28 febbraio 2013

Fiducia? What's fiducia?


  Quindi improvvisamene gli attivisti del Movimento Cinque Stelle si sarebbero bevuti il cervello. Tutti insieme. Dopo avere combattuto per anni il Pdl e il Pd-L, dopo avere mandato "affa" tutto e tutti, improvvisamente, giunti nelle segrete stanze del potere, colpiti dall'ebrezza di qualche carica alla Camera o al Senato, sarebbero tutti per votare la fiducia a Bersani & Co. Ovviamente parliamo dello stesso Pd che ci ha regalato la tassa da 4 miliardi servita a pagare i conti di Monte dei Paschi di Siena, grazie al controllo capillare delle fondazioni bancarie e in cambio di agevolazioni di vario tipo e della stecca sugli stipendi degli uomini piazzati nelle posizioni chiave (vedi donazioni da quasi un milione di euro da parte di Mussari). E parliamo dello stesso PD che non ha mai fatto la legge sul conflitto di interessi ma che ha inciuciato con Forza Italia prima e con il Pdl poi. Ed è sempre lo stesso PD accanito europeista che va a chiudere la campagna elettorale a Berlino dopo avere votato e difeso ratifiche di trattati di sterminio di massa, come il Fiscal Compact e ilMes, e che è il più accanito sostenitore degli Stati Uniti d'Europa. Lo stesso PD che copia le parlamentarie di Grillo ma riserva i posti chiave per le solite Bindi & Co. Lo stesso Pd di Violante, di D'Alema, del Copasir, quello che mandava i cinesi a votare alle primarie in Campania, quello di "abbiamo una banca", quello di Prodiche ci ha portato nell'Euro, quello della Goldman Sachs che lo sostiene apertamente, quello del golpe morbido di Giorgio Napolitano, quello che attraverso il leader Maximo lavorava da almeno due anni a un governo Monti e che ci ha preso per il culo (e continua a farlo) con la leggenda del Fate Presto e dellospread assassino, torcendo a proprio vantaggio la Costituzione, quello dellecommissioni bancarie ripristinate in men che non si dica, dopo che erano state azzerate insieme alle spese per i conti corrente dei pensionati (e si è capito poi perché). Quel PD lì, insomma...


 E questi duri e puri del Movimento Cinque Stelle, arrivati in Parlamento al ritmo di "vi apriremo come una scatoletta di tonno", al primo canto delle sirene di gente corresponsabile di tutto questo sfascio, si metterebbero a invocare l'accordo, addirittura la fiducia, come un qualsiasi partitucolo da prima repubblica? Ma lo sanno questi signori che, se votano la fiducia, si rendono corresponsabili di tutto quello che farà dal giorno dopo il Governo di Bersani & soci? Lo sanno che questi sono vecchi squali della politica, controllano i ministeri e conoscono tutti i trucchi possibili per fare tutto l'ostruzionismo di questo mondo, per cui, conoscendo la tattica della melina meglio di chiunque altro, avendola praticata per intere legislature, prometteranno per l'ennesima volta di tagliarsi gli stipendi, di togliere i rimborsi e tutto il resto, ma poi troveranno tutte le scuse per ritardare fino ad arenare ogni progetto di legge del Movimento Cinque Stelle, mentre cercheranno di far passare nuove ignominie ai danni del popolo italiano, e queste ignominie ricadranno sulla testa del Movimento Cinque Stelle? Ma davvero il popolo del "tutti a casa" è diventato improvvisamente così accondiscendente, così stupido o così ingenuo?

 Forse. O forse no. Forse i titoloni dei giornali, quelli che parlano di base spaccata basandosi su qualche commento su un blog e su una petizione in rete - e sono gli stessi giornalisti che non sanno distinguere "Twitter" da "Tweet", ripetendo grottescamente "ho letto un twitter di tizio e caio" ad ogni ospitata televisiva - sono solo l'ennesima strumentalizzazione giornalistica orchestrata dalla vecchia politica che cerca di tamponare l'ondata di cittadini all'arrembaggio delle istituzioni. 

 Forse questa Viola Tesi che all'improvviso spunta fuori dal nulla, con una petizione pro fiducia (pro Pd) in rete, guarda caso su un sito che nulla ha a che fare con il Movimento Cinque Stelle, raccogliendo magicamente decine di migliaia di firme, non è esattamente espressione della base del Movimento. Potrebbe mai esserlo una che fino a un paio di mesi fa almeno militava convintamente nella base del Partito Pirata? Lo stesso partito pirata che deve vedersela con quel Marco Marsili che proprio durante le scorse elezioni, sbugiardato da Anonymous o chi per essi,cospirava contro il Movimento Cinque Stelle cercando di distruggerlo?

Viola Tesi Partito Pirata

 Ed ecco, cliccando qui, una delle tante conversazioni che provano la sua partecipazione attiva nella base del Partito Pirata. Può una attivista convinta di un altro movimento, a uno o due mesi dalle elezioni, diventare come per magia espressione della base del Movimento Cinque Stelle ed essere rilanciata, in primis da Repubblica, il giornale della tessera numero uno del PD (De Benedetti), con la sua petizione pro Pd (adesso capite la ragione delle regole sulle candidature di Grillo)? E le 75mila firme raccolte, come per magia, in meno di 48 ore, sono della base del Movimento Cinque Stelle? Cosa dà cotanta sicumera ai signori giornalisti che fanno i titoli? Fanno le pulci a una che non conosce il numero esatto dei senatori della Repubblica, e poi sparano titoli così palesemente scollegati dai fatti (salvo poi venire a fare i sermoni ai blogger in rete se per caso non mettono le virgolette sul titolo di un post)? Già, perché è evidente che se una di un altro partito viene spacciata per una rappresentante della base del Movimento Cinque Stelle solo perché pubblica una lettera su un sito qualunque, con la stessa nonchalance si possono far votare decine di migliaia di militanti di un qualunque altro partito sotto a una petizione qualsiasi e poi spacciare le firme come la prova evidente che la base del Movimento Cinque Stelle (o quella dell'ultimo partito della Nuova Guinea) è compatta contro il suo leader. E si può perfino arrivare a colonizzare un intero blog, con iscrizioni mirate dell'ultima ora.

 Tant'è vero che alcuni, tra i firmatari, non si fanno neppure scrupolo di mascherare il fatto non solo di non essere appartenenti alla base del Movimento Cinque Stelle, ma neppure di essere espressione di quegli 8 milioni e mezzo di italiani che hanno condiviso e votato le proposte di Grillo:

 Firma petizione pro-fiducia 1
Firma petizione pro fiduca 2

 Cari "grillini" (a me questo termine potete passarlo): voi siete arrivati adesso con le valigie di cartone, ma questi conoscono l'arte di mettervelo in quel posto meglio di chiunque altro, avendo una lunga scuola alle spalle. Cercate di non farvi fregare e rimettete, con lucidità, ogni tassello al suo posto.

 Voi, per la vostra storia e per la natura radicale delle vostre rivendicazioni, che sono quelle che gli italiani vi hanno chiesto esplicitamente di portare avanti, non potete votare la fiducia a un partito che si è reso corresponsabile dello stato in cui versa questo Paese. Tutt'al più, se proprio Pd e Pd-L ci tengono alla governabilità, possono sempre votare - loro - la fiducia al primo Governo targato Movimento Cinque Stelle.
Da questo link,http://www.byoblu.com/post/2013/02/28/Fiducia-Whats-fiducia.aspxUn lungo sogno: Fiducia? What's fiducia?

27 febbraio 2013

Grillo scuote l’Europa

 
“Complimenti Italia!”. Secondo Simon Jenkins il risultato delle elezioni italiane è un trionfo della democrazia che farà uscire il paese, e l’Europa, dal dogma dell’austerità.
“Lo spettacolare vincitore dell’elezioni è Beppe Grillo, un comico pungente che ha un messaggio molto chiaro: l’austerità, l’euro e la corruzione sono la causa degli annosi problemi dell’Italia”.
Secondo Jenkins le prospettive per l’Italia sono due: “Se va bene uscirà dall’euro e s’incamminerà verso la ripresa economica; altrimenti rimarrà definitivamente nelle mani dei banchieri europei. In entrambi i casi il paese ricorderà questo momento. E anche noi”.

25 febbraio 2013

OSHO: CONSAPEVOLEZZA E RILASSAMENTO


 Primo passo: Osservare il quotidiano

Diventa consapevole di tutte le azioni quotidiane, le azioni di routine, e mentre stai facendo queste azioni, resta rilassato.

Non occorre che tu vada in tensione.

Se stai lavando il pavimento, a che ti serve essere teso? O mentre stai cucinando, a che ti serve essere teso?

Non esiste alcun momento nella vita che richieda tensione. Questa è dovuta solo alla tua inconsapevolezza e impazienza.

Non ho mai trovato nulla per cui ci voglia tensione – eppure ho vissuto in ogni modo possibile, con gente di tutti i tipi. Mi sono sempre chiesto: come mai sono così tesi? Sembra proprio che la tensione non abbia nulla a che fare con ciò che è fuori di te; è qualcosa che ha a che fare con te.

Puoi sempre trovare una scusa all'esterno, perché essere tesi senza una ragione sembra stupido. Trovi una razionalizzazione, una giustificazione all'esterno, in modo da spiegare perché sei in tensione.

Ma la tensione non è all'esterno, dipende invece dal tuo modo di vivere sbagliato.

Secondo passo: Accetta te stesso

Tu vivi in modo competitivo - questo crea tensione. Vivi facendo continuamente paragoni - questo creerà tensione. Pensi sempre al passato o al futuro, e manchi il presente che pure è l'unica realtà - questo creerà tensione.

Scopri qual'è il tuo talento. La natura non crea mai un individuo che non possegga qualche dono unico. Basta cercare un po'... Usa al massimo le qualità e il talento che hai, e l'energia impiegata nella tensione inizierà a diventare grazia e bellezza.

Terzo passo: Sii un artista dell'amore

Tutto ciò che fai, fallo con amore, con un'attenzione tale che persino la cosa più insignificante del mondo diventa un'opera d'arte.

Ti porterà grande gioia. Creerà un mondo privo di competizione e di paragoni. Darà dignità a tutti, ridarà loro l'orgoglio che le religioni avevano distrutto.

Qualsiasi azione fatta con totalità diventa una preghiera. -
Re Interiore: OSHO: CONSAPEVOLEZZA E RILASSAMENTO

24 febbraio 2013

Grillo e la riscoperta dell'umano


di Ida Magli
ItalianiLiberi | 23.02.2013
   Tutti i giornali sono d’accordo: Grillo ha riempito con i suoi ragazzi la fatidica Piazza S. Giovanni. Sono giovani, sono inesperti, sono entusiasti: si torna a vivere. È questa l’umanità che ha fatto la storia: quella che si è lanciata nella vita ingenuamente, forte soltanto del proprio entusiasmo, della sicurezza che essere uomini significhi sognare, sperare, amare, godere, gioire, e credere di riuscirci lavorando strenuamente per realizzare il sogno.

  Siamo usciti, con questi sognatori, dall’incubo peggiore che gli Italiani si siano mai trovati a sperimentare, malgrado il loro lungo passato pieno di catastrofi: non avere un futuro. Non avere ciò che sostanzia, per ogni uomo, l’idea di futuro: che sarà bello, gioioso, nuovo, diverso, ricco di vita. Può forse il pareggio di bilancio, per quanto lo si prospetti come indispensabile, “costituire il futuro”? Può forse la Banca Centrale Europea, per quanti bond italiani sia disposta ad acquistare, vestire i panni della Fata Turchina? Basta, sì basta! Abbiamo assoluto bisogno di tornare a vivere la vita vera, quella che ha sempre reso ricchissimi gli Italiani anche quando erano poveri: la capacità di credere nel futuro, di lavorare per il futuro, nella bellezza della propria terra, nella fiducia del suo "stellone" gioioso e fortunato.

  Tutto questo è stato deliberatamente ucciso, seppellito nel mondo lugubre dei sacerdoti del denaro, sordi e ciechi di fronte a qualsiasi cosa che non sia l’accumulo delle proprie monete. Economisti e banchieri si sono impadroniti dell’Europa e hanno scelto l’Italia come centro sperimentale del proprio potere, dove cominciare a sostituirsi ai politici, ormai del tutto succubi e corrotti. Ci sono riusciti con tanta facilità da rimanerne stupiti essi stessi. Forse non avevano immaginato, pur nella loro immensa presunzione, che sarebbe bastato il tintinnio delle monete a farsi addirittura chiamare da politici e capi di stato per governare al proprio posto. Nel giro di un anno hanno costretto al suicidio 45 imprenditori. Un risultato davvero di tutto rispetto! L’Italia non è mai stato un Paese da suicidio, neanche in tempo di guerra. I membri del governo, però, sono rimasti impassibili. Sono dei “fannulloni” questi Italiani, purtroppo: sanno soltanto lamentarsi. Il giorno successivo al suicidio di un imprenditore Mario Monti è andato a consolare, non la famiglia disperata, ma i funzionari di Equitalia: quelli sì che sono dei solerti lavoratori!

  La verità è che con la tirannide dei banchieri-politici si è diffusa nell’aria la certezza della loro incancrenita disumanità. L’arido deserto della loro anima è incompatibile con la vita. Hanno ingoiato, distruggendoli, tutti i sentimenti, gli affetti, i valori, nei quali gli Italiani hanno creduto, e per i quali hanno lavorato e combattuto fin dall’inizio della loro storia. Tutto è stato azzerato, in nome del bilancio, in nome di una moneta. Perfino la Chiesa si è azzittita. Dopo aver sempre proclamato il primato dello spirito sulla materia, non ha avuto la forza di ribellarsi al primato del dio euro.

  C’è stato, a Sanremo, il “segno” della morte della italianità, un segno che soltanto il pensiero musicale italiano poteva inventare: la deliberata, consapevole cacofonia della canzone Mononota.
Adesso, però, i giovani di Grillo hanno lanciato il grido della speranza: “Politici, andate a casa”. Per prima cosa, dunque, un Presidente della Repubblica che non appartenga ai partiti, che non sia né un economista né un banchiere, che non piaccia ai politici che non sia un fiancheggiatore dei politici, ma che rappresenti davvero gli Italiani, quello per cui tutto il mondo ha sempre apprezzato gli Italiani: l’arte, la poesia, la musica...

Ida Magli
23 Febbraio 2013 

http://www.italianiliberi.it/Edito13/grillo-e-la-riscoperta-dell-umano.html 

23 febbraio 2013

VOTO GRILLO


 ho deciso voto Grillo, stamattina ho ritirato la scheda elettorale che non usavo da decenni.
Ieri sera ho ascoltato il diretta streaming il comizio di Beppe Grillo, ho ascoltato
artigiani disperati per l'attuale situazione ,ho ascoltato i candidati del movimento ho ascoltato Grillo,
ho ascoltato Casaleggio ,ho ascoltato la gente del pubblico circa 800 000 persone, 150 000 erano in diretta streaming un evento mediatico unico al mondo, ho ascoltato e mi sono commosso.
Sono certo Grillo non si allera' con nessuno della vecchia politica e i suoi propositi sono certamente interessanti e sinceri , alcuni esempi:

Reddito di cittadinanza per chi rimane senza lavora mille euro al mese per tre anni sia per ex dipendenti
sia per ex artigiani, imprenditori e commercianti

Taglio delle pensioni oltre i 4mila euro e revisione della riforma Fornero, con la pensione ad
anni 60, anche per lottare contro la disoccupazione giovanile.

