31 gennaio 2013

PERCHE' ASPETTI?

 Perché aspetti?
Aspetti che la vita ti faccia un miracolo?
Che le circostanze cambino in tuo favore ?
...aspetti chi? perche? quanto aspetti?
Se non ti alzi e diventi il tuo Dio... non puoi sperare che qualcosa cambi.
Se non cominci, niente si compierà.
Se non bussi, nessuna porta si aprirà.
Se non percorri la tua strada nessuna mappa ti porterà da nessuna parte.
I miracoli accadono solo quando fai il primo passo verso la tua realizzazione... verso un tuo sogno.
Nessuno ti porterà un pacco regalo, nessuno ti renderà felice.. se non tu stesso.
Perciò alzati.. mettiti in viaggio, il viaggio della tua felicità..
Naviga il mare delle tue emozioni.
Vivi ! ...non rimandare niente... non aspettare nessuno.
La tua mano è capace di disegnare i tuoi sogni, di scrivere il tuo destino.

Colette Haddad

Re Interiore: PERCHE' ASPETTI?

30 gennaio 2013

Come uscire dall'angolo della vittima!

 
 di Roberta Giommi. Esiste un luogo dove non dovremmo mai desiderare di abitare ed è “l’angolo della vittima”. Con questa immagine indichiamo simbolicamente un modo di affrontare i problemi che impedisce di trovare risorse e spinge, al contrario, a ritenere che la propria storia di amore, la propria vita amicale, affettiva, i propri successi o insuccessi lavorativi, sociali, siano legati a cosa fanno gli altri di giusto o sbagliato verso di noi o con noi. Questo atteggiamento, di cui possiamo essere consapevoli o inconsapevoli, è pericoloso, perché fa diventare passivi e in attesa del comportamento delle persone che abbiamo scelto come possibili artefici della nostra felicità. Per esempio siete amate da tre persone anche interessanti ma ritenete che dovrebbe amarvi l’unica che non vi sceglie. A scuola avete pensato che se l’insegnante fosse stata gentile con voi avreste avuto altri risultati; nell’ambito del lavoro credete che se foste state considerate giustamente il vostro successo sarebbe stato garantito; nelle amicizie ritenete che sia più stimata un'altra amica e non voi che lo meritereste di più. Tutte queste situazioni sono esempi di come si può, spesso senza saperlo, abitare nell’angolo della vittima, dove la rabbia o la malinconia, rendono difficili i pensieri intelligenti. Se è così che pensiamo è molto utile riflettere sul perché. Siamo convinti/e che la vita dovrebbe risarcirci per la nostra storia familiare che ha contenuto ingiustizie e lutti o siamo nell’atteggiamento del figlio/figlia a cui tutto è dovuto. Il cambiamento che possiamo produrre è imparare a combattere per le cose amate o desiderate, per guadagnare una posizione negli affetti, nell’amore, nel lavoro. Nella scelta di combattere va sempre tenuto presente il “principio realistico” che valuta saggiamente risorse, limiti e integrazioni possibili. Partiamo da un evento che oggi riguarda tante persone giovani: i conflitti di coppia e la rottura dei rapporti di convivenza e matrimonio, con la presenza di figli. Oggi è molto diffusa una tecnica che è guidata da un esperto mediatore che porta a far emergere le risorse per risolvere i problemi, ma si può imparare ad essere mediatori dilettanti che usano delle regole per non cadere in conflitti non risolvibili. Nella mediazione di separazione e divorzio per esempio, questa tecnica viene rivolta agli ex partner per aiutarli nella ricerca di soluzioni intelligenti per uscire dalla separazione senza subire troppi danni e ottenendo una giusta relazione con i figli e una possibile equità economica. Si lavora insieme per aiutare i partner a fare emergere idee e proposte capaci di determinare un accordo gestito e non delegato agli altri. Nelle realtà di lavoro, si interviene perché il gruppo nel suo insieme, le singole relazioni, conquistino una competenza a rispettare la differenza e costruire relazioni positive e ad accordarsi per turni e modalità relazionali. Quando abbiamo delegato la positività della nostra vita agli altri, siamo inchiodati nell’attesa e nella delusione. Per cambiare partiamo dal metterci al centro della nostra vita, valutiamo i nostri pregiudizi, i pensieri che ci paralizzano, le nostre pigrizie e i nostri difetti e cerchiamo di fare emergere cosa faremmo da soli, di diverso da quello che stiamo facendo. Lasciare l’angolo della vittima vuol dire smettere di pensare che la fortuna e il caso ci renderanno felici e che se fossimo capiti di più, la nostra vita sarebbe giustamente bella. Bene partiamo dal principio realistico: cosa vogliamo e possiamo fare per raggiungere i nostri obiettivi. Impariamo a prendere piccole decisioni autonome, anche su sciocchezze come orari, giornali da acquistare, spesa al supermercato. Consideriamo con pazienza i nostri atteggiamenti rispetto alle difficoltà e pensiamo al conflitto in modo dinamico, impariamo ad essere leali nei conflitti, a renderli aperti: chiediamo con chiarezza cosa vogliamo o esponiamo senza litigare il nostro punto di vista. Le frasi “se tu mi capissi, se mi ascoltassi, se tu fossi meno egoista, se mi volessi bene, ecc.” sono frasi da cancellare, perché mettono noi dalla parte della ragione e l’altro dalla parte del torto. Impariamo a conoscere i nostri bisogni e desideri e a metterli in relazione alle esperienze e i desideri degli altri. Un altro elemento da prendere in considerazione è come è fatto l’altro, come si mette in gioco, di cosa ha paura. Mettersi nei panni dell’altro, non vuol dire cedere, ma capire l’interlocutore per compiere i gesti e costruire le idee che fanno uscire dal conflitto cronico. A volte quando siamo caduti nel contrasto in cui vogliamo solo vincere senza capire, non è più importante il risultato, ma semplicemente vincere e questo impedisce alla relazione di guadagnare benessere. Mettiamoci al centro della nostra vita, fidiamoci che è possibile capire cosa vogliamo veramente, evidenziamo i nostri interessi e prendiamo in considerazione gli interessi degli altri, impariamo ad ascoltare le nostre fragilità, senza diventarne prigionieri delle attese. Per avere risultati diversi bisogna cambiare i pensieri. Questo essere al centro della scena ci fa scoprire i nostri limiti, ci permette di pensare alla nostra vita come ad un progetto che ha parti realizzabili grazie alla nostra competenza e alla capacità di relazione e abbandonando le illusioni eccessive. Nella terapia di coppia evidenziamo le delusioni e le attese e insegniamo a costruire un cambiamento dei pensieri e dell’ascolto. Si dice che possiamo vivere relazioni felici solo se abbiamo in testa una idea di fondo rappresentata da: io valgo e tu vali, io mi stimo e ti stimo, siamo diversi e uguali, ma possiamo costruire. Possiamo così lasciare l’angolo della vittima e andare verso il principio realistico, separando le attese infantili, assolute, da quelle possibili, possiamo così accedere alla nostra vita, come protagonisti e non come comparse in balia delle azioni degli altri.
freeskipper: Come uscire dall'angolo della vittima!

