una cosa. Ognuno si preoccupa della sua professione, del suo interesse.

Proprio l’altro giorno, Anando mi ha detto che in Europa la chiesa cattolica è quasi sul sentiero di guerra contro gli Hare Krishna e i Testimoni di Geova. E il motivo per cui sono sul sentiero di guerra è che stanno perdendo il 18 percento della loro attività a favore di queste persone. Si tratta di un business. Il 18 percento del business della chiesa cattolica è stato preso da queste persone, per questo sono sul sentiero di guerra. Non possono tollerare questi concorrenti, devono essere schiacciati.
Non sto dicendo che abbiano ragione, sono stupidi come i cattolici, ma svolgono tutti la stessa attività. E che diritto ha la chiesa cattolica di impedire ad altri di fare lo stesso lavoro?
Rende assolutamente chiaro che per queste persone la religione non è altro che un business, non vogliono alcuna concorrenza, vogliono il monopolio. Queste sono le stesse persone che hanno ucciso, bruciandole vive, mi­gliaia di donne, nel Medioevo, condannandole come streghe. E queste donne usavano davvero i metodi ipnotici e altre antiche tecniche. Di certo erano più capaci di aiutare le persone che la chiesa.
Quelle donne erano un pericolo per la vita della chiesa, quindi la chiesa ha creato una finzione: che erano in combutta con il diavolo, che avevano rapporti sessuali con il diavolo. E le torturavano così tanto che alla fine confessavano di avere una relazione sessuale con il diavolo, perché fino a quando non confessavano la tortura continuava. Non c’era modo, dovevano ammetterlo.
E una volta confessato, la chiesa poteva punirle. La punizione era il rogo. E non una, ma migliaia di donne… in nome della religione! Era davvero solo una questione di affari.
E perché erano le donne a essere in quella categoria? Perché le donne possono essere più facilmente ipnotizzate e possono ipnotizzare gli altri più facilmente. Hanno un’energia più ipnotica, quindi naturalmente si sviluppavano in quel modo. E aiutavano la gente, non facevano male a nessuno. Non stavano nemmeno creando una religione, o un’organizzazione. E con loro, tutto ciò che era stato sviluppato per secoli andò distrutto. Non sappiamo cos’altro quelle povere donne conoscessero dei segreti interiori della mente umana e del suo funzionamento.
Tutte le religioni del mondo sono contro di me per la stessa ragione, non è una questione religiosa. Non sono religiosi, sono solo uomini d’affari con un nome religioso e nascondendosi dietro al nome di una religione, concludono ottimi affari. Naturalmente io sono pericoloso per loro – per tutti loro – perché da me vengono i giovani, la crema, le persone più intelligenti. Se questo fuoco si diffonde il loro futuro diventa incerto.
Ma è una storia triste che in nome della religione, in nome della scienza, molte cose belle siano state distrutte. Devono essere rianimate. Non hanno mai fatto del male a nessuno e potrebbero essere di grande aiuto, una benedizione.

Tratto da: Osho, The Path of the Mystic #23

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