Ridiscussione di tutti gli accordi con l'europa compresa l'attuale valore dell'euro per l'Italia

Referendum popolare per uscire dall'Euro

Taglio di tutti i finanziamenti e rimborsi elettorali ai partiti,taglio degli stipendi e bonus per tutti i politici e un bel redditometro per i politici per vedere quanto hanno rubato con restituzione del maltolto.

Questi mi sembrano i punti piu' interessanti del Movimento 5 stelle , gente semplice,
capace e onesta, cittadini d'Italia, fratelli che lavorano per il bene comune
con un mandato per 2 sole legislature.

Per adesso il meglio che puo' capitare all'Italia è la vittoria  completa del movimento
in caso contrario ci ritroviamo ancora con PD, PDL e MONTI insieme al governo
ad eseguire cio' che chiede l'Europa.
a sfruttare ,Tartassare,umiliare e impoverire il popolo

la vecchia politica Martedi' si svegliera' in incubo

Antar Raja
Altra Realtà: VOTO GRILLO

22 febbraio 2013

La mia dichiarazione di voto.




di Sergio Di Cori Modigliani


Ci siamo, dunque.
Fra tre giorni si vota.
Mentre i consulenti dei partiti in lizza se ne stanno lì, arroccati nei loro castelli, facendo astrusi calcoli completamente avulsi dalla realtà autentica del paese, nel tentativo disperato di capire e comprendere quali alleanze fare o disfare per insistere nel disperato tentativo di salvaguardare le loro rendite di posizione acquisite, io cerco di capire quanti sono –in percentuale- gli italiani che allegramente si tufferanno nell’era del post-Maya.
Credo che sia stata la più squallida campagna elettorale mai vista in Italia, e questo lo hanno capito anche i sassi.
Non vale la pena neppure di commentarla.
Domani, all’ultimo momento, saranno capaci di inventarsi chissà che cosa pur di raggranellare qualche votarello unto e bisunto. Mi attendo ogni sorpresa.
Ma il re è ormai nudo.
Questo è un paese senza pudore e senza vergogna.
Basterebbe pensare che i due partiti politici che sommati rappresentano l’80% della classe politica dirigente nel nostro paese, nella disastrata regione Calabria, offrono allo sconcertato elettore la possibilità di scegliere tra Rosy Bindi e Domenico Scilipoti, capilista di PD e di PDL. In un paese normale, entrambi e per motivi diversi, dovrebbero prendere 0 voti.
Questo è un paese malato di Alzheimer socio-cultuale dove adesso fanno tutti a gara prospettando regali, offerte, proposte varie per “riformare” l’Italia, chi a destra, chi a sinistra, chi solidamente piazzato al centro pensando di fare il furbo.
Io voto M5s perché sono convinto che ormai sia troppo tardi per “riformare” l’Italia, come pensano loro.
Non c’è nulla da “riformare”
Non c’è nulla da aggiustare.
E’ come chiamare l’architetto per cambiare il colore delle pareti nel salone da ricevimento in prima classe, nel Titanic, dopo che è andato già a sbattere contro l’iceberg. Non serve a nulla. O meglio, non serve a evitare l’affondamento.
L’Italia deve ringiovanire, non fornire dei nuovi modelli di flebo a chi è già in coma.
L’Italia deve risorgere.
Noi italiani siamo fatti così, da bravi narcisisti vogliamo essere come Gesù, ma allo stesso tempo avendo la garanzia matematica -grazie a qualche conoscenza forte nell’aldilà-  che ci garantisca il fatto di evitare la crocifissione, la via crucis, le spine in testa, il dolore del trapasso.
Non è possibile.
Se un sistema marcio alle radici non viene prima buttato giù, non  è possibile rifondarlo.
La vecchia politica è allo stremo, in coma etilico, abbrutita dalla sbronza perenne bulimica della corruttela complice, ai danni della collettività, del popolo, degli esclusi da sempre, quelli che non sono rappresentati dalle oligarchie aristocratiche del privilegio costituito e garantito. E adesso reclama una trasfusione di sangue, una flebo alimentare, e proclama: “vi promettiamo che martedì 26 ottobre andiamo tutti all’anonima alcolisti”. Troppo tardi.
C’è chi è stanco della violenza degli ubriachi.
C’è chi è in grado di bersi un bel bicchiere di buon vino senza esagerare.
C’è chi ha mantenuto lo stato di sobrietà mentale, necessario e sufficiente, per comprendere che una nazione guidata da gente “ubriaca” non può che portarci allo scontro frontale.
C’è chi ha deciso di scendere dalla macchina e va a piedi.
Io sono sceso e voto per il movimento cinque stelle.
Il mio non è un voto di protesta, e chi lo sostiene non ha capito come stanno le cose.
Il mio è un voto di chi è perennemente scandalizzato da ciò che accade e ha bisogno urgente di presenze, non di assenze e di latitanze.
Questo è un paese senza.
Così ci hanno ridotto.
Ed è giusto che sia rappresentato a livello di massa da un movimento senza.
Come sostiene Beppe Grillo, il leader politico sceso in campo per sfidare gli alcolizzati dal potere, tanto per ricordare alla collettività da chi e come è composto il movimento:
Il MoVimento 5 Stelle è un movimento senza.
Senza contributi pubblici
Senza sedi
Senza strutture
Senza giornali
Senza televisioni
Senza candidati pregiudicati
Senza candidati presenti in passato in Parlamento
Senza faccioni civetta presentati come capilista in tutta Italia
Senza compromessi
Senza inciuci
Senza leader
Senza politici di professione
Senza corrotti
Senza tangenti
Senza responsabili regionali, provinciali
Senza capibastone
Senza candidati scelti dalle segreterie dei partiti
Senza candidati con un incarico attuale in Comune o in Regione
Senza alleanze con i partiti
Senza un passato di cui vergognarsi
Senza candidati fuori dalla propria circoscrizione elettorale
Senza ideologie
Senza assicurazioni
Senza banche
Senza respiro
C’est la difference.
Voto M5s perché ho voglia di un paese giovane, con attivisti che ci prospettano la sceneggiatura del film “Italia” più vicina a una commedia romantica della Hollywood anni ’30, come in “Mr. Smith goes to Washington” dove l’ingenuo e spaesato James Stewart sfida i grossi marpioni politicanti al congresso e li batte vincendo, nel nome di una ritrovata voglia di rappresentare gli interessi della collettività, che non piuttosto a un film horror degli anni’90 diretto da Wes Craven. Per non parlare dell’aggiunta, decisamente trash, degli apparenti antagonisti fascisti e comunisti: cariatidi battute dalla Storia ingozzate di demagogia spicciola buona ormai per i gonzi.
Voto M5s perché ho voglia che il paese si scrolli di dosso il peso della silenziosa (quanto censurata) guerra civile che ha insanguinato e distrutto l’Italia per 67 anni, quella tra la destra oltranzista e la sinistra serva, ben foraggiati entrambi chi dalla Cia chi dal KGB, abilmente trasformati in pseudo-democratici dopo il 1993, a conclusione della guerra fredda.
Voto M5s per mandare in pensione gli incompetenti, i miserabili piccolo-borghesi, i clientes di tutte le razze, con appresso tutte le loro numerose famiglie.
Spazio ai giovani (non solo in senso anagrafico), spazio a chi se lo merita, spazio a chi vuole riformare l’Italia, spazio a chi vuole una rivoluzione cuturale.
Votare per il M5s comporta un salto mentale politico evolutivo.
Vuol dire entrare nel post-Maya.
Vuol dire aprirsi alle categorie nuove dell’all inclusive, come nella pubblicità dei cellulari.
Vuol dire abituarsi al fatto di trovarsi insieme ebrei sionisti con la kippà in testa accanto ad antisemiti con un passato in Casa Pound, sostenitori della diversità multi-etnica accanto a chi odia gli zingari e gli emigrati, ex comunisti staliniani ed ex fascisti mussoliniani, settentrionali e meridionali, massoni e clericali, atei e credenti, maschi e femmine, vecchi e giovani, intellettuali colti e analfabeti arrabbiati, a condizione che tutti, ma proprio tutti NESSUNO ESCLUSO, accettino il principio del riconoscimento garantito della diversità, accogliendo, riconoscendo e comprendendo il bisogno di ogni fragile essere umano di conservare il proprio feticcio di provenienza famigliare, perchè siamo tutti niente di più che piccole formiche spaventate, bisognose di aggrapparsi ai simboli, alle bandiere, ai gonfaloni, agli striscioni, per sentirci parte di qualcosa. E se qualcuno si sente meglio perchè sopra al letto ha la foto di Stalin o di Mussolini, di Togliatti o della Vergine Maria, chi se ne importa, purchè sia chiaro che valgono quanto i santini che certe persone si portano dentro al portafoglio: emblemi di una superstizione necessaria per affrontare il dolore quotidiano dell’esistenza. E niente di più. Perché tutto ciò appartiene a un mondo reale che non esiste più. Il mondo vero, reale, quello del post-Maya ai suoi primi vagiti è un mondo all-inclusive, senza razzismi, senza prevenzioni, senza discriminazioni, senza stereotipi, senza antagonismi, perché punta all’armonia degli opposti, perché supera il divide et impera imposto dal Potere per fondare un’idea sociologica di carattere ecumenico: nessuno per nessun motivo deve essere mai escluso dall’accesso al mercato, dall’accesso all’istruzione pubblica, dalla copertura sanitaria, dall’abbraccio amichevole di una collettività che gestisce e amministra la cosa pubblica nel nome del bene comune.
La società post-Maya abbatte l’ego e trasforma l’idea di Cosa Nostra caratteristica di ogni lobby, di ogni mafia, di ogni setta, di ogni gruppo oligarchico in Casa Nostra: la società come luogo d’incontro che sintetizza le verità di ciascuno, chiunque egli/ella sia.
Voto per il M5s perché è post-ideologico.
E voglio che in parlamento ci vadano persone con una bella faccia pulita, gente che non ha promesso un bel nulla a nessuno, che non ha secondi fini, la cui unica grande ambizione –autentico collante del movimento- sia la gran voglia di dar voce alla richiesta del compianto giudice Paolo Borsellino quando nel giugno del 1992 ebbe a dire “chi sa parli e dica ciò che sa, questo è il momento” perché loro saranno presenti nelle commissioni parlamentari e ci racconteranno come stanno le cose, come violano la Legge, come rubano i soldi, come avviliscono il futuro delle giovani generazioni rendendolo nero, crudo e lontanissimo da vedere.
Tra chi vota per il M5s e i candidati che saranno eletti si è firmato un contratto sociale, è l’unica garanzia richiesta a gran voce.
Pretendiamo un regalo doveroso che vada a riempire il vuoto angosciante prodotto dalla classe politica italiana, ormai impresentabile perchè moribonda; un unico regalo vogliamo ed è ciò che chiediamo loro, convinti che ce lo daranno.
Regalateci la possibilità di poter andare ad Amsterdam, a Praga, a Barcellona, a Londra, a Berlino, a Copenhagen e a Bruxelles, consentendoci l’inusuale novità di poter dire a tutti “sì io sono un europeo italiano e sono orgoglioso di esserlo”.
Ridateci l’orgoglio di essere quel Bel Paese che eravamo e che saremo di nuovo se lo vogliamo.
Abbattiamo il sistema medioevale, rimbocchiamoci le maniche e attivamente ricostruiamo questa nazione dalle fondamenta, nessuno escluso.
Occupiamoci dell’Azienda Italia.
Fateci sentire in Europa cittadini di serie A.
Ridateci l’Italia che i marpioni ci hanno portato via nel nome del loro privato interesse di casta medioevale.
Io ci credo.
Per questo voto M5s.
Perchè guardo al futuro.
Alla vita dei miei figli, ci tengo.
Mandiamoli tutti a casa.
Perché, come diceva il titolo di un libro uscito più di venti anni fa “anche le formiche nel loro piccolo si incazzano”.

Sarebbe ora.Libero Pensiero: la casa degli italiani esuli in patria: La mia dichiarazione di voto.

21 febbraio 2013

Proposte-per-una-democrazia-diretta.

Paolo Becchi Democrazia Diretta

 di Paolo Becchi
 Ordinario di Filosofia del Diritto all'Università di Genova

  Il MoVimento 5 Stelle viene presentato ancora come espressione dell’ “anti-politica”. In realtà, questa campagna elettorale sta mostrando che esso è l’unica forza dotata di un programma politico, nuovo ed alternativo al sistema partitocratico. Mi soffermo qui solo su un punto decisivo. Il MoVimento 5 Stelle è l’unica forza politica ad aver posto come centrale la questione del rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta all’interno della nostra organizzazione politica ed istituzionale. Strumenti che dovranno portare ad un rafforzamento della democrazia fondata sulla partecipazione attiva di tutti i cittadini.

 È questa la vera rivoluzione, la vera sfida a cui il MoVimento è chiamato. Parlo di “rivoluzione”, perché la storia della nostra costituzione repubblicana è segnata proprio dalla sfiducia, espressa sin dalle sedute dell’Assemblea Costituente, verso la partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica del Paese. La cosiddetta “democrazia dei partiti” è stata l’espressione più evidente di questa volontà di spostare la sovranità dal popolo ad un particolare soggetto politico, il partito appunto.

 Non posso ripercorrere, in questa sede, la storia dei dibattiti e dei progetti discussi dai Costituenti. Permettetemi solo di ricordare quali sono, oggi, gli strumenti di democrazia diretta presenti nella Costituzione e quali possibilità concrete si danno per il loro rafforzamento.

 Anzitutto, la cosiddetta iniziativa popolare. È prevista dall’art. 71 Cost., il quale prevede che “il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno 50.000 elettori, di un progetto di legge redatto in articoli”.

 Intervento diretto, popolare, nella formazione delle leggi, dunque. Senonché, questo articolo è rimasto sino ad oggi lettera morta. La proposta, infatti, segue l’iter legislativo ordinario, con due conseguenze: anzitutto, può tranquillamente non essere mai discussa in Assemblea; inoltre, qualora arrivasse ad essere discussa, potrebbe senza alcun problema essere modificata, o addirittura stravolta, nel gioco degli emendamenti.

 I costituenti capirono subito che l’iniziativa popolare esprimeva il diritto dei cittadini a deviare, sono le parole che allora furono pronunciate, «dalla linea direttiva politica approvata dalla maggioranza ed espressa dal Governo». È così, senza dubbio: sono iniziative, cioè, che il popolo assume di fronte all’inerzia del Parlamento e del Governo, esprimendo direttamente la propria volontà e le proprie esigenze.