28 gennaio 2013

CANNABINOIDI – Presenti naturalmente nel latte materno

 
I CANNABINOIDI COME QUELLI PROPRI DELLA MARIJUANA
sono presenti in natura nel latte materno umano. Nel tessuto del corpo umano vi è un sistema complesso di proteine note come recettori cannabinoidi che sono specificamente progettati per elaborare cannabinoidi quali tetraidrocannabinolo (THC), uno dei principali componenti attivi della marijuana.Si scopre, sulla base dei risultati di alcuni importanti studi scientifici, che il latte materno contiene naturalmente i cannabinoidi della marijuana, che in realtà sono estremamente vitali per il corretto sviluppo umano.Le membrane cellulari del corpo sono naturalmente dotati di questi recettori cannabinoidi che, quando attivate da cannabinoidi e varie altre sostanze nutritive, proteggono le cellule contro i virus, batteri nocivi, cancro e altri tumori maligni. E il latte materno è una fonte abbondante di endocannabinoidi, un tipo specifico di lipidi neuromodulatore che insegna praticamente a un neonato come mangiare, stimolando il processo di suzione.Se non fosse per la presenza di questi cannabinoidi nel latte materno, i bambini appena nati non sarebbero in grado di mangiare, né avrebbero necessariamente il desiderio di mangiare, ciò può causare malnutrizione grave e persino la morte.
LO STUDIO DEL 2004
sui recettori cannabinoidi è stato pubblicato sulla rivista European Journal of Pharmacology.“Le implicazioni cliniche di questi sviluppi nuovi sono di vasta portata e suggeriscono un futuro promettente per i cannabinoidi in medicina pediatrica per varie patologie, fra cui la fibrosi cistica.”Studi su cannabinoidi nel latte materno aiutano ulteriormente demistificare la verità sulla marijuana.Ci sono due tipi di recettori cannabinoidi nel corpo – la varietà CB1 che esiste nel cervello, e la varietà CB2 che esiste nel sistema immunitario e tutto il resto del corpo. Ognuno di questi recettori risponde ai cannabinoidi, sia da latte umano nei bambini, o da preparati di marijuana, per esempio, negli adulti.Ciò significa in sostanza che il corpo umano è stato costruito per i cannabinoidi, in quanto queste sostanze nutritive giocano un ruolo fondamentale nel proteggere le cellule contro la malattia, stimolando il sistema immunitario, proteggendo il sistema cerebrale e nervoso, alleviando il dolore e le malattie che che causano infiammazione, tra le altre cose.
IN UN ALTRO STUDIO
sugli endocannabinoidi pubblicati nella rivista farmacologica nel 2006, i ricercatori del Laboratorio di Studi fisiologici presso l’Istituto nazionale su abuso di alcool e l’alcolismo ha scoperto ancora di più sui vantaggi di cannabinoidi. Queste includono la capacità di promuovere il corretto metabolismo energetico e regolazione dell’appetito, il trattamento di disturbi metabolici, trattamento della sclerosi multipla, e prevenire la neurodegenerazione, tra le molte altre condizioni.I migliaia di studi pubblicati oggi mostrano l’utilità  dei cannabinoidi, e in particolare la marijuana da cui deriva in gran parte, sono veramente un potenziale aiuto per la cura e prevenzione delle malattie.
Fonte
Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org

24 gennaio 2013

Dio in un fungo allucinogeno?

 
 Drogati in nome di Dio: storia lisergica della civiltà umana.

La religione è andata a funghi: nuovi dati iconografici avvallano sempre più l’ipotesi che l’utilizzo umano dell’Amanita Muscaria per scopi religiosi, socializzanti e terapeutici, si perda nella notte dei tempi.


Come affermava Rudolf Otto, la Religione “comincia con sé stessa“.

E vi pare poco?

Il momento centrale dell’esperienza religiosa è il sacro. Inteso come Numinoso: la naturale percezione del divino, del “totalmente Altro”, in modo incomprensibile, inspiegabile, trascendentale più di tutto alla nostra comprensione razionale. Un richiamo naturale però irrefrenabile, per questo il divino, ineffabile e inaccessibile, si configura come mysterium tremendum et fascinans.

Ecco, è da qui che dobbiamo partire per esplorare Dio, che da ora in poi non chiamerò più così ma usando il termine divinità. Infatti, il punto sta nell’esperienza emotiva dell’assoluto, nel “sentire” la trascendendenza: nella spiritualità umana. L’idea di Dio, come entità personale esterna a noi, come un “Altissimo” a cui supplichiamo grazie e miracoli, è nata verso il 3000 a.C. quando il politeismo degenerò nell’antropomorfismo non più simbolico ma personale e identificativo con l’aspetto materiale dell’uomo, fino al disgraziato avvento del monoteismo ebraico, che inventò la figura del Dio ebraico, maschile e autoritario, che ci giudicava dall’alto. Prima di allora Dio era l’energia metafisica e assoluta che con l’emanazione di sé dava Vita all’universo… un concetto di Coscienza cosmica molto orientale quindi...


Non tenendo conto, per ora, della teoria di altre forme di vita intelligenti che colonizzarono il nostro pianeta millenni di anni fa creando la razza umana, ad avvallare tutto ciò oggi arriva perfino la scienza.

COS’È DIO

In principio, dal cosiddetto “Vuoto quantistico” -campo di pura energia- fu un raggio/fascio primordiale di energia che subito iniziò a vibrare. E la sua musica, questa sinfonia cosmica (vedi i “cori angelici” che sorreggono il cosmo nella tradizione cristiana) diede corpo e forma a tutte le cose del mondo. Ecco che la cosmogonia moderna, per spiegare l’origine dell’universo, sembra quasi incorporare la categoria deltrascendente quando postula un dominio al di fuori dell’universo scientificamente conoscibile, e dal quale quest’ultimo ha avuto origine al tempo del Big Bang. Il Vuoto quantistico è quanto di più oggi si avvicini al concetto originale di Dio, cioè l’Esseità Assoluta e trascendentale. Ben lontani quindi dall’omone barbuto in tunica bianca in collera con i dannati e attento sempre a intimare cosa è bene e cosa è male a tutti gli altri.

Ma torniamo alla scienza. Le ricerche della fisica inducono gli scienziati a pensare che tutte le forme di energia fisica e della materia sarebbero manifestazioni di uno stato assoluto di energia non manifestata. Dalle antiche scritture e dai miti della creazione fino alle più moderne teorie sulla coscienza, si è sempre speculato riguardo alla vibrazione come a ciò che sottostà alle forme fisiche. Di fatto, l’energia è vibrazione, è suono, è per questo motivo che le originali religioni delle civiltà native della Terraidentificavano Dio con il suono (“In principio era il Verbo/la Parola”, afferma perfino il nostro Vangelo di Giovanni)!

L’energia null’altro è che una “variazione della curvatura dello spazio”, esattamente come la massa. Al centro di questa “curvatura” vi è un micro buco nero, sul bordo del quale si formano le particelle sub atomiche e successivamente gli atomi quando l’energia vibra più velocemente (e dunque si solidifica). Infatti, l’energia variando la curvatura dello spazio, genera le cosiddette “particelle subatomiche” e quindi gli atomi. Ma quello che si deve ammettere è che l’atomo “è bucato”, cioè contiene nel suo centro un buco nero sul bordo del quale girano gli elettroni e protoni e tante altre “cose”. Esiste dunque una forma di energia latente, sconosciuta, la cui frequenza è alla base della “sostanza” di tutto ciò che è!

Ogni “corpo” nell’universo è un sistema di gerarchie annidate di frequenze vibratorie che si manifestano come sistemi discreti all’interno di sistemi più grandi e più complicati: un universo di strutture vibratorieda quelle elementari a quelle sempre più grandi e sempre più complesse. Infatti, l’intero universo, dalle particelle sub-atomiche, alle forme di vita più complicate, alle nebulose ed alle galassie, può considerarsi come un gigantesco insieme di campi di risonanza di energia, tutti sempre in costante interazione tra loro.

Dunque, come tutto nell’universo anche il nostro pianeta è composta da Energia, perciò anch’esso vibrasecondo una frequenza particolare. Tali frequenze, sono a noi note con il nome di Hertz, che non sono altro che il numero di cicli vibratori che una qualsiasi cosa sviluppa ogni secondo. Di fatto, come sappiamo il nosto corpo è molto simile come costituzione a quello del nostro pianeta. Madre Terra è composta per il 75% da acqua, così il nostro corpo, all’interno di Madre Terra ci sono una grande quantità di metalli in proporzioni varie, così come nel nostro corpo. Ebbene, qualche tempo fa è stato scoperto il “battito cardiaco” del nostro pianeta, si tratta della cosiddetta Risonanza di Schumann: un gruppo di picchi nella porzione di spettro delle frequenze estremamente basse (ELF) del campo elettromagnetico terrestre. La Frequenza fondamentale della risonanza di Schumann è un’Onda stazionaria nella cavità Terra-Ionosfera con una lunghezza d’onda uguale alla circonferenza della Terra. Questa frequenza fondamentale più bassa (e di maggiore intensità) della risonanza di Schumann avviene ad una frequenza di circa 7.8 Hz (intorno al 1985/86 tale frequenza era passata da 7,8 a 8,6Hz, un fenomenno che si pensava impossibile. Nel 2002 si è poi arrivati a 11,9 cicli al secondo: l’universo è in continua evoluzione).

La vita biologica terrestre è in risonanza con la frequenza di Shumann e dipende dalle interazioni deicampi elettromagnetici e gravitazionali. I ricercatori hanno scoperto che quegli Hertz delle onde di Schumann risuonano alla stessa frequenza dell’ippocampo nel nostro cervello. L’ippocampo fa parte delsistema limbico, relativo alla sopravvivenza ed alla memoria.