 Occorre, allora, sottrarre al Parlamento, ed in particolare alle commissioni parlamentari, il potere di “bloccare” la proposta e di emendarla, obbligando l’Assemblea a votare direttamente sul testo come presentato entro un termine preciso e prestabilito. Credo non sia necessaria una modifica della Costituzione, ma sia sufficiente una modifica dei regolamenti parlamentari, da adottarsi a maggioranza assoluta dei membri di ciascuna Camera.

 Occorre istituire un iter obbligato per l’esame delle proposte di legge di iniziativa popolare. Sono state, nel corso del tempo, discusse diverse possibilità: dalla Commissione bicamerale Bozzi che, nel 1984, propose di rafforzare l’iniziativa popolare, sino a recenti progetti presentati da singoli parlamentari e senatori di diversi schieramenti. Ora, con il MoVimento 5 Stelle, sarà possibile dare finalmente battaglia.

 È la tempistica dei lavori parlamentari che dev’essere forzata. Bisognerà prevedere che, entro tre mesi dalla presentazione del progetto di legge, la proposta venga iscritta automaticamente all’ordine del giorno dell’Assemblea nella prima seduta successiva, per essere discussa nel testo presentato dai proponenti.

 Questa è, a mio avviso, la possibilità più concreta che esiste, all’interno del nostro ordinamento costituzionale, per aprire il passaggio verso la democrazia diretta. Se il MoVimento potesse assicurare un continuo dialogo con il popolo, un’attività continua di iniziative legislative provenienti direttamente dai cittadini, il Parlamento verrebbe finalmente costretto a discutere pubblicamente e a deliberare su progetti di legge popolari, e non su articoli ed emendamenti “negoziati” nei corridoi e nelle segreterie di partito.

 Fino ad oggi tutto ciò non è stato possibile per la debolezza, l’incapacità e la volontà contraria espressa dai partiti politici. Con il MoVimento 5 Stelle in Parlamento, avrà finalmente inizio un lavoro sotterraneo, che “scavi”, dentro i regolamenti parlamentari portando alla luce gli elementi di democrazia diretta. Dico questo ai giovani del MoVimento che entreranno in Parlamento. Vi accusano, ci accusano, di voler “stracciare” la Costituzione. Cercano di intrappolarvi così. Ma noi dobbiamo capire che il vero punto debole della “casta”, del regime dei partiti non è la Costituzione, ma un altro: è il controllo delle tempistiche dei lavori parlamentari. Date battaglia agli ordini del giorno, alla formazione dei calendari, al lavoro delle commissioni. E’ in questo lavoro di logoramento, in questo lavoro di tattica parlamentare, che si possono aprire le porte, dall’interno del sistema rappresentativo, alla democrazia diretta.

 Passo, ora, ad un altro articolo della Costituzione, l’art. 50, che prevede, invece, il cosiddetto diritto di petizione: “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”. Non siano più all’interno dell’iniziativa per la formazione delle leggi. Come possiamo “utilizzare” questo strumento, affinché esso non resti lettera morta? È evidente che il singolo cittadino non può pretendere che le Camere adottino i provvedimenti da lui richiesti. Però si potrebbe pensare ad un obbligo, per le Camere, di esaminare e di deliberare sulle petizioni presentate da almeno un certo numero di firmatari, ed anche qui non servirebbe una modifica della Costituzione, ma solo dei regolamenti Parlamentari.

 Il diritto di petizione dovrebbe, pertanto, poter avere l’effetto di provocare pubbliche discussioni sulle questioni sollevate dai cittadini, promuovendo così il dibattito pubblico ed istituzionale ed assicurando un controllo diretto dei cittadini sui lavori parlamentari.

 Controllo che, oggi, non è più un’utopia, e trova nella “rete” il suo principale mezzo di realizzazione. La rivoluzione di internet permette finalmente di rendere attuale quel principio che, più di due secoli fa, Immanuel Kant aveva formulato ed espresso così: «Tutte le azioni relative al diritto di altri uomini, la cui massima non è compatibile con la pubblicità, sono ingiuste».

 La pubblicità, il diritto di ciascun cittadino ad accedere a tutta la documentazione e le informazioni riguardanti lo Stato e l’amministrazione, non è una semplice regola di buon andamento, come talvolta si dice: è il principio essenziale di ogni autentica democrazia. Principio che la rete rende ormai facilmente attuabile e realizzabile. La democrazia diretta passa non solo per l’iniziativa, dunque, ma anche per il controllo: un controllo senza nessuna restrizione, senza nessun limite. Su questo punto, il MoVimento può fare molto. Anche per rafforzare la diffusione di internet in Italia, ossia nel Paese che, rispetto all’accesso alla rete, è più in ritardo in Europa. In Italia solo metà della popolazione possiede un computer e l’accesso a Internet. Un ritardo che è il sintomo del livello di democrazia presente nel Paese. Un ritardo, quindi, che rivela un dato ed un problema politico, e non semplicemente “tecnologico” o “culturale”. Rivela il deficit di democrazia che il MoVimento è chiamato a colmare.

 Si deve, infine, passare agli strumenti referendari. Come saprete, la nostra costituzione – a parte i referendum consultivi che riguardano gli enti territoriali ed il referendum previsto per la revisione costituzionale – ammette unicamente il referendum abrogativo, peraltro escludendo che lo stesso possa avere ad oggetto una serie di materie, tra cui le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Su questo punto, il MoVimento dovrà dar battaglia, insistendo sulla necessità di una riforma costituzionale in materia referendaria. Aprire la strada ai referendum propositivi e senza quorum, ampliare quelli consultivi e rivedere i limiti che sono stati imposti allo stesso referendum abrogativo.

 È opportuno, qui, analizzare brevemente una questione che si è di recente discussa, e che ha suscitato diverse polemiche: quella del possibile referendum popolare sull’Euro, ossia sulla decisione, da parte dell’Italia, di restare o uscire dalla moneta unica europea. Problema “scottante”, non c’è dubbio. Con l’attuale disciplina costituzionale, non potrebbe mai realizzarsi un referendum abrogativo sull’Euro: non soltanto, infatti, l’art. 75 della Costituzione vieta esplicitamente che possa svolgersi un simile referendum sulle leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali ma, secondo una consolidata interpretazione della Consulta, non sarebbe mai possibile interferire, attraverso referendum, con l’ambito di applicazione delle norme comunitarie e con gli obblighi assunti dall’Italia nei confronti dell’Unione Europea. Niente referendum abrogativo, quindi.

 Quanto all’ipotesi di un referendum consultivo, la Costituzione lo ammette soltanto in casi limitati (articolo 132), che non riguardano in alcun modo le questioni monetarie o dei rapporti con l’Europa.

 È pur vero, però, che esiste un precedente in una materia analoga. Nel 1989, infatti, con legge costituzionale (3 aprile 1989, n. 2), fu indetto un “referendum di indirizzo” (ossia consultivo) sul conferimento di un mandato al Parlamento Europeo per redigere un progetto di Costituzione Europea (fu un plebiscito a favore dell’Europa, con l’88% dei sì). Fu necessaria, allora, una legge di iniziativa popolare promossa dal Movimento Federalista Europeo – successivamente sostituita dalla proposta di legge costituzionale presentata dal Partito Comunista – la cui approvazione richiese la doppia lettura in entrambi i rami del Parlamento, secondo l’iter necessario per le leggi costituzionali.

 La Costituzione non prevede, nella sua lettera, un’ipotesi simile, ma nell’89 i partiti furono concordi nell’approvare questo strumento atipico (il “referendum di indirizzo”) mediante una legge costituzionale ad hoc, formalmente “in deroga” o “rottura” di quanto previsto dall’art. 75 della Costituzione, per legittimare con il ricorso al voto popolare l’accelerazione del processo di integrazione europea. Vi fu, allora, una «temporanea “rottura della Costituzione”», che servì a consentire agli italiani di esprimere direttamente la propria posizione su una decisione fondamentale per lo Stato e la sua sovranità.

 Occorre, allora, evidenziare due elementi essenziali. Anzitutto, la nostra stessa storia repubblicana ha conosciuto – e non si vede perché ciò non possa ripetersi – “rotture” della lettera della Costituzione dirette a consentire al popolo di esprimersi direttamente su temi che mettevano in discussione alla radice la sua stessa sovranità. Si potrebbe, pertanto, lavorare per una nuova legge costituzionale ad hoc che consenta ai cittadini di esprimersi direttamente sulla possibile uscita dell’Italia dall’Eurozona. C’è, però, un secondo aspetto che va sottolineato. Anche nel 1989, il referendum fu soltanto “di indirizzo”, ossia meramente consultivo: il suo risultato non avrebbe, cioè, vincolato in alcun modo il Parlamento, il quale sarebbe stato libero di adottare una decisione anche in contrasto con la volontà popolare. In questo modo, tuttavia, si tradisce il significato del referendum su temi di decisiva importanza. La decisione diretta dei cittadini deve vincolare il Parlamento ed il Governo, i quali non possono ignorarla o trascurarla.

 Il MoVimento 5 Stelle dovrà, pertanto, insistere per garantire ai cittadini, anche mediante l’adozione di una legge ad hoc (la cui formazione richiederebbe, in ogni caso, le maggioranze previste per la modifica della Costituzione) la possibilità di referendum vincolanti, che siano in grado di imporre la volontà popolare nelle materie in cui si vede direttamente coinvolta la sovranità del popolo.

 Chiudo questa breve parentesi, per ricordare l’ultimo tipo di referendum previsto nel nostro attuale ordinamento, che è quello di revisione costituzionale. La nostra Costituzione prevede, infatti, che, in caso di legge costituzionale approvata a maggioranza non di 2/3, ma assoluta, la legge possa essere sottoposta a referendum quando, entro tre mesi dall’approvazione, lo richiedano 500.000 elettori, oppure 1/5 dei membri di ciascuna Camera, o, infine, 5 consigli regionali.

 Il popolo dovrebbe essere sovrano soprattutto con riferimento alla sua costituzione. La disciplina della “revisione” costituzionale dovrebbe, in questo senso, essere riscritta, secondo due principi fondamentali. Anzitutto, quello secondo il quale ogni modifica della Costituzione deve essere – qualsiasi sia la maggioranza raggiunta in Assemblea – sottoposta al giudizio del popolo, con un referendum pertanto obbligatorio, e non puramente facoltativo. Inoltre, la revisione della Costituzione dovrebbe poter essere disposta direttamente dal popolo stesso, oltre che dall’iniziativa parlamentare.

 Referendum, diritti di iniziativa e diritti di revisione. Sono questi i tre strumenti che il MoVimento dovrà cercare di rafforzare, per poter innestare in questo Paese quanti più possibili elementi di democrazia diretta che consentano la partecipazione attiva di tutti i cittadini alla cosa pubblica. In Italia c’è al momento una Destra, un Centro, una Sinistra: sono loro l’antipolitica e lo stanno dimostrando. Poi c’è la nuova, vera, politica, quella del MoVimento 5 Stelle, che, quale sarà l’esito delle elezioni, rovescerà il Parlamento come un calzino.
http://www.byoblu.com/post/2013/02/20/Proposte-per-una-democrazia-diretta.aspx

20 febbraio 2013

ARRENDETEVI !!!


 Arrendetevi! Siete circondati dal popolo italiano. Uscite con le mani alzate. Nessuno vi toccherà. Il vostro tempo è finito, non abusate della fortuna che vi ha assistito finora. Di voi, ormai, nelle piazze, tra la gente, si parla al passato, come di persone estinte. Quando apparite in televisione scatta l'insulto che equivale al vilipendio di cadavere. Quello che stupisce è la vostra folle ostinazione a non farvi da parte come se foste investiti da una missione divina. C'è in ciò qualcosa di patologico, che richiede l'intervento di uno psichiatra, ma anche di triste, come la recita di un vecchio senza voce e malfermo sulle gambe nella parte dell'attor giovane o come l'aria di Memory cantata dalla cadente Grizabella in Cats "Touch me/ It's so easy to leave me/ All alone with the memory/ Of my days in the sun". I manifesti con le vostre facce nelle strade sembrano annunci mortuari svolazzanti, con qualche tocco di colore. Vi muovete nelle piazze vuote, nei teatri pieni di comparse, negli studi televisivi intervistati da vostri dipendenti, enunciate promesse che non potrete mai mantenere, né avete intenzione peraltro di farlo. Nessuno, tra coloro che vi è vicino, ha il coraggio di dirvi che è finita, che è finita male, e che voi, da qualunque punto si voglia considerare: economico, sociale, politico, amministrativo, siete dei falliti.
Gli italiani sentono, come guidati da un istinto animale, di essere a un bivio e che continuare con voi è un suicidio. Vi hanno perdonato tutto, al di là della decenza, ma ora non vi possono condonare anche il fallimento di una Nazione. Dovete rendervene conto, dovete andarvene prima di essere cacciati dalla rabbia popolare, è un consiglio amichevole quello di dirvi "Arrendetevi". Questo ventennio è stato un Vietnam per gli italiani, ma voi avete ancora la possibilità di salire sull'ultimo elicottero come gli americani sui tetti di Saigon nel 1975. Siete terrorizzati, in preda di attacchi d'ansia al pensiero di perdere il potere, di qualcuno che potrà rovistare nei vostri cassetti, capire, scoprire, denunciare. Vi consiglio comunque uno, due, tre, cento passi indietro. Se anche vinceste queste elezioni avrete solo rimandato il cambiamento, durerete un anno, forse meno, ha senso? Fate unapubblica ammissione di colpa e chiedete agli italiani di perdonarvi. Arrendetevi. La vostra stessa presenza è diventata insopportabile. Il vostro tirarvi fuori da ogni responsabilità, lo scuotere le piume e minacciare come dei guappi, lo stalking a cui sottoponete gli italiani sono al di là di ogni sopportazione. Arrendetevi. Non potrete dire che non vi ho avvisato.



fonte Beppe GrilloAltra Realtà: ARRENDETEVI !!!

18 febbraio 2013

Un “Grillo”per la testa

 
di Marco Stugi

Il 25 febbraio si avvicina a grandi passi.
Le dichiarazioni dei diversi leader politici non riescono a invogliare al voto.
Si susseguono i sondaggi elettorali che vogliono ancora in vantaggio il PD, che  a seconda degli scandali (MPS), o delle dichiarazioni più o meno opportune dei suoi antagonisti, accresce o diminuisce il vantaggio.
Di conseguenza, in questa campagna elettorale entra un po’ di tutto: il Milan che acquista Balotelli, Monti che dichiara che Berlusconi compra voti, la Meloni che si vergogna di essere stata parte del PDL, la Santanchè che gli risponde per le rime ricordando che grazie a papi bunga-bunga lei ricoprì la carica di vicepresidente della camera ecc..ecc…
La confusione regna sovrana e come ci viene giustamente ricordato qui, tutti i sondaggi pre-elettorali sono taroccati o, nella migliore delle ipotesi, fatti male, e servono unicamente a far parlare i media e cercare di distogliere i votanti. La novità più importante in questa tornata elettorale è certamente rappresentata dalla presenza del Movimento 5 stelle.
Data la scarsa presenza sui media nazionali e nel panorama televisivo degli esponenti di questo Movimento, la stampa usa fare analisi con molta oculatezza, inserendo qua e là considerazioni su fatti e personaggi.
Il dibattito intorno ai grillini, si fa comunque sempre più accesso e mentre ci avviciniamo alle elezioni, compaiono analisi, con il chiaro intento di dubitare degli stessi.
È il caso di questo articolo, pubblicato pochi giorni fa, su un grande sito di informazione web, che parlava in maniera al solito molto critica della figura di Casaleggio.
Questo celebre manager, cui si è affidato Beppe Grillo, per pubblicizzare la sua immagine e farsi aiutare a costruire quella grande rete web-mediatica, con la quale è riuscito a coinvolgere tanti ragazzi, viene certificato come un pessimo manager.
All’inizio della sua carriera professionale era amministratore delegato di Webbeg Spa (Olivetti), in seguito ceduta a Telecom di Colannino, in attese che Tronchetti Provera tornasse a essere azionista di maggioranza.
In breve tempo la Webbeg accumulò un pesantissimo deficit di bilancio e il suo amministratore delegato (Casaleggio) fù rimosso.
Segue tutta una serie di considerazione e analisi circa il coinvolgimento di giovani nel “sistema Casaleggio”, in seguito, esportato nei Meet-Up di Grillo.
In sintesi dei giovani di belle speranze e con un innato senso di giustizia, sono coinvolti, offrendogli un ruolo partecipativo e divulgativo.
Insomma la solita “solfa”: a ciascuno si affida un ruolo, ma poi a decidere sono altri.
Un’altra analisi sicuramente ben articolata è quella che appare su Micro Mega a firma di Vladimiro Giacchè, il quale ne analizza in sintesi il programma.
Sedici punti, nei quali si toccano (lui forse direbbe si sfiorano) i bisogni dei cittadini.
Reddito di cittadinanza, o sussidio minimo garantito, ingresso alla rete gratuita per tutti, taglio dei finanziamenti ai partiti, informatizzazione della scuola e di tutta la rete pubblica in modo da snellirla e “risparmiare, ” referendum sull’euro e molto altro.
In quest’articolo l’obiettivo è di analizzare un programma politico che presenta molti punti condivisibili, ma che offre anche diverse contraddizioni: si propone un referendum sull’euro senza fare riferimento ai tecnicismi che l’hanno reso disastroso e ciò potrebbe essere un’arma a doppio taglio, si parla di reddito di cittadinanza che è un qualcosa di diverso da un sussidio ecc.ecc…
Queste sono soltanto due delle analisi (certamente ben articolate) apparse “criticamente” sul web.
Tralasciando le illazioni complottiste, circa l’appartenenza di Grillo alla massoneria, o la sua indole nazista (dopo che era apparso sul suo blog un banner che promuoveva un incontro di Forza Nuova), in questo momento, il suo movimento è certamente il più criticato (e temuto) da tutte le parti politiche.
Queste elezioni politiche assumono un ruolo importantissimo, poiché giungono in un momento di totale rottura.
L’Europa versa in una crisi profonda, oltre a piccoli giochi istituzionali, con i quali i vari paesi dell’Unione in uno spirito assolutamente “anticomunitario”, cercano di raccogliere piccoli vantaggi per i loro stati nazionali, non si vede un’uscita dal tunnel dell’austerità, anzi, la riduzione del bilancio Europeo, lascia presagire nuovi e pesantissimi tagli nei singoli paesi.
Le elezioni politiche italiane rappresentano anche uno spartiacque, con il quale affossare definitivamente lo Stato, nei luoghi comuni del “ci vuole più Europa per migliorare le politiche nazionali”, (come con questi bilanci?) o quello di dare via a un nuovo processo, che ci possa portare fuori da questo contenitore, alimentando cosi, quella vena di scetticismo che lentamente si sta divulgando tra la gente circa l’eurosistema.
Se si vanno ad analizzare gli obiettivi elettorali, a cominciare proprio dalle forze di centro sinistra (Pd+SEL) in nessuna di queste si mette in discussione “l’Euronecessità”.
Alcuni giorni fa Vendola (certamente il più a sinistra dentro le coalizioni maggioritarie) dichiarava:
La vera posta in gioco delle elezioni italiane è l’Europa. «L’Italia è una pedina fondamentale dello scacchiere europeo, e se il centrosinistra vincerà con pienezza di numeri cambierebbe l’assetto continentale, con un asse dei progressisti tra l’Italia e la Francia di Hollande».Potremo finalmente cominciare a mettere in discussione l’egemonia del polo consevatore incarnato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Un’egemonia che con le politiche di austerità ha prodotto drammatici effetti nel Vecchio Continente: 30 milioni di disoccupati.
E poi aggiunge:
La crisi non è un gioco dell’oca e non torneremo al punto di partenza» 
Con queste parole e questi obiettivi Vendola, intende vigilare sulla politica italiana e creare un nuovo asse grazie al quale applicare delle politiche sociali e uscire dalla morsa dell’austerità.
Purtroppo Vendola, che adesso si dichiara progressista, dimentica, o soltanto non vuole affrontare per luogo comune o incompetenza, che le politiche europee, di cui l’asse Franco-Tedesco si sono giovate (in particolar modo la Germania) in modo da rafforzare la propria economia, sono dovute proprio al gioco dell’oca.
Optimal currency area, questa è la denominazione di una cosiddetta area economica, che per relazioni commerciali, coinvolgimenti culturali, quindi per una sua apparente “omogeneità”, è indotta ad unirsi in un area monetaria unica.
Questo è quello che è successo all’Europa, alla quale è stata imposta prima Maastricht, con un pesante vincolo economico da non sforare (il 3%), poi una moneta unica legata a un tasso fisso (ogni moneta sovrana avrebbe avuto pari valore rispetto all’euro) ed infine il Fiscal compact, gabbia di bilancio che ne impone il pareggio. Questa progressione si è resa necessaria per accedere a una presunta “area valutaria ottimale,” non giustificata dai fatti e dalla storia stessa, che vede molti paesi nell’area Euro divergere per fiscalità, struttura politica e cultura.
Come naturale che fosse, i paesi più deboli strutturalmente ne hanno pagate le conseguenze e ora, i luogo comunisti di sinistra, improvvisati progressisti, ci vengono a raccontare che per rifondare l’Europa sarà sufficiente creare un asse socialista, in modo da contrastare le politiche liberiste della destra Europea.
I vincoli di bilancio e le aree ottimali, (Oca) non si raggiungono o superano, con i luoghi comuni di concedere, più risorse al sociale, quando qualunque economista sarebbe in grado di spiegare, che nelle condizioni di politica monetaria attuale è impossibile farlo.
Lo diceva Stiglitz, lo ripeteva Kruger, l’ha detto Mundell e lo ripete tutti i giorni Bagnai.
Il gioco dell’Oca è stato dunque decisivo e contrariamente a quanto dice Vendola ci ha condotto nuovamente al punto di partenza, anzi forse ancora più indietro, poiché abbiamo un tasso di disoccupazione, il più alto dal 1990 e tutto ciò è dovuto alle politiche di moderazione salariale, che attraverso la precarizzazione selvaggia, hanno fatto sì che gli stati nazionali controllassero l’inflazione, tutto ciò grazie all’imposizione di una moneta unica, di un cambio fisso e di tassi d’interesse gestiti e controllati dalle banche private il tutto nel nome del pareggio del bilancio.
È facile dire bisogna investire di più nel welfare, ma voglio capire come riuscirà a fare questo Vendola, quando nessuno in Italia vi è riuscito dall’entrata dell’euro in poi.
Concordo con Vladimiro Giacchè quando dice che neanche Grillo affronta adeguatamente il tema Euro e se non ci sarà una giusta informazione circa i meccanismi indotti dalla moneta unica, rimarrà vano.
Gli unici che accennano alla sovranità monetaria e ai problemi indotti dalla moneta unica sono appunto Grillo (vedere questo video) e Forza Nuova che lo pone come punto di rilievo del suo programma elettorale, forse unico motivo per cui Grillo è stato accostato, a questo gruppo.
Lasciare spazio su temi di grande importanza, quali la sovranità monetaria a Forza Nuova, significa auspicarsi una deriva nazionalista, non affrontarli adeguatamente a sinistra è qualunquismo, udirlo accennare invece da chi, (Grillo) in anni di percorso si è voluto distaccare da ogni influenza politica, mi suscita curiosità.
Durante il corso della mia vita ho perso molto tempo, dietro le false speranze sventolate dalla politica, in particolar modo di sinistra, alla quale faccio riferimento e dove al dunque ho visto sempre rincorrere spenti luoghi comuni, lasciando abbandonati coloro che ne avevano bisogno, quindi, mi posso permettere di sbagliare ancora una volta, perlomeno lo farò con chi non ha insudiciato i muri di casa mia e soprattutto ha cercato di iniziare un processo di democrazia partecipativa (meglio le parlamentarie che le primarie) che seppur non sarà mai veramente tale, in questo momento, sembra esserne il più vicino.
Per questo motivo, per gli amanti del complotto, per le frottole che mi ha raccontato Berlusconi da anni, per una Chiesa che più che alle anime ha pensato ai soldi (Ior), per D’Alema che se ne va in giro su Icaro, per Veltroni che non nomina mai il nome dell’avversaria e soprattutto per la speranza che questa classe politica possa essere cacciata via, Io voterò:
“Movimento a 5 stelle”.
Ps: Non è reato dichiarare il proprio voto, quindi anche quelli che voteranno PDL, PD, FN e altro ancora sono pregati di dichiararlo e non nascondersi in pieno stile Democristiano, come avvenuto per anni in Italia, dichiarandosi nelle chiacchiere da bar per il Pd, per poi votare PDL o viceversa. Cambiare idea è lecito, nascondersi è perfido.
Buon voto a tutti.

17 febbraio 2013

Sondaggi esteri


Sondaggi esteri Grillo al 42% da http://24italia.it/completa.php?titulo=6552

Esito del sondaggio in Italia : Movimento 5 Stelle al 42 %.

Esito del sondaggio in Italia : Movimento 5 Stelle al 42 %.
La situazione politica italiana è estremamente confusa e complessa, soprattutto se vista da paesi esteri.Ci sono giunte moltissime email sia in Italia ma anche qui all'estero per fare chiarezza sul fenomeno Grillo e sulle sue reali quote politiche.Spinti da non deludere i nostri ormai numerosi lettori abbiamo dato incarico ad una nota agenzia di sondaggi estera di farne uno su un campione di 10.000 individui dislocati in tutta Italia.
L'esito ci letteralmente stupito in quanto nettamente in contrasto rispetto ai vari sondaggi nazionali che solo recentemente stanno cominciando a dare un piccolo rilevo a tale nuovo fenomeno politico. Tale esito trova però riscontro nel gran numero di lettori che ci chiedono di fare luce su una situazione da loro percepita distante dalla realtà.Infatti molti di loro non riescono a trovare una spiegazione razionale sufficientemente valida che chiarisca come sia possibile che nonostante molti amici, conoscenti e parenti parteggino per il Movimento Cinque Stelle, quest'ultimo sia così basso nei sondaggi e così poco citato. Al fine di non deludere i nostri lettori vi comunichiamo che il risultato dei sondaggi è stato che Grillo è il primo "movimento" politico in Italia con un netto 42%. Staccando di netto tutti gli altri partiti compreso il PD. Trova conferma anche dalle nostre reti sociali qui in Italia.
Un lungo sogno: Sondaggi esteri

16 febbraio 2013

LO SPREAD, IL CONTANTE E LE LOBBY DEL POTERE FINANZIARIO



OGNUNO VOTI CHI VUOLE

Le elezioni politiche dovrebbero essere un momento sempre positivo, visto che si tratta di esercitare il diritto democratico chiamato voto. Ognuno lo eserciti votando o non votando, e scegliendo liberamente, in caso di voto, il partito o il movimento che più gli aggrada e lo convince. Ho tra i miei lettori amici schierati su tutti i fronti e l'ultima cosa che cerco è proprio quella di schierarmi.

NON ESISTE DESTRA E SINISTRA

In una delle ultime apparizioni di Giorgio Gaber in televisione, il grande artista accennò, chitarra alla mano, un motivetto  che faceva "Ma cos'è la destra? E cosa è la sinistra?" Occorre dunque guardare alle cose concrete. Il mio blog parla di salute e di comportamento, argomenti che necessariamente si aggregano con l'economia e la politica. Starne del tutto fuori sarebbe assurdo, illusorio ed ipocrita.
Il non dire come la penso a livello personale, suonerebbe come una stonatura ed un lavarsi le mani.

STANNO SCOPPIANDO BOLLE CARICHE DI PUS

A parte le elezioni, poi, stanno succedendo diverse cose in contemporanea. Le dimissioni di papa Ratzinger, gli scandali Monte dei Paschi collegati alla Banca Vaticana IOR, da sempre nelle capienti mani dei Rothschild, gli scandali Finmeccanica. L'Italia, per quanto impoverita e dissestata da una serie di fattori, non è l'ultima ruota del carro, per cui gli occhi del mondo sono puntati su quanto accade al di qua delle Alpi.

CON DIO O CON SATANA?

Se uno legge "La storia dell'igienismo naturale" (da Pitagora alle scie chimiche), e alcuni articoli sul blog, tipo "Il frullatore Bilderberg", capisce che non sto affatto dalla parte delle oscure manovre dei ladri finanziari, dei manovratori tedesco-americani, dei Monti, dei Draghi, dei Frattini, dei Fini e dei Casini, per dire alcuni nomi. Allora sto con Berlusconi? Come dire o con Dio o con Satana, dove non si sa chi sia divino e chi sia satanico?

CHI TIRA LE FILA? CHI HA IMPICCATO ROBERTO CALVI?

Chi manovra le cose e le coscienze in questo paese? Chi tira le fila in Italia non sono nemmeno i governi, visto che l'opposizione parlamentare governa a volte più dei premier che si alternano. In questo paese ci sono molti scheletri nell'armadio della politica. Banchieri impiccati sotto il ponte dei Frati Neri  (Blackfriars Bridge), e parlo di Roberto Calvi, ex presidente del Banco Ambrosiano, un orribile e spietato omicidio, tuttora misterioso dopo 22 anni (le prossime due udienze a Roma per il 15 e il 30/3/13 vedono imputati di omicidio Pippo Calò, Flavio Carboni, Ernesto Diotallevi e Manuela Kleinszig). E il processo ai veri mandanti?