È chiaro dunque, che ogni vibrazione ha una lunghezza d’onda e una certa frequenza al secondo, perciò abbiamo il suono e il ritmo. Allo stesso modo inizia a divenire chiaro anche il motivo per il quale i primi saggi dell’antichità usavano i Mantra per onorare la divinità. I mantra sono dei suoni sacri che riproducono le frequenze vibratorie dell’Energia assoluta. L’Om orientale non è altro che il suono primordiale che ha dato origine alla creazione, la quale viene interpretata come manifestazione stessa di questo suono.

Ecco, questo è il vero Dio, ora sapete qual è la vera realtà di “Dio”.

È facile, a questo punto, capire come in origine si sia sviluppata la religione.

Dal momento che la divinità (insomma Dio) altro non è che un’energia cosmica Assoluta e Vitale, è chiaro ora il perché il sentimento religioso sia una naturale percezione Numinosa. Per di più, se la divinità è Energia, e poiché noi siamo una goccia di quell’oceano -“fatti della stessa sostanza”, è allo stesso modo chiaro che attraverso le vibrazioni delle nostre onde celebrali l’uomo è in grado di “sintonizzarsi” con quella vibrazione Assoluta. Questa fu la grande rivelazione avuta dai primi sciamani nella preistoria
Un concetto che in seguito fu così descritto da Albert Einstein: «Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà. Non c’è un’altra via. Questa non è filosofia. Questa è fisica».

Così, ogniqualvolta lo sciamano riusciva ad alterare la propria coscienza, ed entrare attraverso l’estasi in un determinato stadio di alterazione di coscienza… l’uomo poteva incontrare la divinità. Attraverso una contemplazione disinteressata ma intuitiva della Natura gli antichi asceti sentivano dentro di loro le forze emotive della vita, osservavano la Natura e imparavano il suo linguaggio come un bimbo osserva e ascolta i suoi genitori. Chiudendo gli occhi si lasciavano andare all’ascolto dei suoi messaggi, le sue leggi, i suoi silenzi e rumori, perdendo il confine tra il dentro di sé e il fuori, tra l’Io e il Tutto, fino a non sapere più chi è che parla e chi ascolta, chi osserva e chi è osservato, fino a quando i limiti tra buio e luce non sono più definibili: è così che gli antichi hanno compreso che Tutto è Uno!

Ecco che, il cuore umano emette un campo elettromagnetico che circonda l’intero corpo. Questo campo invia segnali ad ogni cellula del corpo che incidono sulla salute fisica, mentale ed emozionale. Il campo di energia del cuore interagisce ed è influenzato dal campo elettromagnetico della Terra, così come con altre persone, piante, animali incluso lo spazio, i pianeti e anche stelle… interagisce quindi con l’Unità dell’Essere.

GLI ANTICHI CONOBBERO IL MONDO E DIO GRAZIE AI FUNGHI ALLUCINOGENI

Ciò che per primo aiutò gli sciamani ad alterare la propria coscienza per intuire queste “forze naturali”, fu verosimilmente un funghetto… da li, iniziarono tutti a drogarsi in nome di Dio.

In sostanza, gli sciamani – pur non essendo in grado di elaborare teoricamente quello che intuitivamente percepivano – si rendevano conto che nell’universo esiste un grande flusso di energia, che normalmente è trasformato in dati sensoriali e crea il mondo della vita quotidiana così come noi lo conosciamo. I cosiddetti “stregoni” erano capaci di cogliere l’energia e quindi percepire gli stessi esseri umani come sfere luminose e campi di energia. Questo era ovviamente possibile grazie alle percezioni alterate che avevano questi sciamani per mezzo delle loro meditazioni trascendentali. Ad ogni modo, molti esperimenti hanno dimostrato il fatto che in ogni persona umana si “vede” una zona di intensa luminosità all’altezza delle scapole, dietro la schiena, chiamata “punto di assemblaggio”, dove convergono miliardi di campi di energia. Nel “punto di assemblaggio” avviene propriamente la trasformazione dell’energia in dati sensoriali, e anche l’interpretazione di quegli stessi dati. Durante il sonno, il “punto di assemblaggio” si sposta dalla sua posizione e, maggiore è lo spostamento, più singolari diventano i sogni.
Gli sciamani sviluppano l’arte del sognare, cioè la capacità di spostare volontariamente il “punto di assemblaggio” fino a “vedere” l’energia e i suoi campi in forma di filamenti luminosi, molto al di là dei normali processi cognitivi, accedere a campi di energia diversi da quelli abituali, interpretarli diversamente, raggiungere livelli di consapevolezza infiniti. In questo stato, lo stregone sviluppa stati superiori di coscienza, agilità e benessere. Nello stato di veglia, è possibile ritrovare quanto si è conquistato tramite l’ “arte del sognare” eseguendo certi movimenti del corpo, o danze rituali spesso sollecitate da mantra o “ritmi” specifici.

La caratteristica comune a tutti gli sciamani è il viaggio spirituale, ovvero un viaggio dell’anima nella realtà oltre quella mondana, che permette agli sciamani di entrare in contatto con le energie cosmiche, che nella loro “limitata conoscenza” usavano chiamare “entità spirituali“. Gli stregoni le figuravano per lo più sotto forma di animali (“Animali Guida“) e di Maestri spirituali (antenati, figure mitologiche, saggi, ecc…). Gli alleati conferivano allo sciamano il potere e la conoscenza per aiutare e guarire se stesso, gli altri e il mondo.
Questa religione spirituale era ciò che oggi chiamiamo panteismo, nel senso di pancosmismo, vale a dire come affermazione della natura divina dell’universo in tutta la varietà delle sue illusorie manifestazioni, poiché il mondo è un’autoespressione dell’Essere assoluto e trascendentale, esso è informato dalla Causa prima nella sua essenza. Dunque tutto è divino nel senso che tutto è stato informato della Causa iniziatrice emanata dall’Essere divino (non che un sasso sia Dio in sé…). L’Essere divino è quindi l’Unità di tutti i contrari, la SuperCoscienza ordinatrice e generatrice dell’onnipresente eterno campo insito all’onnipotente Intelligenza creativa. Il Dio-tutto, per così dire, ha in sé tutte le cose ed è una realtà eterna ed onnicomprensiva. Questa filosofia religiosa aveva in se una credenza nella cosmologia ciclica, poiché la sua concezione della realtà era simile a un insieme di fasi alterne: un ciclo distruttivo-produttivo che manifestava tutto il creato. Ogni essere vivente era un “punto” di un insieme ombrato dall’onnicomprensività divina, perciò, scopo degli antichi, era quello di ricreare quel legame tra Cielo e Terra che era stato spezzato e che avrebbe ricondotto l’anima di ogni uomo a riconnettersi con la deità assoluta e trascendentale dello Spirito Universale. Per questo motivo il “tempo” per gli antichi era un concetto sacro da venerare sia per la sua utilità pratica nei raccolti sia per la sopravvivenza della specie. I “contatori” del tempo, così come delle stagioni, erano le stelle, gli astri del cielo, in primis il sole e la luna.

FUNGHI ALLUCINOGENI, DIO, REALTÀ QUANTISTICA E LA RELIGIONE

Abbiamo già accennato al fatto che gli effetti dei funghi allucinogeni fu ciò che per primo aiutò gli sciamani ad alterare la propria coscienza per intuire le “forze naturali” dell’universo.

Quello stato alterato di coscienza procurato dalle sostanze psicoattive, trovate all’epoca in natura, era ciò che poi fu descritto come l’estasi, l’incanto orgasmico ricercato dalle antiche religioni esoteriche, oppure quell’annientamento mentale tipico del Nirvana: la condizione tale in cui la nostra coscienza è fusa in un tutt’Uno col divino.

In effetti, la nostra Ghiandola Pineale produce ciò che è comunemente conosciuto come DMT, sostanza che produce un profondo stato di dilatazione temporale o alterazione di coscienza, la stessa sostanza che viene comunemente sintetizzata nelle droghe allucinogene. Di fatto, l’estasi è un’esperienza di coscienza espansa, durante quella trance l’uomo aveva esperienza del divino. Un esempio della ricerca di questo stato di coscienza, privo del supporto di sostanze enteogeniche, è senz’altro la meditazione trascendentale della tradizione orientale.