I MALAFFARI E LE RUBERIE MILIARDARIE DI ROMANO PRODI E DELLA SGUAIATA "SINISTRA" DI DE BENEDETTI

Le cose peggiori però le ha realizzate un certo Romano Prodi, titolare della famigerata agenzia Nomisma, svenditore dell'IRI al suo alleato Carlo De Benedetti, dilapidatore storico del patrimonio nazionale. Capace di non finire mai nelle patrie galere, nonostante l'aver regalato alla FIAT debenedettiana l'Alfa Romeo per 1000 miliardi A RATE, contro i 2000 miliardi IN CONTANTI offerti dalla Ford e una cifra ancor maggiore offerta dai giapponesi della Toyota. Capace di regalare la SME, il più grosso gruppo alimentare dello stato (valore concreto di cassa e di titoli 3100 miliardi) alla Buitoni, sempre di De Benedetti, per la miseria di 393 miliardi.

SE SOLO SI APRISSERO I CONTI SEGRETI DELLA NOMISMA!

Capace di difendere i ladroni bancari del caso Parmalat. Specialista nel prendere dallo stato soldi a costo zero e nel far affluire nella Nomisma tangenti supermiliardarie. Capace di stendere tappeti rossi a George Soros, autore del più grande tentativo di affondare la lira! George Soros, il distruttore numero uno dell'export italiano verso l'Asia, in combutta con Bill Clinton nel luglio 1997, con la decapitazione delle Tigri Asiatiche e la speculazione contro l'ottimo e super-stabile Baht thailandese. Romano Prodi è stato persino capace di fargli assegnare una laurea honoris-causa dall'Università di Bologna.

SUCCHIATORE IMPAREGGIABILE DI RISORSE STATALI DA REGALARE AI COMPAGNI DI MERENDE

Che Romano Prodi fosse il primo in Italia a parlare di stop al danaro contante (estate 2011) non sorprende affatto. Con tutti i miliardi che ha sottratto alle casse dello stato, e finiti nei paradisi fiscali salvaguardati dai suoi preziosi sponsor e compagni di merende George Soros e Carlo De Benedetti, non ha certo bisogno di portarsi delle banconote in tasca quando gira. Silvio Berlusconi potrà anche non essere un santo. Ma cerchiamo di essere obiettivi, e di andare a fondo nelle cose.

OGNUNO SI FACCIA LE SUE OPINIONI

La verità la sta raccontando Beppe Grillo. La saggezza la sta esprimendo Roberto Maroni. Anche Di Pietro e Vendola esprimono punti di vista condivisibili. Non si capisce bene quali convergenze strane potranno mai accadere per rendere questo paese governabile. Più che un berlusconiano, sono un antiprodiano. Sono per un'Italia non schiava degli spread manovrati da Monti e da Draghi, servi di Rockefeller e delle banche ladre e fallimentari d'America. Sono contro il diktat delle lobby finanziarie che si appoggiano ai predoni rossi, falsi profeti di una sinistra ipocrita ed inesistente. Sono per una restituzione della dignità, dell'indipendenza e del diritto al lavoro a una nazione italiana stracarica di giovani disoccupati causati dai ladroni di ieri e di oggi, interni ed esterni alla catena delle Alpi.

VI OFFRO TRE DOCUMENTI MERITEVOLI DI ATTENZIONE

Conto zero e non ho nessuno alle mie spalle. Ho soltanto raccolto, per chi mi legge, i tre documenti più intelligenti e credibili di questi ultimi giorni, dove si parla contro la dittatura dell'Euro (professor Paolo Becchi, docente all'Università di Genova), contro la dittatura delle carte di credito obbligatorie (Maurizio Blondet, grande giornalista italiano), e contro la dittatura celata del prodismo. Ho soltanto inserito dei sottotitoli a ciascuno dei 3 documenti, per renderli, spero più comprensibili. Serve uno stato snello e amico, sgravato da assurde paghe e da parlamentari e dirigenti regionali-provonciali-comunali super-stipendiati e super-pensionati. Uno stato economico e risparmiatore e giammai uno stato di polizia tributaria.

Valdo Vaccaro

*****

CONTRO LA DITTATURA DELL'EURO

intervista a Paolo Becchi

di CLAUDIO COMINARDI, Palazzolo sull'Oglio

CONTRO LA DITTATURA DELL'EURO,  di Michela Apostoli e Laura Rolleri per Palazzolo 5 stelle



"La crisi", termine a cui ormai chiunque è assuefatto, come ogni problema dovrà pur avere una soluzione (per quanto scomoda questa possa essere per la lobby del potere finanziario). Criticare lo stato attuale e le politiche di austerity dei governi europei senza proporre soluzioni a poco servirebbe. Poniamo quindi i dubbi che ci assillano al Professor Paolo Becchi, docente di Filosofia del Diritto all'Università di Genova, che ci parla spesso tramite il blog di Claudio Messora.

I FALSARI AMERICANI STAMPANO E I FALSARI EUROPEI SCIMMIOTTANO

Nel sistema monetario su stampo della Fed americana, la moneta nasce dal debito, cioè la Fed stampa moneta in cambio di obbligazioni (debito) emesse dal governo americano. Per legge ciò non può accadere in Europa, ma Draghi, a capo della BCE, ha aggirato l'ostacolo dando liquidità alle banche all'1% e chiedendo loro di acquistare il debito dei governi. Quindi indirettamente la BCE ha agito come la Fed. È evidente come una moneta che nasce dal debito sia un concetto paradossale. La moneta dovrebbe nascere dall'economia reale. La moneta dovrebbe essere un mezzo di scambio di beni e servizi (dati i limiti del baratto). Questo meccanismo inoltre alimenta la spirale del debito delle nazioni, in costante aumento, debito che i governi fanno pagare all'economia reale attraverso tasse che finiscono ad organismi sovranazionali europei e da questi a banche finanziarie private, che si fanno ripagare il default speculativo finanziario dall'economia reale (cittadini, famiglie, imprese che lavorano, producono beni e servizi e pagano le tasse).

SI TRATTA DI REIMPOSTARE IL RAPPORTO TRA MONETA ED ECONOMIA REALE

Alla luce di questa distorsione dell'economia attuale, Lei come reimposterebbe il rapporto moneta/economia reale? Hai messo bene in luce l'attuale situazione. Un vero e proprio groviglio ormai difficile da dipanare. Come reimpostare il rapporto tra moneta ed economia reale? Beh, è una domanda che andrebbe rivolta a un economista più che a un filosofo del diritto come il sottoscritto. Anche se, per la verità, la mia impressione è che molti economisti oggi brancolino nel buio. Basti pensare a come di solito la crisi attuale venga presentata come una conseguenza dell'enorme indebitamento pubblico dei cosiddetti PIGGS ( Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna), considerati come Stati incapaci di controllare un'eccessiva spesa pubblica. Mentre l'enorme indebitamento pubblico in realtà è esploso perché gli Stati sono stati costretti ad intervenire per il salvataggio delle banche e della finanza privata. Si confondono gli effetti con le cause.

INDISPENSABILE SGANCIARCI DALL'EURO E TORNARE ALLA LIRA

E la causa di molte nostre sciagure è proprio una moneta: l'Euro, che è stata imposta ad economie molto diverse tra loro, con il risultato che oggi sta sotto gli occhi di tutti. I Paesi forti (la Germania) sono diventati ancora più forti e quelli più deboli, come il nostro, hanno perso di competitività, si sono ulteriormente indebitati. Ecco, io credo che la moneta, per poter ritornare ad esprimere i bisogni dell'economia reale di un Paese, dovrebbe essere la moneta di quel Paese. Al contrario di quanto avvenuto con l'Euro, che certo ha avuto un effetto positivo per la Germania, provocando per quel Paese una svalutazione competitiva, ma per noi è solo servita a far aumentare le importazioni e diminuire le esportazioni, con un peggioramento complessivo della bilancia commerciale. Tutto si potrà dire dell'Euro, tranne che la sua introduzione sia stata un bene per la nostra economia reale. Noi al momento siamo legati a una moneta troppo forte per la nostra economia e che pertanto la danneggia. È come agganciare la carrozza di un treno locale alla locomotiva di un Freccia Rossa. Se vogliamo uscire dalla crisi non possiamo far altro che sganciarci dall'Euro e ritornare alla vecchia ma pur sempre amata Lira.

MECCANISMI SOVRANAZIONALI E AUSTERITY METTONO IL PAESE IN GINOCCHIO

Specialisti di vario genere quali il Prof. di Economia Alberto Bagnai, il Nobel Nouriel Roubini, il giornalista Giulietto Chiesa, vedono nell'uscita dall'Euro, nel ritorno alla Lira e quindi nella svalutazione la soluzione. A riprova l'Argentina, che svalutò dopo la crisi speculativa di 10 anni fa, finisce oggi di ripagare i titoli Boden in valore dollaro ai suoi cittadini, a cavallo di una crescita costante decennale. Tuttavia scuole come quella di economia austriaca Ludwig Von Mises citano autori come il filosofo Immanuel Kant o Frédéric Bastiat per sostenere che la svalutazione porterebbe nel breve termine a un boom economico a causa dell'aumento delle esportazioni, ma nel medio-lungo termine a un ristagno a causa dell'aumento del costo delle materie prime e del lavoro per le aziende che ritornerebbero a non esportare. Sarebbe quindi necessaria un'ulteriore svalutazione. In sostanza con il boom delle esportazioni di fatto lo Stato italiano stamperebbe più Lire da "dare" agli acquirenti esteri per comprare beni italiani, il che equivarrebbe a stampare maggiore moneta su modello della Fed. Ma certo il perseverare della crisi attuale con meccanismi sovranazionali ed austerity non può essere sostenuto a lungo dall'economia reale.

SERVIRÀ SVALUTARE, DIMAGRIRE, E RICOSTRUIRE DALLE FONDAMENTA

Come gestire quindi un corretto ritorno alla Lira che alimenti crescita anche nel medio e lungo termine?
Per la verità pare che Nouriel Roubini abbia pian piano cambiato idea. Ogni uomo, dice Hobbes, ha il suo prezzo. Certo che certe giravolte fanno impressione. Non c'è dubbio che il ritorno alla Lira non sarebbe un'impresa facile, bisognerebbe farlo evitando quella spirale di attacchi di panico con l'assalto alle banche per ritirare i depositi, spiegando alla gente che non è la fine del mondo. Sarà inevitabile passare attraverso una svalutazione della nuova moneta, ma a parte i benefici immediati che potrebbe avere per le nostre esportazioni, non è affatto detto che questa si traduca in un insostenibile aumento dell'inflazione. Non si può neppure escludere che per proteggere l'economia interna siano necessarie misure di limitazione alla circolazione di merci e capitali. Inoltre credo si debba pensare a una riforma del settore finanziario, in modo che le risorse vengano dirottate dalla finanza all'economia reale.

SERVE IL RILANCIO DI UNA POLITICA BANCARIA NAZIONALE, AUTONOMA ED AUTOSUFFICIENTE

Uscire dall'Euro non basta se poi le banche continuano a fare attività di speculazione invece che aiutare le imprese in difficoltà. Uscire dall'Euro non basta se la Banca Nazionale continua a essere nelle mani della finanza privata. Occorre quindi come prima cosa superare il divorzio tra Banca d'Italia e Ministero del Tesoro, avvenuto all'inizio degli anni Ottanta. La Banca d'Italia dovrà tornare a svolgere il ruolo di acquirente di titoli di Stato eventualmente non assorbiti dal mercato. Insomma il nostro Paese ha bisogno di una politica economica che tenti almeno di accorciare le distanze tra finanza ipertrofica ed economia reale produttiva. Governare questo processo, questo è il compito dei prossimi anni. Ma le forze politiche attualmente in campo sono tutte (senza eccezioni) incapaci di farlo. Stanno solo diligentemente eseguendo i "compiti" che i centri di potere di Bruxelles e Francoforte e - non dimentichiamolo - anche Wall Street hanno loro imposto per difendere la moneta unica. Per Obama anche la semplice uscita della Grecia dall'Eurozona metterebbe a repentaglio la sua rielezione. Ecco perché i Greci almeno fino al 6 Novembre saranno costretti a rimanere nell'Eurozona pagando un prezzo altissimo: la perdita della dignità di un popolo.

MEGLIO UNA FINE SPAVENTOSA CHE UNO SPAVENTO SENZA FINE

Rimanere nell'Euro per i Paesi che sin dall'inizio sono stati indeboliti dalla sua introduzione significa esporsi ad un'agonia fatta di continue perdite e sacrifici, insomma una lenta morte. Noi italiani dovremmo fare la stessa fine dei greci? Non nascondo a me stesso le difficoltà dell'uscita dall'Euro, ma penso che sia "sempre meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine."

IMPARIAMO DALL'ARGENTINA E DALLA STESSA ISLANDA

( LINK A VIDEO:
http://www.youtube.com/watch?v=BOPS234cjGYhttp://www.youtube.com/watch?v=yr0qwlEcGzM )
Svalutando, l'Argentina tutelò i cittadini e garantì la restituzione dei depositi in dollari entro 10 anni: i Boden che sono stati totalmente ripagati ad oggi. Passando alla Lira, il debito estero lo dovremmo ripagare in Lire (conveniente per noi, ma non per i creditori esteri che avendoci prestato ad es. 100 si vedrebbero restituire 70) o in Euro? Come tutelare i piccoli-medi investitori italiani (es: l'artigiano, il pensionato che ha BOT italiani)? Devo ammettere la mia incompetenza. Proverò a rispondere come posso. Uscendo dall'Euro il debito rimarrebbe in parte (quella parte posseduta dagli investitori stranieri) in Euro e di conseguenza con la svalutazione a cui andrebbe sicuramente incontro la nuova moneta questo comporterebbe un aumento del debito stesso. Proprio per questa ragione penso che una qualche forma di default sarebbe indispensabile. Insomma potremmo decidere di "ripudiare" una parte, cioè quella parte, del debito. Del resto un'esperienza di questo genere in area europea c'è già stata e non mi pare che l'Islanda sia sparita dalla cartina geografica.

I PASSAGGI DA UNA MONETA ALL'ALTRA IMPLICANO SOLO DEI CAMBIAMENTI DI PREZZO

Per quanto poi riguarda i titoli di Stato dei piccoli risparmiatori, questi sono già stati penalizzati dalla speculazione, ma non vedo perché verrebbero danneggiati dalla conversione dall'Euro alla nuova moneta. I titoli saranno semplicemente espressi nella nuova valuta. Quali difficoltà hanno avuto i piccoli risparmiatori nel passaggio dalla Lira all'Euro? Nessuna. Il problema è che andando al bar ed ordinando una tazzina di caffè invece di pagarla 1200 Lire d'improvviso siamo stati costretti a pagarla 70 centesimi (il 40% in più).