Ricordiamo che fin dalla fine degli anni ’50, grazie allo studio sullo sciamanismo ed alle sostanze psicotrope usate dagli sciamani si intuirono alcuni segreti dei poteri della mente. I ricercatori scoprirono che attraverso le proprietà chimiche di queste piante, il cervello era appunto in grado di modificare non solo la propria percezione interiore soggettiva, ma perfino l’ambiente fisico! Questo voleva suggerire che l’allucinazione ed il “sogno” dello sciamano sotto l’influsso delle piante fosse reale quanto la realtà?

Poiché il “sogno” sognato dallo sciamano era in grado di predire, modificare od annullare la materia, la stessa allucinazione o “sogno”, paradossalmente, diventava la prova oggettiva della medianità latente nel cervello umano! Scoprirono che l’uso di certe sostanze psicoattive, permetteva la visione a distanza, la diagnosi e cura delle malattie ed altri fenomeni ritenuti all’epoca miracolosi. Ora potremo chiederci: dietro tutto ciò c’e forse la possibilità che le menti si influenzano reciprocamente ad ogni distanza? E’ forse l’estensione macroscopica di quello che succede nel microscopico; come la sconcertante scoperta secondo cui due fotoni riescono a “comunicare” fra di loro a qualsiasi distanza? La non località dei fotoni implica la non località delle menti, con l’implicita trasmissione dell’informazione con quel mezzo -che per le nostre menti superstiziose e piene di pregiudizio- viene etichettato in maniera dispregiativa come telepatia? Il segreto era contenuto nell’effetto di alcuni specifici ormoni/neurotrasmettitori che guarda caso avevano configurazioni molecolari simili alle sostanze psicotrope di alcuni vegetali presenti in natura.

Così, le piante psicotrope e le sostanze enteogeniche sono state da sempre associate alla religione.

Reperti iconografici archeologici relativi all’Amanita Muscaria, un tipo di fungo psicotropo, sono sparsi nelle più disparate zone del globo.

Da millenni viene usato dagli sciamani della Siberia, dalle popolazioni indoeuropee, se ne trovano tracce del II o I millennio a.C. nell’arte rupestre nella Francia meridionale, ma anche in quella svedese o su alcuni monoliti di Stonehenge. Durante la sua ricerca sulla cultura neolitica dell’Europa centrale, Marija Gimbutas parlava di alcuni manufatti in pietra verde dalla forma tipica fungina, affermando: «Aree residenziali a Vinca hanno dato un certo numero di funghi intagliati in cristalli rocciosi di colore verde chiaro, che possono essere stati eretti su altari domestici (..) I funghi sono noti universalmente come afrodisiaci e l’ingrossamento e la crescita di un fungo possono essere stati notati dagli antichi Europei e paragonati al fallo. (..) è possibile che i funghi di Vinca fossero associati a bevande inebrianti; in tutti i casi, essi sono imitazioni di falli“. Questo perché le due energie principali “canalizzate” dagli sciamani erano le due leggi fisiche della contrazionee distinzione, gravità ed entropia, positivo e negativo, Yin e Yang, Paradiso e Inferno, Microcosmo e Macrocosmo, inspirazione/espirazione: il respiro dell’universo. Due forze opposte e complementari che erano simboleggiate dal fertile fallo che penetra e dà vita (elemento mascolino/Sole/fungo) e il ventre femminile che feconda (elemento femmineo/Luna/Madre Terra/ovulo). I monoliti fallici e le pietre circolari (simbolo femmineo) di Stonehenge ne sono un esempio. Così, l’orgasmo che segue all’unione del principio mascolino e femminino, di un uomo e una donna, è un atavico richiamo all’unione con la divinità. Infatti: come quel momento di assoluto distacco dall’ “esteriore” che proviamo in estasi durante l’orgasmo, la divinità è la pace dei sensi che si ottiene quando si è totalmente connessi con il divino, quando si è..Essere… immutabili, infiniti, eterni.

Forse è per questo che la Chiesa (come tutte le religioni istituzionali) ripudia lo “hieròs gàmos” – l’unione sacra tra uomo e donna, sacerdote e sacerdotessa, come riflesso dell’unione celeste. Il Cattolicesimo ha sempre voluto controllare il sesso: vietandolo ai preti, vendendolo come lascivo e peccaminoso agli uomini, un atto dove non a caso, a parer di cronaca, si celano i loro più ancestrali demoni interiori.

Alla loro faccia, gli antichi trombavano e si sballavano di divinità.

LE ORIGINI DELLA RELIGIONE NEL CULTO DELLE SOSTANZE ALLUCINOGENE

2.500 anni fa usavano la marijuana durante le loro cerimonie religiose gli Sciti, gli Egizi, i Cinesi e gli Assiri. In Iran si usava l’Haoma; il Soma invece viene descritto negli antichi inni Vedici dell’Induismo primitivo, che sembra derivi sempre da piante enteogeniche. Gli indiani del Nord America si sballavano invece di divinità col peyote, e sappiamo come stavano da favola in confronto agli spietati coloni inglesi. La mescalina, presente nel peyote, era anche in un cactus dell’Ecuador e del nord del Perù, il San Pedro (Trichocereus pachanoi). Nell’area amazzonica si incontrava il mondo degli spiriti invece per mezzo dell’ayahuasca. Sono noti oltre un centinaio di cosiddetti “funghi-pietra” (mushroom-stones) provenienti da diversi siti archeologici del Messico e del Guatemala. Molti di essi sono copie artigianali di archetipi che potrebbero risalire ai tempi precolombiani dell’America centrale.

Tutti una massa di drogati insomma…

È normale allora che oggi la droga sia resa illegale ma dosata dai potenti nel dietro le quinte della società. Sono piccole gocce di istanti epifanici che ci tengono in vita, che giacché resi così rari, sono divenuti per converso un anestetico per la mente, lo sballo di una serata, un caso mortale, mercificato per trasmettere i peggiori incubi a tutti quelli che ci cascano. Al riguardo Mircea Eliade ha scritto: “Le droghe non sono che un surrogato volgare della trance “pura”. (…) Si è cercato di “imitare’’ con un’ebbrezza a base di droghe uno stato spirituale cui non si è più capaci di giungere in altro modo. Decadenza, oppure -bisogna aggiungere- volgarizzazione di una tecnica mistica“.

In principio era ben diverso. L’Alchimia ad esempio tramandava la conoscenza dell’oro e dell’uovo filosofale secondo la figura dell’agarico muscario. Secondo due libretti lulliani del XVI secolo attraverso i funghi si poteva giungere alla Quintessenza. L’alchimia entrava in gioco anche nel capitolo sugli “alberi-fungo” dell’arte cristiana. Nel trattato alchemico “Splendor solis” di Salomon Trismosin (anche conosciuto come “Il Toson d’Oro”, la cui prima edizione conosciuta risale al 1532/35), l’Ermafrodita Divino è rappresentato con due teste, e in mano sembra tenere la parte inferiore del cappello e l’ovulo da cui nasce l’agarico muscario. L’ermafrodito è poi ritratto in un bosco di betulle, non a caso una delle specie di albero con le quali questo fungo intercorre essenziali rapporti simbiotici. Inoltre il rapporto fra il Sole e la Luna, rappresentati dalle due teste e dalle due ali dell’ermafrodita, le une rosse e le altre bianche, indicano l’Unione celeste simboleggiata proprio dal fungo.

Ma soprattutto, come non citare la cultura greca classica non certo ignara della conoscenza e dell’uso divegetali psicoattivi, come dimostrano le documentazioni letterarie e archeologiche.

Per la tradizione greca, il divino, il sacro, è un’esperienza straordinaria, ed è all’origine dello spirito religioso greco. È l’esperienza di un “altrove” che sconvolge la coscienza ordinaria.

Platone distingueva due generi di “delirio”: quello prodotto da “umana debolezza”, e quello prodotto da “divino estraniarsi dalle normali regole di condotta”; quest’ultimo è attribuito all’intervento di una divinità: l’ispirazione profetica ad Apollo, l’estasi mistica a Dioniso, il rapimento amoroso ad Afrodite e a Eros, l’ispirazione poetica alle Muse. I greci definivano questo stato di “eccezionalità psichica”: éntheos, “un dio dentro”, ad indicare il contatto diretto con la divinità. I Grandi Misteri Eleusi non erano nient’altro che questo: riti collettivi in cui si usava il kykeon (ciceone), bevanda sacramentale che procurava visioni celestiali.

Allo stesso tempo, vegetali enteogenici e bevande inebrianti erano associati ai significati simbolici dei percorsi iniziatici delle scuole misteriche. Nella tradizione classica, il dio dell’ebbrezza per eccellenza èDioniso, il dio di una vita “altra”, la divinità che procurava una “uscita da se”: la “follia mistica”. Dionisio è identificato come il dio della vite e dell’ebbrezza alcolica, ma sappiamo che l’alcool non provoca un’esperienza estatica, l’alcool è un depressivo del sistema nervoso centrale, non da allucinazioni, perciò, dal momento che l’estasi dionisiaca è invece caratterizzata da eccitazione esasperata, grande vigore fisico, stati allucinatori e identificazione mistica con la divinità, sembra più veritiera la recente teoria che vede ilculto di Dioniso, quello più arcaico, come un culto estatico caratterizzato dall’utilizzo di funghi psicotropi, nella fattispecie dell’agarico muscario. Diversi autori hanno voluto vedere nelle bevande fermentate -a base d’orzo o di altri cereali- gli agenti psicoattivi dionisiaci precedenti il vino d’uva. Per Jacque Brosse, nel contesto dionisiaco «il vino non sarebbe che il punto di arrivo di una serie [di inebrianti], che parte dal nettare divino passando attraverso la sacra pozione delle Baccanti». In effetti, l’Amanita muscaria cresce in relazione simbiotica principalmente con la betulla, un fiore sempre presente anche con Dionisio. L’impiego del vino nelle cerimonie religiose cristiane è un lontano ricordo di questi riti più antichi…

Non solo, Dionisio sembra provenire da ataviche tradizioni indoeuropee come evidenzia la radice del suo nome, infatti, la prima sillaba del nome è la radice designante la `divinità in genere´ nella lingua ariana: “dio” proviene dalla radice indoeuropea “dei”, “di”, indicante l’ “Essere Supremo”: l’ “impersonale” elemento di Luce -come si ritrova in molti nomi composti quali Dyauspita (sanscrito), Zeus (greco), Diupiter o Jupiter(latino). “Splendente” e “luce” sono anche attributi indistinti di tutti gli esseri divini, come nel sanscrito deva, nell’antico iranico daeva, nel latino deus, nell’antico irlandese dia, nel lituano dievas, ecc…

Un mito di 5000 anni fa, apparso più di 3000 anni prima del cristianesimo, raccontava la storia della Madre Terra che chiedeva al sole di Dio di portare l’acqua dal mare per innaffiare i grappoli d’uva, affinché si potesse fare del buon vino, da qui prese forma il culto dionisiaco, e da cui proseguirono anche le primitivetribù ebraiche chiamando questo mito: “la cerimonia di nozze di Canaan”.

Secondo gli ultimi studi e scoperte degli esperti il nostro Gesù Cristo sembrerebbe discendere infatti dalla mitologia di Horus, Krishna o Dionisio… tutti questi dèi nacquero da una vergine il 25 Dicembre, morirono e resuscitarono, compirono miracoli e furono chiamati il “Salvatore”, proprio come il “nostro” Gesù. Perciò se andiamo a scavare nella mitologia originaria, troviamo anche che la rappresentazione del serpente attorcigliato all’Albero della Vita che invita Eva a cibarsi del frutto proibito, è stato in principio illustrato proprio come un albero-fungo. Numerose sono le raffigurazioni che lo documentano e quella più conosciuta, ma non l’unica, è il famoso albero-fungo (amanita muscaria) della cappella di Plaincourault in Francia, riportata nel libro esauritissimo da anni “Il Fungo Sacro e la Croce” di John Allegro.

In conclusione, la nostra civiltà, compresa quella occidentale –figlia della cultura greca- è nata dalle visioni, dalle alterazioni di coscienza e dai profondi stati emozionali procurati dall’uso di piante psicotropee di altre sostanze enteogeniche. Di queste sostanze ne è composto il nostro cervello… essenze che sembrano essere il legame, il ponte e l’arcobaleno che ci unisce con la Sostanza Assoluta e divina.

Forse è sempre per questo, allora, che il Cattolicesimo (insieme alle altre religioni istituzionali) si è benguardata dal voler elargire sostanze psicoattive alla massa di fedeli che riempiono una chiesa, immaginate che situazione “allucinante” si sarebbe potuta creare! Soprattutto avrebbe potuto prender vita un certo slancio libertino… una situazione in cui molti, inebriati di emozioni, avrebbero guardato con i propri occhi e sentito con la propria coscienza la divinità… una cosa alquanto scomoda per la Chiesa… non pensate?
La Crepa nel muro: Dio in un fungo allucinogeno?

22 gennaio 2013

Le mummie all'arrembaggio. Ma accanto a Beppe Grillo c'è un ragazzo che se la ride.





di Sergio Di Cori Modigliani


“Ci vuole molto, ma veramente molto molto tempo prima di riuscire a diventare giovani”.

                                                                                                                                   Pablo Picasso

 

 

Certamente la bella citazione di Picasso (avvalorata dal fatto che l’ha pronunciata a 84 anni, quando ha iniziato la sua produzione di disegni erotici)  non può in alcun caso aderire alla definizione dell’attuale classe politica italiana.

Nell’essere testimoni del suo inevitabile declino verso un tramonto annunciato, ogni giorno, a turno, ineluttabilmente, e in maniera davvero impietosa, queste vecchie cariatidi ammuffite imperversano alla tivvù, sulla stampa mainstream, dilagando adesso anche in rete dove valenti titolari di siti on line, bloggers e disperati dell’ultima ora, raccattano qualche briciola d’euro per dire e sostenere falsi, raccontare e pubblicare menzogne, firmando con il loro consueto atteggiamento la cifra anagrafica della nazione Italia: un paese passato dalla dittatura fascista allo sfascismo democristiano, dall’autoritarismo craxiano alla buracritura comunista, per approdare infine alla gerontocrazia istituzionale, con nonno Berlusconi al comando del cabaret elettorale.

 

Sempre in bilico tra la tragedia e un burlesque da remota provincia dell’impero, le mummie riescono a vampirizzare chicchessia, facendo invecchiare anzitempo anche la gente più impensabile, che dopo due comizi avvizzisce e diventa esangue senza rendersene conto.

 

Davvero triste assistere allo spettacolo offerto da Lilly Gruberberg che officiava un paio di sere fa il circo Barnum del minuetto elettorale: Ingroia e La Russa, promossi entrambi a coraggiosi arrampicatori di una impervia montagna fatta di specchi scivolosi. Pur mantenendo alto e inossidabile il senso della mia stima e rispetto per il lavoro svolto dal dott. Ingroia in quanto magistrato, c’è da rimanere sgomenti nel vedere quanto poco tempo gli sia stato sufficiente per trasformarlo in un ennesimo clone intercambiabile, occupandosi di politica secondo un modello talmente arcaico, obsoleto e lontano da ciò che la gente vorrebbe ascoltare, da lasciare davvero sgomenti. Guida una compagine politica che sostiene di volere “la rivoluzione civile” e si avvale della collaborazione di avanzi nostalgici di un passato comunista ed ex candidati che da cinque anni scalpitano per rientrare in parlamento, dato che finora non avevano trovato nessuno che li candidasse. Ho comunque fiducia nella stoffa di Ingroia, spero di essere smentito. Intanto già mi piace come sta reagendo alla richiesta di “patto di desistenza” arrivata dal PD

Viviamo in un paese ammalato di Alzheimer sociale e il prode Oscar Giannino ci ha pure raccontato che sia il PDL che Monti che il PD sono andati da lui con identica proposta: “ti diamo la tua elezione garantita più altri quattro deputati amici tuoi se ritiri la tua lista” e il Berlusconi del rinnovamento candida Cosentino, Papa, Milanese, Dell’Utri, Farina e compagnia bella.

 

Questo tanto per rinfrescare la memoria.

 

In questa palestra degli orrori e degli errori c’è anche qualche giovanotto.

 

Un ragazzo terribile, spensierato adolescente, e come tale poco incline ai giochi di bottega -per via dell’età si intende- il quale scalpita, si dà da fare, promuove il suo politico prediletto  sostenendolo e si diverte, anche perché non è candidato: non gli interessa.

 

Non è una novità, perché la sua scelta era già nota da parecchio tempo.

 

Eppure, la notizia c’è.

 

Si tratta di Dario Fo, il nostro premio Nobel per la letteratura, uno che va verso i 90, e che davvero può permettersi il lusso di poter dire ai quattro venti, come suggerito da Picasso “io ce l’ho fatta a diventare finalmente giovane”.