L'EURO NON CI AIUTA PER NIENTE AD ESSERE COMPETITIVI

Uno degli spauracchi sventolati dai sostenitori dell'Euro è la presunta impossibilità da parte dell'Italia tornata alla Lira di competere con nazioni come la Cina. Premesso che anche così l'Europa (con livelli di tassazione record come quello italiano) sembra fare ben poco contro un mercato del lavoro non tutelato, basato sullo sfruttamento dei minori e su turni di lavoro di 16 ore, secondo lei quali sarebbero i punti a favore di un ritorno dell'Italia alla Lira?

SE L'EURO CROLLA, CROLLA LA GERMANIA E NON L'ITALIA

Gli stessi punti per cui la Svizzera si tiene il suo Franco e l'Inghilterra la Sterlina, solo per fare due esempi. Non vedo proprio che differenza possa fare Euro o Lira rispetto alle sfide che ci pongono i cinesi. Debbo inoltre constatare che nell'attuale dibattito questo argomento non ha trovato largo credito. L'idea è semmai generalmente che un Paese piccolo fuori dall'Euro potrebbe essere schiacciato da quelli grandi. Il grosso comanda, il piccolo ubbidisce. Ma è proprio quello che succede già ora. Basti pensare alla Grecia. L'essere "piccolo" a volte ha anche vantaggi, quando il piccolo rifiuta di essere colonizzato ed è in grado di rivendicare la propria indipendenza. Tra l'altro c'è da tener presente che il problema della Cina non riguarda direttamente noi, ma semmai la Germania. Infatti se crolla l'Euro, è la Germania a veder compromesse le sue esportazioni. Avvantaggiata dai benefici della moneta unica, la Germania è divenuta l'interlocutrice privilegiata di Pechino. La metà delle esportazioni europee verso la Cina proviene infatti dalla Germania.

IL MOVIMENTO DI DECRESCITA FELICE

Le crisi sono sempre aperture al cambiamento. Nascono nuovi modelli economico-politico-sociali quali quello dell'Institute of New Economic Thinking, con esponenti quali Joe Stiglitz e Mauro Gallegati, che individua il problema dell'Europa nel costo del lavoro diverso tra nazioni e la soluzione in modelli economici basati su cultura, servizi, reddito di cittadinanza (welfare state), redistribuzione degli utili d'impresa; il movimento di decrescita felice di Maurizio Pallante; il Venus Project di Jacque Fresco, basato sulla tecnologia che determina abbondanza per tutti senza impatto ambientale ed estirpazione della scarsità, che in ogni società presente e passata ha portato a conflitti di potere e ricchezza e parallela povertà (NB: ad oggi ¾ del mondo sono poveri). Pensa che la società attuale sia pronta a compiere un salto di questo livello? Come crede insomma che in termini di politiche economiche reali si possa aiutarla a compierlo?

LA CRISI OFFRE L'OCCASIONE PER RIPENSARE AL MODELLO DI SVILUPPO

Non c'è dubbio che la crisi possa anche offrire un'occasione di ripensamento dell'attuale modello di sviluppo. È possibile uscirne compiendo un salto di qualità? Difficile dirlo, anche perché non dobbiamo dimenticare che la crisi globale attuale è anzitutto una crisi di valorizzazione del capitale e non è affatto chiaro come e se possa ripartire un nuovo ciclo di valorizzazione reale del capitale. Come bene aveva già visto Marx.( LINK AD ARTICOLO: http://www.byoblu.com/post/2012/08/14/Dobbiamo-vomitare-tutto.aspx?page=all). La crisi è connaturata al sistema capitalistico, ma ciò a cui noi però oggi assistiamo è il fatto che la crisi sembra essere diventata il modo d'essere del capitalismo.

TORNARE AL LOCALE E CONTRASTARE LA GLOBALIZZAZIONE

Quello che concretamente possiamo fare è contrastare il fenomeno della globalizzazione ritornando al "locale". Favorire anzitutto capacità produttive locali, rilocalizzare le attività. Un esempio semplice riguarda i generi alimentari: consumare i prodotti delle nostre terre. E poi abbiamo bisogno di una nuova politica energetica che punti decisamente sulle fonti rinnovabili (di cui il nostro Paese è ricchissimo) e sulla geotermia, in modo da ridurre la nostra dipendenza dal petrolio e che favorisca politiche di risparmio energetico.

MEGLIO PUNTARE SULLA DECRESCITA E SULLA FRUGALITÀ

Del resto devo anche dire che nutro seri dubbi sulla "crescita" di cui oggi tanto si parla. "Austerity" e "crescita" mi sembrano due facce della stessa medaglia. Crescita per che cosa? Per ritrovarsi in un paio d'anni nella stessa merda? E se usassimo questa crisi per uscirne con una nuova idea di economia ecocompatibile che non ci spinga solo a produrre e consumare sempre di più e sempre più in fretta? Se vogliamo ragionare sul lungo periodo più che sulla crescita dovremmo puntare sulla "decrescita", uno sviluppo sostenibile per il pianeta. Dobbiamo cambiare stile di vita, imparare a essere frugali. Per dirla con Hans Jonas: " Per arrestare il saccheggio, la diminuzione delle specie e l'inquinamento del pianeta in pieno corso, per prevenire l'esaurimento delle sue risorse e persino una fatale variazione di clima provocata dall'uomo è necessaria una nuova "frugalità" nella nostra abitudine di consumo".

L'ITALIA HA SUBITO UN GRAVISSIMO ATTENTATO SENZA PRECEDENTI, UN COLPO DI STATO FINANZIARIO

Il 25-26 Febbraio scorsi si è tenuto a Rimini, nel silenzio generale di stampa e mass media, un Summit nazionale MMT (Modern Money Theory) promosso in Italia dal giornalista Paolo Barnard, durante il quale i professori Michael Hudson, Stephanie Kelton, Marshall Auerback, William Black e Alain Parguez hanno fatto una singolare panoramica, molto interessante e a tratti spaventosa nella sua drammaticità, su quello che hanno definito essere un "colpo di Stato finanziario" del nostro Paese che sta pian piano portando ad un collasso economico senza precedenti, a meno che appunto non si ritorni alla sovranità monetaria.

IL PAREGGIO DI BILANCIO VISTO COME UNA FARSA

Dal canto suo come vede questa scuola di pensiero che ha contribuito a risanare l'Argentina e vanta come principi fondamentali, tra gli altri, il potere esclusivo di emettere valuta e le relative leggi in materia fiscale, l'aumento della domanda anziché la deregolamentazione per una politica sociale che miri alla piena occupazione e alla creazione di reddito per le famiglie e le imprese incentivando e NON tagliando la spesa pubblica, l'idea del debito come un qualcosa di logico ed indispensabile in un contesto in cui il pareggio di bilancio è visto come una farsa?

IL TENTATIVO KEYNESIANO NON PARE ADEGUATO ALLA SITUAZIONE

Devo ammettere che non so rispondere a questa domanda. La Modern Money Theory, che tra l'altro organizzerà alcuni importanti incontri a Rimini e Cagliari nel mese di Ottobre, è una scuola di pensiero che mi sembra cerchi di far valere nel nostro tempo una politica economica di tipo keynesiano e dunque di sostegno alla domanda interna, di ricerca del raggiungimento della piena occupazione e di redistribuzione dei redditi.Politiche espansive basate su forti interventi pubblici, che inevitabilmente comportano aumento di spesa per gli Stati. Negli anni seguiti alla fine della Seconda Guerra Mondiale questo ha funzionato. Può ancora funzionare questo oggi per il nostro Paese? Non lo so. La mia impressione è che la crisi attuale sia più complessa delle teorie che cercano di interpretarla.

COME VEDE IL NUOVO ORDINE MONDIALE?

Riagganciandoci all'informazione distorta che Tv e giornali offrono quotidianamente sull'attuale situazione economica e sociale a livello mondiale, a seguito della scomparsa degli Stati sovrani che vantavano le proprie radici nella democrazia e nel Parlamento, (ad oggi di fatto esautorati dalle direttive comunitarie europee), ed in considerazione della crescente perdita di fiducia nello Stato da parte dei cittadini, come vede la crisi sotto una chiave di lettura più maliziosa e diffidente? Nello specifico, che idea si è fatto del così detto Nuovo Ordine Mondiale?

PIÙ DISORDINE CHE ORDINE, CON UNA MONETA UNITARIA VANTAGGIOSA PER POCHI

Più che un nuovo ordine mondiale vedo un crescente disordine. Finita l'epoca della divisione in due blocchi, l'America è rimasta dominante. Ma nuove realtà si sono imposte nella storia: in particolare la Cina e l'India. L'Europa unita politicamente avrebbe potuto giocare un ruolo in questa nuova divisione della Terra, ma questa entità non è mai esistita. Ad unire 17 paesi è stata una moneta che alla fine si è rilevata vantaggiosa solo per pochi.

IL CONTROLLO DELLE VARIABILI FONDAMENTALI AFFIDATO AI BANCHIERI

Con l'Euro si è tolto agli Stati nazionali il controllo su alcune variabili fondamentali della politica economica (moneta, tasso di conversione, tasso di sconto) per affidarlo ad un gruppo di banchieri, ma la crisi attuale ha paradossalmente finito per rivitalizzare gli Stati. Questo spiega il ritorno alle identità nazionali e la richiesta di recupero della propria sovranità monetaria. Corsi e ricorsi: gli Stati nazionali che sembravano ormai finiti sono stati rianimati da un'Europa che - come appare sempre più evidente - è un'Europa di banchieri in cui i cittadini non si riconoscono più.

IMPRESE COSTRETTE AD EMIGRARE PER SOPRAVVIVERE

In un sistema in cui ormai la democrazia pare appunto sospesa, in cui le nostre aziende chiudono se non vengono trasferite selvaggiamente all'estero, un periodo in cui i leader politici sembrano non essere più interessati all'economia reale, e le banche commerciali risultano essere più tutelate di ogni singolo risparmiatore se non addirittura dello Stato stesso, come inquadra l'ipotesi che il Governo, non disponendo dei mezzi necessari per garantire il proprio debito, si veda "costretto" a svendere il nostro patrimonio storico-culturale a favore di una finanza che indegnamente si appropria del dominio pubblico?

SERVIREBBE UNA NUOVA RESISTENZA

( LINK AD ARTICOLO:
http://www.byoblu.com/post/2012/05/17/Uno-spavento-senza-fine.aspx )
Questo governo è nato "con un colpo di stato sobrio" guidato da Re Giorgio. Per l'amor di Dio, tutto è avvenuto nel rispetto della legalità, come nel rispetto della legalità è avvenuta la modifica della Costituzione ad opera del Parlamento con l'introduzione dell'obbligo di pareggio di bilancio. Mi viene in mente un romanzo di Brecht in cui alla fine il capo dei gangsters comanda ai suoi seguaci: "il lavoro deve essere legale". La svendita del patrimonio pubblico è solo la ciliegina sulla torta. Del resto ci si può chiedere chi mai abbia oggi i soldi per comprare. Diciamolo con franchezza, il Parlamento e il Governo italiani sono andati persino al di là delle previsioni di Marx, non sono più i comitati d'affari della borghesia nazionale, prendono ordini dal potere sovranazionale di Bruxelles e Berlino e li eseguono. Ci vorrebbe una nuova Resistenza!

LA FREGATURA DEL MES, O DECRETO SALVA STATI

Di recente, sempre nel silenzio generale, è stato firmato il nuovo trattato Europeo, l'ESM. Cosa ne pensa di questa imposizione sovranazionale che di fatto riduce ulteriormente la nostra Costituzione incatenandoci per così dire ad un servilismo ossequioso nei confronti di un'Europa a cui facciamo solo comodo? Con il fiscal compact e con l'ESM (o MES, vale a dire il cosiddetto Fondo Salva Stati) si cerca di diminuire il debito pubblico facendolo pagare ai cittadini. Facciamolo invece pagare a chi ha generato questo debito: poteri forti, lobbies finanziarie, banchieri, speculatori. Il nostro Parlamento, ormai uno strumento che serve solo a ratificare decisioni già prese dal Governo dei banchieri guidato da Mario Monti, ha già approvato tutto. Il MES tuttavia è ancora appeso alle decisioni della Corte Costituzionale tedesca, ma è abbastanza improbabile che la Corte lo ritenga incostituzionale. Comunque la cosa la dice lunga su chi comanda l'Europa oggi e sul ruolo che ci è stato riservato.

UN DEMONIACO CONTRIBUTO DI 125 MILIARDI DI EURO DA PAGARE

In pratica con il MES noi ci indebitiamo ulteriormente (l'Italia dovrà contribuire complessivamente con 125 miliardi di Euro) e lo facciamo affinché, qualora se ne presentasse la necessità, l'organizzazione intergovernativa che dovrà gestire il MES (dotata di un potere immenso e non sottoposta ad alcun controllo democratico) ci possa prestare a chissà quali tassi d'interesse un po' di quello che abbiamo versato. Dal momento che per pagare la prima tranche del versamento dovremo fare dei debiti, quel meccanismo non farà che indebitarci ulteriormente. E' lo strozzinaggio perpetuo. Il trattato che ha istituito il fondo è costruito in modo tale da permettere allo strozzino di fare qualsiasi cosa senza essere mai chiamato in giudizio per quello che fa. Un tassello importante per la dittatura europea sui popoli, i quali saranno costretti a subire politiche di austerity sempre più rigide non già per rilanciare lo sviluppo, ma per pagare il Fondo Salva Stati. C'è qualcosa d'inspiegabile, di demoniaco, in quello che sta succedendo.

USCIRE DALL'EUROZONA PER PORRE FINE AL MASSACRO DELL'ITALIA

Alla luce di quanto emerso dalle risposte precedenti, se dovesse darci la Sua ricetta di base per l'uscita dell'Italia dalla crisi, cosa ci direbbe? È mia moglie che cucina benissimo, mentre io non ho nessuna ricetta da proporre. Scherzi a parte. L'uscita dall'Eurozona non è certo la soluzione di tutti i nostri guai, ma è una condizione necessaria per porre fine al massacro del popolo italiano, dopo avere assistito al massacro di quello greco.

NON C'È RIVOLUZIONE SENZA TEORIA

(LINK AD ARTICOLI:
http://www.byoblu.com/post/2012/09/06/Usciamo-allo-scoperto!.aspxhttp://www.byoblu.com/post/2012/07/28/Uscire-dallEuropa-si-puo!-Ecco-come.aspx?page=all)
Ma, ovviamente, l'Italia ha bisogno di altro. Anzitutto di una nuova classe dirigente. Dopo Mani Pulite abbiamo bisogno di un Parlamento Pulito. Tra pochi mesi due calvi si contenderanno l'uso del pettine, il pettine siamo tutti noi, ma soprattutto voi, giovani, avete una grande possibilità, quella di dare il pettine a chi ancora i capelli li ha. Come? Facendo sì che quel vostro movimento di opposizione che già esiste nel Paese, il Movimento Cinque Stelle, prenda posizione chiara ed esplicita sull'Euro in vista delle prossime elezioni politiche. Altrimenti il rischio è che quel movimento di lotta anti-sistema venga utilizzato come valvola di sfogo del sistema stesso. Insomma, da vecchio professore quale sono, consentitemi di dire: non c'è rivoluzione senza teoria. La rivoluzione della rete, l'idea di una democrazia diretta telematica può essere una grande risorsa per il futuro, ma ci vuole anche un programma contingente.