 

L’Espresso ci racconta che Dario Fo sta scrivendo un libro con Grillo e Casaleggio. Così scrive il settimanale “... Un libro con Grillo? Casaleggio? Che testo è, un dibattito, uno scambio di lettere? «Un libro. Ci stiamo lavorando. Lo pubblica Chiarelettere». E chi ha avuto l'idea? «Sono venuti loro a offrirmelo. Poi per due interi giorni abbiamo imbastito qui da me un dialogo a tre sull'abbandono della cultura in Italia, il misconoscimento della storia, il travisamento dell'economia, Monti e il gioco delle banche e delle tasse, i media e il modo in cui fanno di tutto per stroncare il loro movimento...». 
Lui e Grillo si conoscono da quarant'anni, «ha una forza incredibile, una grande voglia di apprendere, è uno che si documenta, difficilmente lo prendi in castagna. Abbiamo fatto spettacoli insieme, cinque anni fa, in piazza a sostenere un movimento, una battaglia, come a Forlì dove volevano distruggere una valle col pretesto di produrre energia, centomila persone erano lì a vederci». E Casaleggio? «Lui l'ho conosciuto adesso. Bella testa. Colto. Preparato. E nell'organizzazione, nell'inventare meccanismi di mercato è una macchina da guerra». 
Sì, i due gli piacciono davvero. Dario Fo s'immagina un centinaio di 5 Stelle che entrano in Parlamento e mandano tutto all'aria. Nega che siano senza un programma, e comunque «quando scopri che nelle liste Pd ci sono trenta o quaranta figuri degni di galera ti chiedi: ma è tale ormai il distacco dei vertici dalla loro base che nessuno li avverte?». Difende Grillo anche sui dissidenti, Scelsi & Co. cacciati a calci nel sedere da un movimento che si vuole iperdemocratico: «Ma è un tormentone caricato in modo grottesco dai giornali! Se una viene pregata di non mettersi di mezzo in tv perché non ne ha né la facoltà né l'esperienza e ci va lo stesso allo sbaraglio, in qualunque organizzazione chi ha la responsabilità della gestione ha il diritto di espellerla
».

 

In un paese normale, in piena campagna elettorale, questa sarebbe stata una importante notizia in campo politico-mediatico. Grillo e Casaleggio insieme al nostro premio Nobel, tra i rari esempi di intellettuale italiano dall’impeccabile biografia.

 

E invece nulla.

 

Non ne parlano, né in rete si trovano opinioni e confronti su questo curioso terzetto. Neppure sui social networks, dove di solito ci si sbrana a colpi di striscette per un nonnulla.

 

Intendiamoci, sono ragazzi, quindi è comprensibile che i vecchi marpioni non vogliano perdere tempo con i giovanotti che ignorano la realtà dei veri teatri per adulti.

 

Comunque, in un momento come questo, il fatto che il più autorevole rappresentante della cultura italiana, riconosciuto e riverito in tutto il mondo, scelga di scrivere un libro insieme al duo più chiacchierato, avrebbe meritato una enorme attenzione. Dario Fo non è certo persona che ha bisogno di audience, ne ha avuta sempre, tutta quella che voleva e, avendo corollato la sua ambizione con il prestigio di un Nobel, non lo si può certo accusare di star cercando una scorciatoia per mettersi in mostra. L’articolo su L’Espresso descrive  la coppia Fo-Rame, questi due “vecchietti” che a casa loro si divertono a vivere, a creare, a inventare il loro futuro, con un tono tra il nostalgico e il salottiero da bon ton gossip. Non sia mai si parlasse di politica.

 

Viene comunque fuori l’immagine di una coppia giovane, che pensa al futuro, che lo progetta, lo elabora, lo sogna, lo costruisce e, da bravi intellettuali –essendo quella la loro funzione- ci mostrano la strada da percorrere, a noi esuli in patria in cerca di bussola, di punto di riferimento, di sostegno.

 

Nessuno ne parla. Nessuno divulga questo evento che, a mio avviso, è l’unica novità in campo editoriale e intellettuale verificatasi in Italia negli ultimi dieci anni.

 

Lo trovo sconcertante.

 

Ma non mi stupisce, né tantomeno mi sorprende.

 

In compenso abbiamo la Littizzetto che parla e scrive e si veste come una ragazzina, ma è già mummificata, sembra la vecchia zia democristiana di Franca Rame.

 

Questo è ciò che passa il convento oggi.

 

Ecco perché mi insospettisce sempre la demagogia del razzismo anagrafico e la continua tiritera sul “largo ai giovani”.

 

Non è l’età che conta, ma la visione esistenziale.

 

E le mummie, potete starne certi, poichè rappresentano un’idea del potere, della società, del mondo che è già defunta e battuta dalla Storia, se ne guardano bene dal consentire che si parli dei “giovanotti doc”, delle nostre eccellenze, dei cittadini pensanti che, proprio in virtù di una lunga esperienza, la sanno lunga su ciò che sta accadendo, e soprattutto su ciò che ci stanno preparando nelle solite cucine di sempre.

 

Volevo soltanto ricordare al pubblico che c’è un giovanotto dotato che ci sta mostrando una certa via possibile da seguire.

 

Noblesse oblige.

 

Informatevi.

 

Ne vale davvero la pena, e non c’è neppure bisogno di affidarsi alla consueta dietrologia.

 

Dietro non c’è nulla.

 

I veri giovani sono sempre come appaiono.

 

Perché non ce l’hanno un dietro e un passato, ma soltanto un davanti e un futuro.

 

Questa è la vita nel post-Maya.

 

Il più anziano tra gli intellettuali e artisti italiani è in realtà il più giovane, ottimista e fiducioso sostenitore dell’idea che c’è un futuro possibile per tutti noi.

Dipende da come si guarda il mondo e dalle scelte che si fanno.

 

E siccome lo suggerisce un meritatissimo premio Nobel, c’è proprio da pensarci su.

 

Vale molto di più di qualunque tipo di sondaggio e di statistiche.

 

Libero Pensiero: la casa degli italiani esuli in patria: Le mummie all'arrembaggio. Ma accanto a Beppe Gril...

21 gennaio 2013

TROPPA IGIENE TI FA AMMALARE


L’ IGIENE MANIACALE DEI NOSTRI TEMPI
Neonati che vivono in ambienti asettici, sterilizzazione maniacale di biberon e tettarelle, bambini che non giocano più all’aria aperta e che hanno scarsi o nulli contatti ravvicinati con la terra, le piante e gli animali. Uso eccessivo ed inopportuno di antibiotici, detergenti antibatterici, detersivi e disinfettanti.  Beviamo acqua disinfettata, assumiamo alimenti pastorizzati, sterilizzati, conservati.
Se da un lato le basilari norme di igiene dettate dal buon senso si rivelano utili alla salvaguardia della salute, l’igiene eccessiva dei nostri tempi rischia di diventare più pericolosa degli stessi batteri che temiamo tanto e che vorremmo combattere.
Perché l’ eccessivo ricorso alle pratiche igieniche è dannoso per salute?
Perché la natura ci ha dotato di un sistema di difesa, il sistema immunitario, che è programmato per distruggere gli invasori (batteri, funghi, virus, parassiti, ecc.) e funziona grazie all’esistenza di delicati equilibri. Il sistema immunitario è un sistema dinamico, dotato di memoria e capacità di distinguere quelli che sono gli invasori (“non self”) da quello che invece è innocuo e ci appartiene (“self”).  Durante tutto l’arco della vita e soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza, il sistema immunitario impara a riconoscere i “nemici” (antigeni) e risponde con la produzione di anticorpi o particolari cellule specifiche in grado di difenderci.  Affinché il sistema si sviluppi in modo armonico ed efficiente è necessario però un adeguato contatto con gli “invasori”.
Cosa accade al sistema immunitario quando esageriamo con l’igiene e quali sono le conseguenze sulla nostra salute?
1-  Riducendo drasticamente il contatto dell’organismo con i batteri ed altri “nemici” naturali ma anche con agenti innocui (quali ad esempio pollini, polvere, pelo e/o saliva di animali, ecc.), ostacoliamo l’”addestramento” del nostro sistema di difesa a riconoscere gli agenti responsabili delle malattie e a distinguerli da quelli che invece sono inoffensivi.
2-  Essendo il sistema immunitario  programmato ad incontrare, riconoscere ed eventualmente distruggere una grande quantità di agenti estranei , nel caso in cui tale possibilità sia preclusa o fortemente limitata da un’ eccessiva igiene, il sistema immunitario tende a compensare lo squilibrio dirigendo la sua naturale aggressività nei confronti degli agenti più disparati, anche se normalmente innocui per un organismo sano (pollini, pelo, animali, piante, alimenti, ecc.).  Ed ecco le allergie, malattie non a caso sempre più frequenti nell’ambito delle società industrializzate moderne.
3- Esistono degli studi scientifici che dimostrano che i bambini che sono stati infestati almeno una volta da elminti intestinali (vermi), hanno una più bassa probabilità di sviluppare da adulti una malattia allergica; esiste anche l’ipotesi che lo stesso valga per le malattie autoimmuni.  Altri studi dimostrano come l’incidenza e la prevalenza delle malattie allergiche siano bassissime nelle persone esposte al contatto abituale con animali, soprattutto se fin dalla tenera età.
4- Un’ eccessiva igiene personale altera la naturale barriera idrolipidica della nostra cute e distrugge la flora batterica utile con il risultato di esporci maggiormente ad infezioni, dermatiti, allergie.
5- L’esagerata igiene della casa e l’uso abituale di disinfettanti e antibatterici crea dei fenomeni di “resistenza” nei batteri, che diventano sempre più aggressivi ed è perciò necessario immettere sul mercato sempre nuovi prodotti, innescando una catena senza fine a danno della nostra salute e dell’ambiente.