UN GRAZIE AL PROFESSOR PAOLO BECCHI

Un'ultima cosa, perché ho accettato questa intervista, rifiutandone molte altre? Perché ho sentito la voce candida e pura di una ragazza che me lo ha chiesto. Quello a cui andiamo incontro sarà inevitabilmente uno scontro generazionale, tra padri e figli. I padri con l'approvazione del fiscal compact e del MES, hanno abbandonato i loro figli a un futuro di infelicità e di miseria. Non dovevamo farlo, ma avevamo il diritto di farlo. Parole che infondono coraggio. Il futuro non ce lo possono togliere, come non ci possono negare la voglia di fare e la fiducia nei nostri progetti. Aggiungere altro sarebbe superfluo e ci limitiamo quindi a ringraziare il Professor Paolo Becchi per la sincera collaborazione

*****

BERSANI E LA GUERRA AL CONTANTE  Maurizio Blondet, gennaio 2011)

(www.effedieffe.com/index.phpoption=com_content&view=article&id=219625:bersani-fara-la-guerra-al-contante-opponiamoci&catid=83:free&Itemid=100021)

LE BANCHE SVEDESI CONTRO L'USO DI BANCONOTE E MONETE

Dall’estate le banche svedesi hanno messo in atto la più determinata offensiva ai pagamenti in contanti. Coadiuvate dalla rete di banda larga più avanzata del mondo e sotto la regia della Banca Centrale, Riksbank, tre delle quattro maggiori banche del Paese, ossia 530 delle 780 filiali, non accettano banconote in pagamento né pagano in contanti. Ormai 200 su 300 uffici della Nordea Bank, e tre quarti degli sportelli della Swedbank, fanno solo transazioni elettroniche. «Stiamo attivamente riducendo il contante nella società», vanta Peter Borsos, portavoce della Swedbank. I motivi proclamati dalla propaganda sono quelli che già conosciamo: non già che alle banche conviene prelevare una commissione da ogni transazione, questo no; i pagamenti elettronici sono più sicuri, riducono il pericolo di furti e rapine, e soprattutto – per toccare la corda «verde» della popolazione – «il trasporto del denaro su automezzi blindati produce centinaia di tonnellate di gas-serra. Noi soli della Swedbank emettiamo 700 tonnellate di biossido di carbonio per questo, con un costo per la società di 11 miliardi l’anno». Orrore, orrore.

LA POPOLAZIONE SVEDESE NON SEMBRA ABBOCCARE ALLE PROMESSE DELLA CASHLESS SOCIETY

Come resistere al richiamo alla responsabilità ecologista? Ristoranti di sushi ad Uppsala sono passati di botto al «no contanti». Le chiese luterane (sempre all’avanguardia del politicamente corretto) hanno approntato all’entrata impianti per raccogliere offerte ed elemosine, i kollektomat. Ma la cittadinanza, benché storicamente ligia, progressista e disciplinata, non sembra abboccare alle meravigliose promesse della «cashless society». L’anno scorso il valore delle transazioni in contanti è stato di 99 miliardi di krona, solo lievemente inferiore rispetto a un decennio prima.

LA GENTE CONTINUA GIUSTAMENTE A PRETENDERE BANCONOTE E LIBERTÀ DI GUADAGNARE E DI SPENDERE SENZA CONTROLLI, SPIONI E FICCANASO STATALI

I piccoli negozi continuano ad accettare pagamenti in contanti tra un terzo e la metà dei casi. Un’indagine sulla soddisfazione dei clienti delle banche condotto dallo «Swedish Quality Index» ha mostrato che i clienti sono, appunto, poco soddisfatti di quelle banche che praticano il «niente contanti».
Il guaio è che il passaggio al «niente contanti» non è stato reso obbligatorio, e il più grande istituto bancario del Paese, Handelsbanken, s’è dissociato dall’iniziativa, «vediamo arrivare clienti da altre banche», dichiara Kai Jokitulppo, il capo dei servizi privati del grande gruppo bancario. «Finché i nostri clienti chiedono banconote, è nostro compito, come banca, fornirle». Le 461 filiali della Handelbanken trattano banconote, tranne una decina, e la banca si propone di continuare a farlo nel 2013».

E' UNA QUESTIONE DI LIBERTA'

La Svezia è all’avanguardia delle sperimentazioni sociali di marca «progressista»; negli anni ‘90 provò la legalizzazione degli stupefacenti, per poi tornare indietro quando l’esperimento rivelò un aumento disastroso del consumo tra i giovanissimi; il progressismo svedese non giunge fino all’accecamento ideologico. Per questo l’esperimento «no-cash» in corso è da seguire con attenzione. Perché certamente il prossimo governo Bersani-PD, con o senza Mario Monti, imporrà anche agli italiani fiere limitazioni all’uso del contante; più di quanto abbia già fatto Monti vietando i pagamenti oltre mille euro. Del resto, il «Contrasto all’uso del contante» è già scritto nella finanziaria di Monti, orwellianamente ridenominata «Decreto Salva Italia».

MARIO MONTI E LA SUPER-CORROTTA BANCA DEI COMPAGNI

La convergenza d’interessi fra le grandi banche, il professore e il Partito a questo fine sono patenti. Basti ricordare che il presidente dell’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, ha recentemente chiamato il contrasto al contante annunciato da Monti «una battaglia di civiltà». E chi è il presidente dell’ABI? Lo sapete: il compagno Giuseppe Mussari, già capo supremo del Monte dei Paschi di Siena. La banca dei compagni, che lui e loro hanno mandato in rovina utilizzandola come vaso della marmellata per le loro clientele, e che Mario Monti ha salvato in molti modi. Prima, esentando Montepaschi dal pagamento degli interessi che doveva sui Tremonti Bond, i 2 miliardi di euro che aveva ottenuto in prestito dallo Stato (e non ancora rimborsati), circa 200 milioni che grazie a Monti noi contribuenti non rivedremo più. Tassati per arricchire i banchieri.

4 MILIARDI DI IMU PASSATI NELLE TASCHE BUCATE DEL MONTEPASCHI

Non è bastato. In bancarotta, Montepaschi avrebbe dovuto rivolgersi al «mercato» per raccogliere 4 miliardi di fondi. Ma così facendo, le azioni in mano ai compagni del direttivo PD che possiedono la banca, si sarebbero diluiti, e il PD avrebbe perso il controllo assoluto della sua vacca da latte. Ma il «liberismo di mercato» ha incontrato un limite in questo caso. Il governo Monti ha versato a Montepaschi i 4 miliardi che gli servivano: come ha notato sarcastico Tremonti, è l’intero gettito dell’Imu sulla prima casa. Invece di impiegarlo per i tanti pressanti bisogni del Paese, dalla riduzione del debito alle pensioni degli esodati (ridotti in quello stato dalla Fornero), il governo «tecnico» ha semplicemente girato l’introito fiscale della patrimoniale alla banca dei rossi. Che è un buco nero da cui nulla sarà più restituito.

LA VERGOGNOSA SPOLIAZIONE DEL CETO MEDIO

Da qui si capisce che Bersani e il suo governo comunista, e i banchieri, abbiano il medesimo interesse all’abolizione del contante nelle transazioni, come ne hanno all’imposizione di una più feroce patrimoniale sui piccoli patrimoni visibili (immobili, conti bancari) per girarla ai grandi patrimoni finanziari dissestati. A questa spoliazione del ceto medio il PD porterà tutto il know-how propagandistico-incitante che ha affinato nei decenni in cui si chiamava PCI e dipendeva dall’URSS. «Lotta all’evasione», «colpire le grandi fortune», tutto ciò che invelenisce l’invidia sociale (molla primaria dell’elettorato di sinistra) sono i motivi che notoriamente vengono agitati.

DEMONIZZAZIONE DEL DANARO CONTANTE E DI CHI SE NE SERVE PER BISOGNI ESSENZIALI

Quando la sinistra sarà al potere, preso possesso di tutti i mezzi televisivi di propaganda (pardon, «informazione») di Stato, la demonizzazione del contante – e di chi lo usa – diverrà assordante.
Non si potrà più ribattere che il contante come mezzo di evasione conta poco, e solo il piccolo «nero» dei meccanici e degli idraulici, ma che il governo lascia impunita la grande evasione fiscale fatta per i loro clienti privilegiati, o per se stesse, dalle banche; sarete bollati come complici dell’evasione, gente che «non ama la nostra Costituzione». Provate a dire che il ministro Passera è indagato per una evasione miliardaria fatta quando era capintesta di Intesa, e fatta a forza di transazioni elettroniche all’estero, ciò che dimostra che l’evasione riesce meglio senza contanti. Passera indagato per frode fiscale. In quali mani siamo finiti!

HSBC E BUNDESBANK TRA LE BANCHE IPOCRITE

Il titano bancario anglo-americano HSBC è stato trovato colpevole (ancorché non processato, «per non destabilizzare il sistema») di aver riciclato almeno 7 miliardi di dollari dal cartello dei narcos messicani: ossia ha trasformato vagonate di contanti sporchi in bit elettronici candidi e profumati. Delitto che un divieto dell’uso del contante non avrebbe certo ostacolato. Persino la Bundesbank, ed è tutto dire, ha smentito i miti demonizzanti sull’uso del contante («insicuro, costoso, inquinante, pericoloso») in un recente seminario, riscoprendo l’acqua calda, cioè che «il pagamento in contanti è il più naturale» (e infatti in Germania l’80% degli acquisti avviene in contanti).

BERSANI E LA GUERRA AL CONTANTE, CON LA BENEDIZIONE DI PRODI

Ma tutte le obiezioni saranno inutili: il governo Bersani scatenerà la guerra al contante, indurirà la campagna già lanciata da Monti. Lo farà per molti motivi. Uno, perché questo è uno dei cavalli di battaglia ideologici delle sinistre, come le «nozze gay», e bisogna accontentare settori estremi, come la Gabanelli che hanno proposto di tassare l’uso del contante (perché già, occorre renderlo costoso come l’uso delle carte di credito: le banche lo chiedono).

COOPERATIVE ROSSE SIGNIFICA POLIPI DAI TENTACOLI ENORMI

Il secondo motivo attiene al fatto che il PD è il nucleo di grossi e concreti interessi, che «naturalmente» convergono con quelli dei banchieri. Chi crede Bersani «una brava» persona perché ha una faccia così e l’accento emiliano, tende a dimenticare che è il rappresentante e l’agente dei conglomerati d’affari detti Cooperative Rosse: polipi con tentacoli grossi e idrovori dappertutto, nella grande distribuzione come nella banche, nelle assicurazioni come nelle grandi opere e nei «servizi» sanitari.

UNA BECERA SINISTRA CAMPIONESSA IN EVASIONE FISCALE CHE PRETENDE DI DARE LEZIONI MORALI AL POPOLO ITALIANO

Tra parentesi, le COOP sono dei campioni di evasione fiscale: «legale», ovviamente, perché profittano di agevolazioni nate nel tempo in cui «cooperativa» voleva dire un gruppo di operai poveri e solidali, mica Unipol, Ipercoop e CMC. È interesse del PD sviare l’attenzione verso gli idraulici che fanno il nero. Finché siamo in tempo, opponiamoci. Converrà ricordare i motivi profondi per cui il sistema bancario vuole ad ogni costo abolire il contante. Ovviamente, nei miliardi di pagamenti in contanti le banche non ci guadagnano nulla, e vogliono trovare il modo di annullare questo «scandalo», vogliono estrarre la loro commissione dal caffè e cornetto mattutino, incettare il loro tributo dalla corsa in taxi e dalle verdure che compriamo al fruttivendolo.

LE BANCHE SONO SENZA CONTANTI IN QUESTA CASHLESS SOCIETY

Ma questo è solo il motivo più evidente. Molto più importante è il seguente. Imponendo la «cashless society», le banche si liberano del loro incubo secolare: la corsa agli sportelli. Le banche non hanno veramente in cassa i soldi che avete dato loro in deposito. Li hanno impegnati dieci o venti volte il loro valore, in «investimenti» vari e lucrano gli interessi su questa moneta fittizia. Il gioco regge perché la gente non conosce questo fatto – la frode fondamentale del credito frazionale – e crede che i suoi depositi «siano al sicuro in banca». Ma basta che spaventata da qualche crack la massa dei risparmiatori si presenti agli sportelli a reclamare i suoi depositi, e scopre che essi non ci sono più. Che la banca non ha nemmeno l’obbligo di restituirli, essendone diventata per il codice civile, la proprietaria. Ma la corsa agli sportelli rivela la frode fondamentale e scuote la cosiddetta «fiducia» nel sistema, in modo permanente.

TU PORTI CONTANTI E LA BANCA TI RIPAGA CON BIT ELETTRONICI

Nella cashless society, il problema è risolto. La banca può mancare di banconote in cassa, ma non è mai a corto di bit elettronici. Volete 10 mila euro? Oggi, chiamano il direttore, ti dicono che «è vietato», e se proprio insisti, ti dicono di passare «fra cinque giorni». Domani: pronti, i 10 mila euro sono già versati nel vostro borsellino virtuale, che può essere anche il vostro smartphone.
E qui si apre un altro grande business, in rapido sviluppo. Voi umani non siete capaci di vedere quei 10 mila euro in bit sul vostro smartphone. Ma li «vedono» le migliaia di sensori di cui presto saranno sparse le città, dai cartelloni pubblicitari alle entrate dei negozi: e faranno a gara per farveli spendere.

UN CONTROLLO FURIBONDO ED ESASPERATO

Passate accanto a un ristorante? Un SMS vi trilla: «Amico entra! Oggi lasagne al pesto, cima genovese e tiramisù alla pera!». Un manifesto della Toyota vi «sente», scruta il vostro borsellino, e vi invita all’acquisto dell’ultima utilitaria a «9.990 euro TAEG Zero». Qualunque entità economica o poliziesca vi segue passo passo, conoscendo perfettamente la vostra identità, la vostra posizione geografica, la vostra possibilità economica e la capienza del vostro protafoglio in bit.

SARA' UN GIOCHINO PER I BORSAIOLI ELETTRONICI

Non ci credete? È l’esperimento in corso a Tokio, dove esistono già 650 mila carte (Edy Cards, le chiamano) che possono essere lette da sensori a distanza, WiFi. Queste carte hanno una inquietante caratteristica: che non c’è bisogno di strisciarle in una macchinetta, né di digitare un pin o una password per effettuare il pagamento. Ciò ha un vantaggio: salite in metropolitana, e il prezzo del biglietto vi viene detratto dal vostro smartphone automaticamente dal sensore appena passate la bussola girevole. Ciò ha anche uno svantaggio enorme: un buon gruppo di hacker può svuotarvi il borsellino elettronico senza che voi ve ne accorgiate. Nasce il borsaiolo elettronico, con la mano più leggera che si possa immaginare. Ecco il punto da tener presente quando la banca vi dice che il contante è esposto a furti e rapine, quindi non è sicuro. Coi bit, la banca si libera da questo rischio, e lo accolla a voi. Come fa sempre, del resto.