Conclusioni
Non lasciamoci prendere dal furore igienista ma affidiamoci ad un sano buon senso. Anche se non disinfettiamo la casa e non sterilizziamo a tutti i costi gli accessori del neonato, anche se dividiamo il letto con Micio e nostro figlio da un bacio a Fido, ciò non costituisce un pericolo per la salute, anzi, è utile a lungo termine a preservarla.
Altra Realtà: TROPPA IGIENE TI FA AMMALARE

19 gennaio 2013

Diventare Magnetici


Un esercizio decisamente efficace nel creare magnetismo è questo:
si tratta di resistere a ogni desiderio di approvazione. Tutte le volte che vorremmo dire o fare qualcosa che potrebbe metterci in buona luce con amici, parenti, conoscenti o sconosciuti, dobbiamo trattenerci. Dobbiamo astenerci dal soddisfare il nostro desiderio di sentirci intelligenti, bravi, svegli, capaci… agli occhi degli altri. Se si presenta l’occasione di dire una frase che ci farà apparire come intelligenti, colti, svegli, informati o spiritualmente profondi… agli occhi dei circostanti, noi non la diremo e tratterremo al nostro interno questo impellente desiderio della personalità.
Talvolta il desiderio può essere anche molto forte, irresistibile, ma questo significa che la Forza a nostra disposizione è davvero enorme, quindi un motivo in più per non sprecarla disperdendola all’esterno. Questa Forza trattenuta all’interno cresce, si accumula e ci trasforma, perché contribuisce a fabbricare alchemicamente i nostri corpi sottili, e a donarci un grande potere attrattivo.
Tutte le volte che non cediamo al desiderio di essere approvati, di apparire originali, furbi o spiritosi di fronte agli altri, allora staremo accumulando un’indicibile Forza dentro di noi. Ciò che non viene espulso diventa come una calamita che attira l’attenzione dall’esterno. Anche trattenere un segreto o una notizia originale che conosciamo solo noi raggiunge lo stesso scopo. Più ci costa fatica non parlarne per far vedere quanto siamo informati, più Forza stiamo immagazzinando al nostro interno. Questa Forza viene utilizzata per fabbricare i corpi sottili. Cedere al desiderio di consenso ci “scarica” e ci indebolisce, mentre resistere a questo desiderio ci “carica”, ci rafforza e ci rende persone molto particolari, in quanto tutti gli altri non vedono l’ora di mostrare ciò di cui sono capaci per mendicare un po’ di approvazione dall’esterno. Paradossalmente, più vogliamo metterci in mostra per essere accettati e ricevere l’approvazione della nostra compagnia di amici, della nostra famiglia, dei colleghi di lavoro o di una persona che vorremo conquistare… meno ci riusciamo, perché proprio attraverso questo tentativo di essere accettati perdiamo magnetismo. Al contrario, resistere all’impulso di voler essere accettati e considerati intelligenti dall’ambiente, fa sì che guadagniamo in magnetismo personale. Fate buon uso di questo potente esercizio.
http://risvegliati.altervista.org/diventare-magnetici/

18 gennaio 2013

Persone che non si toccano


 Voglio riportare alcune righe scritte da Shere Hite a proposito di "Donne che non si toccano" anche se credo che sia un ragionamento applicabile a tutti i tipi di relazioni con il desiderio che ci toccheremo di più lasciando fluire i nostri desideri ...

Esistono molte manifestazioni verbali tra le donne, come telefonarsi con regolarità e anche visive, per esempio guardarsi negli occhi. Ma uno dei problemi maggiori nelle amicizie femminili è la mancanza di affetto a livello fisico. Le donne apprezzano le tante meravigliose manifestazioni affettive da parte delle amiche; tuttavia la fisicità è proibita, a eccezione dei baci o degli abbracci di saluto, perciò nella maggior parte dei casi questa espressioni affettive si limitano esclusivamente al livello verbale. Nelle mie ricerche, tra tutte le donne intervistate ho trovato solo rari esempi di persone che esprimevano il loro affetto fisico al di là dei baci di saluto. Per esempio, pochissime guardavano la televisione abbracciate, per quanto l'argomento fosse emerso nel primo rapporto Hite sulla sessualità femminile. Perchè l'intimità fisica nella nostra società deve essere tutto o niente, vero sesso o nessun contatto fisico? Si tratta di un'area ancora rigorosamente tabù per le donne, anche più del lesbismo.

STARE VICINE
Nella nostra cultura c'è fame d'amore; nelle amicizie le manifestazioni fisiche di affetto sono diminuite nel xx secolo rispetto al precedente,specialmente tra donne, ma anche tra uomini. Tutti hanno bisogno di affetto fisico, di non dormire sempre da soli. Ora che nelle nazioni più importanti metà della popolazione vive da single, in che modo ci si può procurare affetto? Così com'è strutturata attualmente,la società permette la condivisione di un'affettività fisica prolungata solo con un compagno o con il consorte. Come mai la nostra fisicità è stata talmente soffocata che chiunque tocchiamo per più di un minuto è considerato un amante? Come mai l'unico modo per ricevere calore fisico,e non per un solo istante, è quello di avere rapporti sessuali? Uno dei maggiori problemi insito nella nostra cultura è la negazione del valore e della "bontà" insite nella vita del corpo. La maggior parte delle donne sente che non è giusto coccolarsi abbracciate per un paio d'ore con un'amica a cui si vuole bene e che si conosce magari da anni,guardando la televisione oppure facendo un sonnellino. Perchè? Ciò che al tempo della scuola è ancora possibile diventa sempre più inaccettabile a mano a mano che diventiamo adulte. Un contatto fisico e intenso e protratto nel tempo è proibito. La nostra definizione di sesso è in moltoi casi troppo rigida per soddisfare davvero la vita sensuale. "Perchè il sesso dovrebbe essere definito un amplesso che porta all'orgasmo?". E' questa la domanda che si pone il primo rapporto Hite. Il sesso convenzionale è un insieme di attività programmate e prevedibili,in cui ai preliminari fa seguito la penetrazione, quindi l'amplesso e che culmina nell'orgasmo maschile:insomma lo scenario della riproduzione. E' ciò che si vede in quasi tutti i film commerciali che hanno scene di sesso e anche nei video erotici; le donne riferiscono che è questa l'organizzazione di base che la maggior parte degli uomini si aspetta in un rapporto sessuale,preliminari di vario genere a cui fa seguito, come "condizione necessaria e sufficiente", l'orgasmo in vagina. Ma quanti uomini lamentano il timore di non avere l'erezione? Sarebbe più gratificante per tutti, donne e uomini, se il sesso non venisse definito e diventasse un vocabolario personale dei modi in cui gli individui, seguendo le proprie emozioni, si esprimono reciprocamente con un ampia gamma di sfumature,e che solo a volte porta, attraverso varie modalità,alla penetrazione e all'amplesso.