CI SONO ANCHE LE CARTE DI CREDITO SOTTOPELLE

Naturalmente al termine di questo «progresso» ci sono i chips RFID impiantati sottopelle, che fanno di voi un essere di cui chiunque lo voglia, e ne abbia i mezzi tecnici, saprà tutto di voi. Saremo alla società descritta dall’Apocalisse 13, in cui l’Anticristo o il suo portavoce «obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e gli schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome». Numero che, come sapete, è 666.

TUTTI NELLE MANI DELLA MONTIANA GOLDMAN SACHS

Sarete perfettamente trasparenti al potere, bancario o statale che sia (sempre più i due poteri coincidono, essendo ex funzionari di Goldman Sachs a governare in Occidente). È ciò che pretendono, del resto, i virtuosi cittadini che militano soprattutto a sinistra, gli innocenti, i puri angeli che proclamano: «Mi intercettino pure, non ho niente da nascondere, IO».

LA LIBERTÀ INDIVIDUALE SOTTO I TACCHI

Questi innocenti creano il clima, in cui chi non vuole essere intercettato al telefono o nella e-mail, viene bollato come sospetto, e oggetto di indagini poliziesche o tributarie. Una società in cui non sarà più possibile difendere il principio: «Non è affar vostro sapere come spendo i miei soldi, una volta che li ho guadagnati onestamente», perché ciò sarà visto come potenzialmente delinquenziale. Dove, cioè, è sospetto l’esercizio della volontà individuale – altro nome della libertà. La tecnologia fornisce i mezzi a questa società della trasparenza assoluta, voluta dagli «innocenti» fra noi. Una società di dossier, dove si accumuleranno i dati imbarazzanti per voi: quel giorno in cui siete andati fuori porta con l’amante invece che con la moglie, quel giorno in cui vi siete fatti visitare da uno specialista di un genere di malattie che non volete divulgare, eccetera, eccetera. Il «magistrato» Ingroia e la procura di Palermo si volevano tenere care le intercettazioni telefoniche tra Napolitano e Manini; eppure dicevano che in queste non si configurava alcun reato: e allora perché tenerle, se non per ricattare?

LA SOCIETÀ DELLA SORVEGLIANZA

Una società senza contanti è una società della sorveglianza totale e più intrusiva: via satellite, fibre ottiche, sensori e chips, sarete sempre allo scoperto. Nel romanzo 1984, il protagonista Winston poteva almeno sottrarsi allo sguardo del Grande Fratello dietro una nicchia del muro; qui, nessuna nicchia.
E qui veniamo al motivo più fondamentale per cui personalmente, benché non abbia «nero» da proteggere, sento un pericolo estremo nella cashless society: che in essa, nessun oppositore politico può più esistere.

QUESTA GENTE È OLTREMODO PERICOLOSA

Se disturbi il potere vigente, esso ti neutralizza in silenzio, senza spararti per la strada né arrestarti di notte; ti condanna senza processo e senza appello. Senza che nessuno lo sappia. Togliendoti i bit-denaro. Il monitor del Bancomat ti risponde: «Carta di credito non riconosciuta», e tu sei un paria. A poche ore dal prossimo pasto che non potrai consumare, alla fame che piega ogni velleità di resistenza. Nemmeno potrai più chiedere l’elemosina di un panino, o il prestito di un amico. Non avrai nemmeno i soldi elettronici per comprare un biglietto e saltare sul primo treno per la Svizzera, rifugio di perseguitati (se hai da mantenerti): Addio Lugano bella, mai più ti rivedrò.

QUESTA NON È SINISTRA MA ULTRA-DESTRA STALINIANA, SORVEGLIATRICE E CAMUFFATA DI OPERAISMO

Ora capite meglio la strana convergenza di interessi ed intese per cui il governo Bersani, in accordo con il tecnico Monti, e il sistema bancario, vuole abolire il contante. Non è solo che «la sinistra fa sempre il gioco del grande capitale, a volte perfino senza saperlo» (Spengler). È che vuole sorvegliarti. Vuole controllare cosa fai, come eserciti la tua privata volontà (altresì detta libertà), che il Partito trova indebita e illegittima. La sorveglianza totale è la sua passione e la sua ossessione; è nel suo DNA fin dai tempi in cui i comunisti non fingevano di essere altro che comunisti sovietici. Loro devono sapere tutto di te, tu non saprai nulla di loro: banchieri o partitanti, è lo stesso.

VORREBBERO TENERCI IN PUGNO, CONTROLLARE LA NOSTRA VITA ED ESPROPRIARE OGNI NOSTRO RISPARMIO

La società della trasparenza globale è a senso unico. Senza contanti, il Partito – e la Banca, o la banca-partito – ti tiene in pugno. Te e me, tutti noi. Se la prospettiva non vi piace, vi invito ad aderire all’iniziativa Contante Libero, una raccolta di firme in favore dell’uso e della circolazione del denaro contante, dunque per impedire alle banche e al governo di controllare la nostra vita e espropriare la nostra ricchezza, non solo materiale. Il manifesto dell’iniziativa si trova qui: Manifesto per il contante libero. Più in breve, 10 Punti per Il Contante Libero: 10 punti per il contante libero.

*****

RICORDIAMO CHI E' VERAMENTE IL SIGNOR ROMANO PRODI

COMPLICITÀ TRA PRODI E DE BENEDETTI A PARTIRE DAL 1982

La ‘complicità’ (lo affermerà la stessa Magistratura) tra Romano Prodi e Carlo De Benedetti inizia nel luglio 1982, quando Prodi viene nominato presidente dell'IRI, il più grande ente economico dello Stato, in casa del suo storico compare Carlo De Benedetti (proprietario del gruppo Repubblica ed Espresso e di altre 30 riviste/quotidiani/settimanali/mensili in tutta Italia), nel caso di Repubblica addirittura De Benedetti ne è l'unico editorialista, quindi gli articoli se li scrive lui stesso (ci immaginiamo l’obiettività).

CANALIZZATORE DI ENTI PUBBLICI VERSO IL SUO ALLEATO STORICO

L'attività di Prodi dal 1982 al 2007 è stata concentrata principalmente in un solo unico compito, quello di svendere (o regalare) tutti gli enti pubblici dello Stato al suo alleato Carlo De Benedetti a un prezzo irrisorio con bandi truccati. De Benedetti, dal canto suo, si è poi puntualmente affrettato a rivendere immediatamente tali società al loro reale valore di mercato (di solito 20 volte il loro prezzo d'acquisto) a gruppi stranieri (o addirittura allo Stato stesso, che li ricomprava a prezzi folli), realizzando guadagni incalcolabili a danno degli italiani.

CONFLITTO DI INTERESSI, REGALI ALLA FIAT E 170 NOMINE FASULLE

Prodi, per 7 anni guidò l’ IRI dello Stato, concedendo tra l'altro incarichi miliardari alla sua società di consulenza "Nomisma", con un evidente conflitto di interessi. Al termine di questi 7 anni il patrimonio dell’ IRI risultò dimezzato per la cessione di importanti gruppi quali Alfa Romeo e FIAT, dalla quale prese grosse somme di denaro in tangenti per la Nomisma, passando da 3.959 a 2.102 miliardi. La Ford aveva offerto 2.000 miliardi in contanti per l'Alfa Romeo, ma Prodi la regalò alla FIAT per soli 1000 miliardi a rate. Egli nel frattempo lottizzò ben 170 nomine dei quali ben 93 diessini.

DEMOLITORE IMPAREGGIABILE DEL PATRIMONIO ECONOMICO ITALIANO

Le privatizzazioni dell'IRI fatte da Romano Prodi sono state delle vere e proprie svendite del patrimonio economico italiano a gruppi privati della Sinistra (De Benedetti, Coop Rosse) complici del professore, anche se "svendere" un ente pubblico a un decimo del suo valore quando ci sono altri gruppi privati che offrono il doppio, più che una "svendita" è un regalo, o per essere ancora più precisi è una serie incredibile di furti colossali a danno dello Stato e degli italiani perpetrata impunemente per anni.

CIFRE IMPRESSIONANTI

Giocando sulle parole e sull’interpretazione dello statuto dell’Ente, Romano Prodi vantò utili inverosimili (12 miliardi e 400 milioni nel 1985). La Corte dei Conti, magistratura di sorveglianza, portò alla luce l'enorme falso in bilancio di Prodi: «Il complessivo risultato di gestione dell’Istituto IRI per il 1985, cui concorrono sia il saldo del conto profitti e perdite sia gli utili e le perdite di natura patrimoniale, corrisponde a una perdita di 980,2 miliardi, che si raffronta a quella di 2.737 miliardi consuntivata nel 1984». La Corte, inoltre, segnalava che le perdite nette nel 1985 erano assommate a 1.203 miliardi contro i 2.347 miliardi del 1984.

REALIZZATORE DI PERDITE STRATOSFERICHE

Romano Prodi, davanti alle folle dei suoi fan (si sa, l’Italia non scarseggia in quanto a coglioni) tutt’oggi si vanta tantissimo che durante i suoi 7 anni alla presidenza dell' IRI riuscì a far guadagnare utili stratosferici. La verità, come chiarito dalla Corte dei Conti, è che invece di utili stratosferici realizzo perdite stratosferiche, regalando il patrimonio dello Stato e degli Italiani ai suoi amici della Sinistra. Prodi uscì indenne dai processi perché le aziende erano S.P.A. di diritto privato e quindi i dirigenti non erano qualificati come pubblici ufficiali. Mani Pulite cambierà anche questo, per cui le società controllate da enti pubblici sarebbero state considerate tutte operanti nell'interesse pubblico, con le relative conseguenze per gli amministratori.

L'ITALIA STA PAGANDO ANCHE QUESTO, E SOPRATTUTTO QUESTO

La conferma di tutto questo si trova nell’indebitamento dell’Istituto, salito dal 1982 al 1989 da 7.349 a 20.873 miliardi (+184 per cento), e quello del gruppo IRI da 34.948 a 45.672 (+30 per cento). Perdite stratosferiche appunto. Lo stesso D’Alema, intervistato da Biagi in televisione, affermò che Romano Prodi, da lui scelto per guidare la coalizione contro Berlusconi, era un «uomo competente» perché quando lasciò l’IRI nel 1989 il bilancio dava un «più 981 miliardi». Fu facile confutare queste affermazioni, facendogli notare che la cifra reale, tenendo contro delle perdite siderurgiche transitate soltanto nel conto patrimoniale, era di «meno» 2.416 miliardi. Il buco reale non fu mai contestato dai diretti interessati.

ABILITÀ DEL RAGIONIER PRODI NEL PRENDERE IL SOLDO STATALE A TASSO ZERO, E NEL REGALARE LA SME ALLA BUITONI

La vera abilità di Romano Prodi è sempre stata di riuscire a prendere soldi dallo Stato a costo zero. La conferma ci viene da un articolo di Paolo Cirino Pomicino, nel quale rileva che dei 28.500 miliardi erogati dallo Stato a titolo di fondo di dotazione dalla data di nascita dell’IRI, Romano Prodi ne ottenne ben 17.500! Nel 1986, Romano Prodi, con un contrattino di appena 4 paginette (anziché centinaia come normalmente si fa) a trattativa privata, svendette il più grande gruppo alimentare dello Stato, la SME, alla Buitoni del suo amicone Carlo De Benedetti per soli 393 miliardi. La SME, già nelle casse aveva più di 600 miliardi di denaro liquido, ma il suo valore globale era di 3.100 miliardi.

NESSUN TRIBUNALE È STATO MAI CAPACE DI INCASTRARLO

A Prodi e De Benedetti fu dato torto in primo grado, in Corte d'appello e in Cassazione da ben 15 magistrati, all'unanimità. Il magistrato Saverio Borrelli del pool Mani Pulite di Milano, 6 anni dopo, incriminerà invece penalmente Silvio Berlusconi, per aver impedito (insieme a Ferrero e Barilla con una pubblica offerta d'acquisto enormemente superiore rispetto a quella di De Benedetti) l'ennesima svendita di Romano Prodi: la SME (un regalo di 3100 miliardi dello Stato) a Carlo De Benedetti, nonostante a questi due compari fosse stato dato torto in tutti e 3 i gradi di giudizio dal Tribunale di Roma e dal TAR del Lazio e nonostante Berlusconi e gli altri imprenditori non ci avessero guadagnato alla fine nulla.

NEL GIRO DI UNA GIORNATA IL PRESIDENTE SCALFARO (ALTRO BUONO!) GLI CANCELLÒ TUTTI I CRIMINI

Come presidente dell'IRI, svendette anche la Italgel alla Unilever, essendo contemporaneamente consulente di quest'ultima, nonostante quindi un conflitto di interessi evidente. Se l'IRI era, come in realtà era, un covo di corruzione senza limiti sarebbe stata giusto arrestare e processare Prodi, che la presiedette per 7 anni e non solo chi (Nobile) lo fece per soli 17 mesi. Durante Tangentopoli, Di Pietro stava per arrestare Prodi, ma lui se ne andò dritto a piangere (nel vero senso della parola) da Mancuso e dal presidente della Repubblica Scalfaro, il quale, come presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, riuscì a non farlo incriminare. Tutto in un giorno.

DIFENSORE DEI BANCHIERI-TRUFFATORI NEL CASO PARMALAT

Durante il suo Governo nel 1996 regalò 5.000 miliardi alla Fiat per fare una rottamazione. Durante i fallimenti Parmalat e Cirio, Prodi difese i banchieri che truffarono i risparmiatori e loro ricambiarono il favore con i loro giornali schierati. I PM dovrebbero usare lo stesso metro, lo stesso zelo sia con Fiorani che con Consorte; o, almeno, sullo stesso Fiorani credergli sempre o mai. Anche quando dice, e Boni conferma, d'aver dato 750 mila euro Palenzona (Margherita), che sono 15 volte di più di quanto dato (e rifiutato) dal leghista Giorgetti. Anche se il Corriere su Giorgetti ha fatto un titolo 15 volte più vistoso di quello per Palenzona.

*****
COMMENTO FINALE
Esprimo il massimo rispetto nei riguardi del Pontefice e dei Cristiani di fede Cattolica che lo seguono con trepidazione. Non so di certo il perché si è dimesso. Ma posso sicuramente immaginarlo. Anche per chi deve per forza essere di bocca buona, arriva prima o poi il rospo marcio che non può assolutamente andare giù e varcare la soglia dell'appetibile. Quando l'impregnazione tossica raggiunge i limiti di tolleranza, anche una piccola goccia è in grado di far traboccare il vaso.
Valdo Vaccaro
Valdo Vaccaro: LO SPREAD, IL CONTANTE E LE LOBBY DEL POTERE FINANZIARIO