BACI, ABBRACCI E TENERE PAROLE
Le lettere e i diari dellìepoca vittoriana dimostrano che le donne,sia a voce sia per iscritto,si esprimevano in maniera molto più intima di quanto non avvenga oggi,usando frasi come:"Mia carissima..." "Quando sono con te il mio cuore canta..." Oppure ricordando i momenti trascorsi insieme: "Il tuo calore era ovunque...". Erano frasi molto diffuse e si ritrovano un pò ovunque nei documenti scritti dalle donne del XIX secolo. Inoltre era abbastanza comune camminare in pubblico abbracciate o mano nella mano, senza che fosse considerata una stranezza o qualcosa di insolito, ma solo un segno di amicizia. Oggi questa eredità permane nel bacio sulle guancie che alle donne, ma meno agli uomini, è consentito scambiarsi come abitudine quando si incontrano e si congedano, tenendosi comunque a una distanza tale da impedire alle parti del corpo che si trovano sotto il collo di toccarsi.

ESPRIMERE AMORE
Non c'è nulla di sbagliato nell'usare verso un'amica espressioni come "tesoro","ti voglio tanto bene", normalmente destinate a un compagno,se ciò rivela i nostri sentimenti; dovrebbe essere possibile esprimere calore fisico e intimità senza che ogni gesto con intensità o valenza erotica venga inteso come un preliminare al sesso. Esistono diversi modi, ancora oggi piuttosto inesplorati, attraverso cui scambiarsi il calore di un contatto fisico. Per esempio può essere molto erotico e appagante il fatto stesso di guardarsi intensamente, oppure di premere i corpi l'uno contro l'altro a lungo, in piedi o sdraiati, forse uno dei bisogni e dei piaceri più importanti dell'essere umano. E nonostante questo, l'unico modo per ricevere un contatto pieno e gratificante che duri più di un minuto avviene attraverso il sesso. Perchè? Anche queste molteplici maniere di toccarsi e stare vicine possono diventare parte dei nostri nuovi progettti di vita.
Cambiare il mondo senza prendere il Potere: Persone che non si toccano

17 gennaio 2013

LA GINNASTICA INTIMA PER I DISTURBI FEMMINILI



Vi è mai capitato di dire frasi quali: “Questa pancia che viene fuori... nonostante la dieta e la ginnastica non si appiattisce”; “Avverto una pesantezza pelvica: è come se nel basso ventre ci fosse un peso”; “Durante i rapporti sessuali non riesco a provare molto piacere. È come se mi sentissi dilatata.
L’orgasmo è debole o assente”; “Quando tossisco, rido o corro mi succede di avere delle perdite di urina. Strano, perché non sono anziana”; “Il mio bacino è bloccato. Quando mi muovo, quando cammino è rigido. E mi fa sentire poco femminile”. Se la risposta è sì, significa che la vostra area pelvica – quella che di solito chiamiamo bacino – è indebolita. La pelvi è il “centro” del nostro corpo. Se questa parte è debole anche il corpo intero è debole.
Come mai? Perché è proprio in questa zona centrale che si trovano organi preziosi, direttamente collegati alla salute e al benessere della donna. Una debolezza pelvica è fonte di numerosi disturbi: addome prominente, atonia vaginale, disturbi mestruali e ginecologici, incontinenza urinaria fino ai prolassi pelvici. Anche la sessualità ne risente: raggiungere il piacere è molto più difficile.
La debolezza spesso riguarda la muscolatura di questa zona, detta pavimento pelvico. Non si può vedere ma possiamo sentirlo quando saliamo in bicicletta: è la parte del bacino che appoggia sulla sella. Una complessa struttura i cui muscoli, intrecciati insieme, formano la parte inferiore del bacino: un vero e proprio “pavimento” ma dalla forma concava. Nonostante il pavimento pelvico svolga funzioni di grande importanza per il nostro corpo, non si può dire che sia molto conosciuto. È una struttura muscolare davvero importante per il nostro benessere. Che si può stimolare con la ginnastica intima.
Che cos’è la ginnastica intima e che disturbi cura?
La ginnastica intima è una ginnastica che si indirizza alle parti nascoste del bacino, non visibili ma percepibili da ogni donna. È un insieme di tecniche piacevoli e rilassanti, e anche divertenti che richiedono poco tempo. Alcune pratiche, dette “invisibili”, si possono addirittura eseguire mentre stiamo facendo altro e ovunque siamo. I benefici sono davvero tanti; vediamone alcuni.
Ridurre la pancia. “Ho provato qualsiasi tipo di ginnastica ma la mia pancia non si riduce. Non servono né dieta, né esercizi per gli addominali”. Sono frasi che si sentono dire da molte donne. Per quanto si impegnino per far andare via la pancia, non c’è niente da fare: resta lì. Qual è la causa di questa pancia che non se ne va? Una causa importante, spesso trascurata, è proprio una muscolatura pelvica debole. È interessante infatti sapere che la “pancetta” non sempre è determinata dal sovrappeso o da una lassità dei muscoli addominali o lombari. L’addome può sporgere antiesteticamente verso l’esterno anche per una causa poco conosciuta: la mancanza di tonicità dei muscoli pelvici. Ecco perché spesso la pancia rifiuta di appiattirsi, anche nella donna magra, nonostante la ginnastica addominale.
Combattere la sindrome premestruale. Ogni mese, molte donne soffrono di sindrome premestruale. La ginnastica intima può aiutare molto. Il suo effetto positivo è dovuto a un miglioramento dell’irrorazione della zona pelvica: ciò permette di ridurre e alleviare la congestione presente in questa parte del corpo. Se si praticano con costanza gli esercizi, il flusso sanguigno scorre più liberamente e la congestione del bacino viene alleviata.
Combattere i dolori mestruali. La ginnastica intima è utile anche in caso di dismenorrea, cioè mestruazioni dolorose. Gli esercizi infatti migliorano il flusso circolatorio a livello pelvico e decongestionano la zona.
Migliorare i disagi della menopausa. In questa fase della vita la ginnastica intima non è solo utile ma necessaria. Perché può prevenire e alleviare numerosi disturbi. Innanzitutto rafforza gli organi del bacino che in questa fase della vita possono indebolirsi. Inoltre diverse donne hanno notato una diminuzione delle vampate praticando gli esercizi pelvici. Eseguendoli con costanza – questi esercizi facilitano l’afflusso di sangue all’area del bacino – il calore è richiamato verso il basso: si decongestiona così la zona del viso, del collo e del torace, cioè le aree più colpite dalle vampate.
Contrastare la secchezza vaginale. Le donne che praticano ginnastica intima regolarmente sono meno soggette alla sintomatologia tipica dell’atrofia vaginale. E percepiscono molto meno la secchezza delle mucose, l’irritazione e il senso di fastidio nella vagina.
Combattere le infezioni vaginali. Questi esercizi sono molto indicati in caso di infezioni vaginali persistenti – per esempio la candida che dura per lunghi periodi – perché arricchiscono le cellule dei tessuti interni con sangue in cui è contenuta un’alta percentuale di ossigeno che stimola le funzioni immunitarie.
Combattere l’incontinenza urinaria. Questo disturbo, spesso vissuto in silenzio, riguarda diverse donne. La ginnastica può aiutare molto, perché crea una buona base di appoggio per gli organi interni: i muscoli tonificati proteggono meglio l’uretra nei momenti di pressione.
Aumentare il piacere sessuale. Un netto miglioramento della vita sessuale è uno dei benefici effetti più spesso citati dalle donne che praticano gli esercizi di ginnastica intima. Per molte è però un fatto nuovo. Non si pensa che le sensazioni di eccitazione e piacere, e la possibilità di avere orgasmi appaganti, siano correlate anche alla nostra capacità di percepire la pelvi e di saper muovere i suoi muscoli. Ma un piacere diffuso e orgasmi più intensi sono dati anche da una muscolatura pelvica forte e riattivata: i muscoli vaginali tonici sono tra i maggiori responsabili dell’intensità delle sensazioni provate mentre si fa l’amore.

La Perla - Esercizio

Descrizione: Con l’esercizio della perla si contrae il pavimento pelvico immaginando di trattenere in vagina una perla. 
Esecuzione: Si contraggono tutti i muscoli pelvici contemporaneamente, con una certa gradualità, fino ad avvertire che la vagina si chiude completamente. 
Visualizzazione: Si visualizza una piccola perla all’interno del canale vaginale. Quando i muscoli pelvici si contraggono la perla viene trattenuta, quando si rilassano la perla scivola verso l’esterno. 
Durata: Si mantiene ogni contrazione per circa 1 secondo.
Simona Oberhammer
È naturopata e ricercatrice. Ha anche ideato Olofem, un programma di crescita personale al femminile. Organizza corsi e incontri per le donne.
Re Interiore: LA GINNASTICA INTIMA PER I DISTURBI FEMMINILI: